Non abbandonarci alla tentazione

21 novembre 2018 In Edicola

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48 CoverCari lettori, abbiamo deciso di dedicare la copertina a una grande novità, una variazione nel testo del “Padre Nostro”, la preghiera più famosa e amata. Ci sono cose che riteniamo immutabili e le preghiere sono una di queste. Tanto che quando preghiamo le parole ci escono quasi da sole, perché le abbiamo imparate da bambini e quindi non le dimenticheremo mai più. Ma adesso dovremo abituarci a una nuova frase: non dovremo più dire «e non ci indurre in tentazione», ma «non abbandonarci alla tentazione». Direte: c’era proprio bisogno di questo cambiamento? E perché è stato fatto? Francesco ci ha spiegato bene il significato di questa “rivoluzione”: Dio non può indurci in tentazione, non può spingerci verso qualcosa di male. Al contrario, ci protegge dalle tentazioni. Ecco perché quella frase cambia (e dovremo usarla dall’anno prossimo, quando questa variazione verrà ufficializzata). Tra l’altro, tutto nasce da una traduzione dal greco che da moltissimi anni viene contestata, perché il verbo “indurre” in quella lingua può avere tanti significati. Ecco come si è arrivati a questa storica decisione. I nostri bambini impareranno la “nuova” preghiera senza sapere com’era prima. Noi invece ci metteremo un po’ ad abituarci, magari fermandoci per ricordare le nuove parole. Una piccola variazione c’è anche nel «Gloria». Buona lettura

di Aldo Vitali

Il direttore de Il Mio Papa Aldo Vitali

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