“Combattiamo il bullismo” dice il Papa

28 Giugno 2019 Parole e pensieri

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Guerra al bullismo: è l’unica “guerra” autorizzata e anzi incoraggiata da papa Francesco, che infatti ha esortato con un inequivocabile «Dichiarate guerra al bullismo, perché sminuisce la dignità!» i partecipanti alla conferenza Stopcyberbullyingday – 24h Scholas Talks (“una giornata per fermare il cyberbullismo – 24 ore di dialogo organizzato da Scholas”). Si tratta di una grande conferenza online (alla quale, cioè, si può partecipare anche via internet) lunga 24 ore su bullismo e cyberbullismo (ovvero il bullismo nel quale la violenza viene esercitata via internet, con offese e “aggressioni” che non avvengono per strada o a scuola, ma sui social network), cui hanno partecipato 130 rappresentanti di 20 Paesi ed è stata organizzata a partire da venerdì 21 giugno da Scholas Occurrentes.

Solitamente papa Francesco interviene personalmente agli incontri di Scholas che si svolgono nella sede vaticana di palazzo San Calisto. Questa volta, però, si è “limitato” a un videomessaggio, vista la concomitanza dell’incontro con il suo viaggio a Napoli.

Se Francesco non c’era fisicamente, c’era però il suo pensiero ed era chiarissimo: «Il bullismo è un fenomeno di autocompensazione, di autovalorizzazione, che però si fa sminuendo l’altro per sentirsi più grande. E quando nei gruppi giovanili, a scuola, nei quartieri, ovunque, si verificano queste manifestazioni di aggressione, di bullismo, si vede la povertà dell’identità di chi aggredisce, di chi ha bisogno di aggredire per sentirsi persona».

Scherzando sull’impossibilità di trovare rimedi facili e preconfezionati («In farmacia non vendono rimedi contro il bullismo, i laboratori non hanno ancora trovato la formula»), Francesco ha offerto la sua soluzione: «L’unico modo è condividere, vivere insieme, dialogare, ascoltare l’altro, prendersi tempo per camminare insieme, prendersi tempo perché è il tempo che costruisce la relazione».

Per combattere il bullismo, insomma, è essenziale il dialogo: «Non abbiate paura di dialogare. Ognuno di noi ha qualcosa di buono da dare all’altro, ognuno di noi ha bisogno di ricevere qualcosa di buono dall’altro. Il dialogo ci rende uguali non nell’identità (siamo identità diverse), ma nel cammino. Siamo camminatori, tutti uguali: tutti camminano, tutti diversi ma tutti in armonia».

Ce n’è anche per chi avesse la tentazione di guardare un altro dall’alto in basso, presupposto per il bullismo: «È lecito guardare l’altro dall’alto verso il basso solo quando lo si sta aiutando ad alzarsi!».

Durante l’incontro è stato presentato anche il primo rapporto globale sul cyberbullismo di WeZum, l’osservatorio internazionale di Scholas sui giovani.

Secondo questo sondaggio, fatto intervistando più di cinquemila ragazzi di tutto il mondo, un giovane su cinque è stato o è vittima di cyberbullismo; le ragazze denunciano queste violenze più frequentemente dei coetanei maschi e si chiede aiuto prima agli insegnanti e poi ai genitori.

di Tiziana Lupi

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