Mondiali in Brasile, Papa Francesco alla nazionale: “Giocate in attacco!”

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Gigi Buffon, capitano della nazionale italiana, consegna al Papa un pallone autografato dagli Azzurri (credits: Getty Images)

Gigi Buffon, capitano della nazionale italiana, consegna al Papa un pallone autografato dagli Azzurri (credits: Getty Images)

Il calcio è competizione, voglia di vincere e di lottare. Ma non solo. Se interpretato in modo sano, può diventare gioia e sorriso. Anche quando c’è in palio il trofeo più prestigioso di tutti. Il 12 giugno in Brasile partirà ufficialmente la 20ª edizione dei Mondiali di calcio: alle dieci di sera i padroni di casa scenderanno in campo contro la Croazia.

E siamo certi che tra le decine di milioni di telespettatori davanti alla tv per seguire il torneo ci sarà anche papa Francesco, spettatore attento e super esperto di pallone. Perché lo sport e la fede hanno molte affinità e non è un caso che Francesco fin dall’inizio del suo pontificato vi abbia spesso fatto riferimento, «concedendosi » sempre con piacere alle visite degli sportivi di tutto il mondo (ha già una collezione impressionante di magliette ricevute come dono).

Italia-Argentina in suo onore
«Voi giocatori siete popolari: la gente vi segue molto, non solo quando siete in campo ma anche fuori. Questa è una responsabilità sociale! Mi spiego. Nel gioco, quando siete in campo, si trovano la bellezza, la gratuità e il cameratismo. Se a una partita manca questo perde forza, anche se la squadra vince. Non c’è posto per l’individualismo».

Queste furono le sue parole quando ad agosto del 2013 incontrò giocatori e dirigenti di Italia e Argentina prima dell’amichevole organizzata in suo onore. Bellezza, gratuità e cameratismo: tre concetti che rimandano allo sport più vero e genuino, quello dei dilettanti: «È vero che l’organizzazione internazionale professionalizza lo sport, ma questa dimensione professionale non deve mai lasciare da parte la vocazione iniziale di uno sportivo: essere amateur, “dilettante”. Ciò fa bene alla società, costruisce il bene comune».

Tuttavia non fu quella la prima occasione in cui il Papa ospitò delle squadre di calcio in Vaticano. Qualche settimana prima, infatti, accolse Roma e Lazio alla vigilia di una delicatissima finale di Coppa Italia. Un’udienza privata definita da qualcuno come «L’incontro della pace» perché chiacchierando con Francesco le tensioni tra le due società, acerrime rivali, si stemperarono. E tutto, poi, filò liscio.

«Giocate nella squadra di Gesù»
C’è il calcio e c’è il Brasile. Colorato e accogliente, un Paese che ama tantissimo il Papa, come dimostrato nel corso della Giornata Mondiale della Gioventù tenutasi lo scorso anno proprio in terra brasiliana. Proprio sul lungomare di Copacabana durante la veglia con i ragazzi, Francesco aveva tenuto un discorso intenso ed emozionante in cui ricorse a una metafora sul calcio: «Gesù ci chiede di seguirlo per tutta la vita, ci chiede di essere suoi discepoli, di “giocare nella sua squadra”. La maggior parte di voi ama lo sport. Qui in Brasile, come in altri Paesi, il calcio è passione nazionale. Ebbene, che cosa fa un giocatore quando è convocato a far parte di una squadra? Deve allenarsi, e allenarsi molto! Così è la nostra vita di discepoli del Signore».

Mettersi alla prova, sforzarsi e non mollare mai, per ottenere l’obiettivo più grande: «Gesù ci offre qualcosa di superiore della Coppa del Mondo! Ci offre la possibilità di una vita feconda, di una vita felice e ci offre anche un futuro con Lui che non avrà fine, nella vita eterna». E con una raccomandazione da non scordare: «Siate protagonisti. Giocate in attacco! Calciate in avanti, costruite un mondo migliore, un mondo di fratelli, di giustizia, di amore, di pace, di fraternità, di solidarietà. Giocate in attacco sempre!».

La rivalità sudamericana
Un messaggio che è piaciuto così tanto, che il canale sportivo argentino Tyc Sports ha deciso di estrapolarne alcuni frammenti per realizzare un simpatico spot in cui il Papa diventa interlocutore e quasi allenatore della Nazionale biancoceleste. E che si conclude con una frase emblematica: «Se un argentino ha fatto questo in Brasile, immaginate 23». In effetti la rivalità calcistica tra le due squadre sudamericane è accesissima. L’Argentina, nonostante a ogni edizione si presenti come una delle squadre da battere, è a digiuno di titoli dal 1986. Perciò una vittoria in casa del Brasile avrebbe un sapore leggendario.

I suoi giocatori preferiti
Le sorti argentine passano inevitabilmente dai piedi del fenomenale Lionel Messi, uno dei primi a regalare la propria maglietta autografata al Papa. Ma il piccolo (solo di statura) Leo non è il solo giocatore nel cuore di Francesco. Uno speciale tifo sarà di certo riservato a Ezequiel Lavezzi: l’ex attaccante del Napoli nel 2007 fu, infatti, protagonista nella vittoria dello scudetto con la maglia del San Lorenzo. Ossia la squadra che Bergoglio tifa fin da bambino (di cui ha fatto parte da giovane anche il difensore Pablo Zabaleta). Una sfida, in ogni caso, da vivere con serenità. Perché «Lo sport sia sempre uno strumento di scambio e di crescita. Mai di violenza e di odio» come scrisse il Papa in un suo famoso tweet proprio nel corso del suo viaggio in Brasile.

Campionato finito, San Lorenzo 11°
Dopo aver vinto il campionato che è terminato a dicembre, il San Lorenzo era uno dei favoriti anche in quello primaverile. Ma le cose non sono andate bene. La squadra preferita da papa Francesco ha chiuso all’undicesimo posto, lontanissima dalla testa della classifica occupata dai rivali del River Plate. Dopo una prima parte del campionato vicino alla vetta, il crollo è avvenuto soprattutto nelle ultime partite. Alla fine i rossoblu sono riusciti a racimolare soltanto 27 punti, dieci in meno del vincitore del torneo.

di Matteo Valsecchi

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