Montevideo: la cucina italiana di Josè Bergoglio

28 Ottobre 2014 Mondo di Francesco

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Piazza Indipendenza a Montevideo, capitale dell’Uruguay (credits: Getty Images)

Piazza Indipendenza a Montevideo, capitale dell’Uruguay (credits: Getty Images)

Se dalla scelta del luogo s’indovina il carattere delle persone, si può ben dire che José abbia respirato in famiglia l’aria dello zio Jorge. José è il nipote argentino del Papa, cioè il figlio della sorella Maria Elena Bergoglio. E per aprire a Montevideo, capitale dell’Uruguay, il suo ristorante di cibo italiano, il giovanotto trentenne ha scelto il popolarissimo e lontanissimo quartiere di Sayago, dove nessun turista riuscirebbe ad arrivare. Al fianco del ristorante in ristrutturazione, che sorge al civico 4477 di via Millán, nessun negozio d’alta moda o pregiata gioielleria. L’unico lusso è contemplato da un piccolo e appena restaurato commissariato di polizia.

Il ristorante avrà un nome italiano
A pochi metri da “Pastorino”, come si chiama la vecchia pizzeria che José e alcuni suoi amici stanno rinnovando («Avrà un altro e nuovo nome italiano – assicurano – ma dev’essere ancora scelto e depositato»), ragazzi di liceo e signore dai capelli bianchi distribuiscono volantini elettorali. Tra pochi giorni si vota, il 26 ottobre, ed è partita la caccia agli indecisi.

Eppure, i tavoli dei partiti competitori (“Frente Amplio” al governo uscente di sinistra e alleati, “Blancos e Colorados” all’opposizione di centro-destra) sono uno a fianco dell’altro. Dalle rispettive postazioni militanti progressisti e conservatori si scambiano il mate, un’erba amara, infusa con acqua calda in un recipiente di zucca, di legno o di metallo. Il mate si beve come un tè caldo in segno di amicizia. Lo beve anche il Papa. Vuol dire condivisione, perché il mate è un rito individuale e collettivo: si passa di mano in mano e di bocca in bocca. Così insegnala tradizione.

La ricetta di nonna: torta al cioccolato
E allora in questo luogo dove la vita di tutti i giorni ruota attorno all’ospedale, alla stazione di polizia e al parcheggio, tutti sanno chi sarà quel prossimo e già famoso “nuovo inquilino”. Ma nessuno vuole sbandierarlo pubblicamente per discrezione, che è un’altra caratteristica del pudico popolo uruguaiano. Nessuno vuole pubblicizzare che fra pochi giorni il nipote di Jorge Mario Bergoglio, per tutti papa Francesco, sbarcherà da Buenos Aires con la sua cucina piemontese. è il sapore ereditato dalle nonne Rosa e Regina. Sarà – lui stesso l’ha anticipato – la bagna cauda uno dei piatti della novità.

Anche i dolci delle nonne sono rimasti nella memoria di casa. Torta di cioccolato in particolare. Ma, di nuovo, José dovrà sfidare la patria del dulce de leche, che è una crema a base di zucchero caramellato e latte, un po’ la nutella dell’Uruguay al gusto della caramella mou, per intenderci. «Ma la prima cosa che ho imparato a fare da mia madre non è stato il dolce, è stata la pizza», ha raccontato il nipote del Papa in una delle rare dichiarazioni rilasciate proprio a un’agenzia di stampa italiana.

Appassionato di calcio come lo zio PapaMa io non sono del San Lorenzo come lui, sono del River Plate», ha precisato), a Montevideo José dovrà presto scoprire che c’è anche un’altra religione, oltre a quella universale dello zio: la religione di chi tifa Peñarol (nome che viene da Pinerolo, riecco le radici italo-piemontesi) e di chi tifa Nacional.

Il “basso profilo” dei Bergoglio
L’attesa dei vicini per il nipote che viene da lontano è notevole anche se pacata e dissimulata. A Montevideo, insomma, non si montano la testa. E per questo piace l’arrivo, finora in punta di piedi, di José, il nipote che non ti aspetti. Con lui potrebbe essere della partita anche il fratello maggiore e architetto Jorge, forse destinato a un ruolo amministrativo. Anche la scelta del locale, e non solo del luogo, testimonia dell’approccio da “perfil bajo”, di basso profilo, da parte di un parente stretto, José, che non ostenta né esagera la sua obiettiva situazione di notorietà.

Sbirciando oltre il vetro dell’entrata, ancora coperto con carte di giornali, si vedono e si contano una dozzina di tavoli con quattro sedie a testa. Significa una cinquantina di persone quando sarà tutto pieno. Quasi una trattoria familiare per la gente della zona non certo un ristorante gigantesco e anonimo. E così il nipote del Papa, prima solleticato e poi convinto da una proposta di lavoro di una famiglia di amici uruguaiani, ora si appresta a portare un po’ di Italia fra Buenos Aires e Montevideo. C’è chi dice, o forse solo spera, che anche María Elena, la sorella del Pontefice, accompagni il figlio o i figli nell’avventura che comincia.

Ma quando José avrà inaugurato il ristorante, si calcola presto, arriverà anche il partitone, già in calendario, fra Peñarol e Nacional. Chissà che con la pizza, la bagna cauda e la torta alla cioccolata il nipote del Papa non riesca a mettere d’accordo, almeno a tavola, i tifosi delle due squadre: un miracolo italiano che neanche un buon mate sudamericano sarebbe in grado di fare, in via Millán.

di Federico Guiglia

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