Ma quanto si somigliano Papa Luciani e Papa Francesco?

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Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il giorno della sua elezione. Era il 27 agosto 1978. Credits: Getty Images

Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il giorno della sua elezione. Era il 27 agosto 1978. Credits: Getty Images

Ogni papa ha la sua storia, ognuno ha la sua umanità, il suo modo di sedere sul trono che fu di Pietro. Sembrerà inutile sottolinearlo, forse, ma qualche volta ci sono similitudini che balzano agli occhi con un’evidenza tale che sarebbe impossibile ignorarle. In questi giorni, per esempio, si parla molto di quanto si somiglino Francesco e Giovanni Paolo I.

La figura di papa Albino Luciani, protagonista di uno dei pontificati più brevi della storia della Chiesa (appena 33 giorni, dal 26 agosto al 28 settembre 1978), è tornata all’attenzione dei mezzi di comunicazione, perché ha fatto notizia apprendere che, tra le “prove” raccolte per la sua causa di beatificazione, ci sia anche la testimonianza scritta resa dal papa emerito Benedetto XVI: è la prima volta nella storia che un papa testimonia per la beatificazione di un altro papa.

E così certe somiglianze tra Luciani e Bergoglio che a molti erano subito parse chiare (tanto da portare qualcuno a intravedere fra i due una sorta di filo conduttore), sono tornate sulla bocca di tutti. Un filo che certamente unisce Giovanni Paolo I e Francesco passa per la parola “cambiamento”: entrambi hanno fatto del cambiamento un tratto distintivo del loro pontificato

Certo, il tempo a disposizione di papa Luciani è stato davvero poco. Ma è impossibile dimenticare che in quei 33 giorni ha impresso un nuovo corso alla storia della Chiesa e del Papato. Qualche esempio? Quando parlava in prima persona, è passato dal “noi” del plurale maiestatis al semplice “io”; ha abolito la sedia gestatoria (il trono mobile sul quale venivano trasportati i pontefici per essere visti meglio); ha parlato di sé ai fedeli, raccontando la sua timidezza e alcuni problemi di salute… Tutti cambiamenti che avevano lo scopo di avvicinare il papa ai fedeli, di eliminare quelle barriere che, 35 anni dopo, Francesco avrebbe demolito con le sue telefonate.  Al di là dei gesti, però, c’è qualcosa in più che accomuna Luciani e Bergoglio e che è riassumibile con un’altra semplice parola: “tenerezza”. «Non abbiate paura della tenerezza», ha detto Francesco nella messa di intronizzazione, il 19 marzo 2013. «Noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. È papà, più ancora è madre» aveva detto Giovanni Paolo I nell’Angelus del 10 settembre 1978, e, si sa, madre e tenerezza sono sinonimi. 

E proprio questa tenerezza li ha portati entrambi a parlare di chi, troppo spesso, non ha più voce: i poveri e gli sfruttati. Si sarebbe dovuta chiamare proprio I poveri e la povertà nel mondo, l’enciclica che – dicono – Luciani avrebbe voluto scrivere; ed è stato quel «Non dimenticarti dei poveri» che gli ha sussurrato l’amico cardinale brasiliano Claudio Hummes a suggerire a Bergoglio di scegliere per sé il nome di Francesco, il “poverello” di Assisi. 

Più che naturale, dunque, che Francesco segua con grande attenzione la causa di beatificazione di papa Luciani.

di Tiziana Lupi

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