Mate, la bevande preferita di papa Bergoglio

14 Aprile 2014 Mondo di Francesco

tweet
Papa Francesco beve un sorso di mate (credits: Corbis Images)

Papa Francesco beve un sorso di mate (credits: Corbis Images)

 

Un piccolo gioco a cui papa Francesco non si sottrae mai. Fra le tantissime mani che si protendono verso di lui, in piazza San Pietro come lungo le strade che percorre nelle visite, spiccano sempre quelle di argentini che gli offrono “coppe” di mate. E Francesco, affezionatissimo alle tradizioni del suo Paese, non rinuncia a una “pausa mate”, suggellandola
con un sorriso.

In Sudamerica è detto “tè dei gesuiti”

Ma che cos’è il mate? È una bevanda dal sapore amarognolo, bevuta da una curiosa boccetta attraverso una cannuccia, ed è l’infuso più diffuso e amato in Sudamerica, e particolarmente in Argentina. Insomma, è come un espresso per noi italiani o un per gli inglesi. È la bevanda che fa compagnia, che fa focolare domestico, che riscalda per prima cosa il cuore. Perciò, quando a fine giugno la presidentessa argentina Cristina Kirchner ha spedito al Pontefice gli auguri per la festa dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, lui ha risposto con una battuta inequivocabile: “Sigo tomando el mate”, continuo a bere il mate, perché “è sempre più digestivo del tè e del caffè”.

Il mate è un’infusione in acqua calda di foglie di yerba mate (erba mate), un robusto sempreverde. La preparazione della materia prima è come quella del tè: le foglie vengono essiccate e sminuzzate, e quindi sono pronte all’uso. Uno dei più antichi e buffi nomignoli del mate avrà sicuramente fatto ridere più volte il gesuita Bergoglio. Si parla, infatti, di
de los jesuitas (tè dei gesuiti), perché fu proprio la Compagnia di Gesù a sviluppare in Sudamerica coltivazione e uso della pianta. I conquistadores spagnoli, visto quanto mate bevevano gli indigeni – soprattutto quelli del territorio oggi compreso fra ParaguayNord dell’Argentina – ne avevano infatti proibito l’uso nel 1616, bollandolo come “chiara trappola del demonio”. Gli indigeni, però, ne apprezzavano la sferzata d’energia (le foglie contengono caffeina, come il caffè), e si dice che proprio per questo, per farli lavorare con più lena, i gesuiti pensarono invece di puntare sul suo consumo.

Il nome mate viene dalla parola mati. Nell’antica lingua sudamericana quechua indica la panciuta zucca a fiasco, che
– seccata e svuotata – diventa il recipiente tipico per la bevanda. Oggi questo contenitore è detto porongo, ed è dal porongo che si beve con la cannuccia, la bombilla. Come dicevamo, il sapore è un po’ amaro, ma molto difficilmente un
sudamericano zucchera il mate, perciò è quasi obbligatorio resistere alla tentazione. È proprio doveroso, invece, consumarlo in compagnia, stando attenti che l’acqua – calda, non bollente – non finisca mai. È per questo che i devoti argentini non esitano a offrire mate al Santo Padre: perché è il segno dell’amicizia e il calore della comunità, e questo
compatriota, tanto impegnato e lontano dal suo Paese, si merita proprio un sorso di casa.

Cosa serve per prepararlo:

Yerba mate – Il tipo sin palo, senza picciolo, ha un gusto meno amaro e si trova in erboristeria o su internet.

Cannuccia – La bombilla, di metallo.

Contenitore – Il porongo (detto anche mate) è di zucca, legno o metallo, semplice o decorato. Prima dell’uso, va preparato per almeno una settimana con lunghe infusioni (da non bere).

Cebador – Chi cura il cebado, cioè la preparazione dell’infuso.

Come si prepara:

1 Mettete la yerba mate nel contenitore (per 3/4 del volume), tappatelo e agitate bene. Le foglie dovranno essere più
abbondanti da un lato del contenitore.

2 Versate l’acqua dalla parte con meno foglie, in due tempi: prima tiepida, poi calda. Non riempite fino all’orlo. Mettete
la cannuccia nella parte con l’acqua.

3 Dopo qualche minuto, bevete. In compagnia, dopo un sorso passate il contenitore, senza agitare l’infuso.

di Enrico Casarini

TAG

, , ,