L’invito di papa Francesco ai medici: fate come Gesù

28 Giugno 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Non è un incontro “qualunque” quello che papa Francesco ha concesso alla Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (la Fiamc) e che si è svolto sabato 22 giugno nella Sala Regia del Palazzo Apostolico.

L’incontro è avvenuto in occasione di un’importante riunione della Federazione a Roma: è stata decisa, infatti, la sua consacrazione al Sacro Cuore di Gesù (parliamo di quanto questo sia importante nell’articolo sulla devozione a Sacro Cuore che trovate a pag. 42).

Per papa Francesco il medico è un qualcosa di “speciale” e il perché lo spiega subito: «Le prime comunità cristiane hanno spesso presentato il Signore Gesù come un “medico”, mettendo in risalto l’attenzione costante e piena di compassione che gli aveva per quanti soffrivano di ogni genere di malattia. La sua missione consisteva prima di tutto nel farsi vicino alle persone malate o segnate da disabilità, specialmente a quelle che a causa di ciò erano disprezzate ed emarginate. In questo modo Gesù spezza il giudizio di condanna che spesso etichettava il malato come peccatore; con questa vicinanza compassionevole, manifesta l’amore infinito di Dio Padre per i suoi figli più bisognosi».

Non mancano nei Vangeli i racconti di Gesù come “medico” e Francesco li richiama alla memoria dei medici che ha di fronte: la guarigione della donna che soffre per le emorragie, la guarigione di Bartimeo il cieco di Gerico, e ancora gli indemoniati, gli epilettici, i paralitici… .

Dai comportamenti di questo “dottor Gesù”, così attento agli ultimi e agli emarginati, Francesco riesce addirittura a trarre una sorta di decalogo che vi proponiamo nel box qui di fianco e che può tornare utile tanto ai medici stessi, quanto ai loro pazienti. È una serie di consigli e di comportamenti “di riferimento” che parte da un atteggiamento di Gesù che oggi viene considerato quello che dovrebbe assumere ogni medico.

Dice Francesco: «Quando una certa cura viene data con amore sincero per l’altro, si allarga l’orizzonte della persona curata, perché l’essere umano è uno: è unità di spirito, anima e corpo… Gesù non guarisce mai una parte, ma tutta la persona, integralmente. A volte partendo dal corpo, a volte dal cuore (cioè perdonando i suoi peccati), ma sempre per risanare il tutto».

CHE CISA DOVETE ASPETTARVI DA UN BUON MEDICO

Nell’udienza con i medici cattolici, papa Francesco ha preso a esempio di buon medico proprio Gesù, partendo da un episodio che troviamo nel “Vangelo di Marco”: l’incontro con Bartimeo, cieco di Gerico. Dice il papa: «Per Gesù, curare vuol dire avvicinarsi alla persona, anche se a volte ci sono alcuni che vorrebbero impedirlo, come nel caso del cieco Bartimeo, a Gerico. Gesù lo fa chiamare e gli chiede: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Può sorprendere che il “medico” chieda alla persona sofferente che cosa si aspetta da lui, ma questo mette in luce il valore della parola e del dialogo nel rapporto di cura. Curare, per Gesù, significa entrare in dialogo per far emergere il desiderio dell’essere umano e la dolce potenza dell’Amore di Dio. Curare vuol dire dare inizio a un cammino: un cammino di sollievo, consolazione, riconciliazione e guarigione».

Com’è dunque il medico cattolico che segue questo esempio? Ecco ciò che traiamo dalle parole di Francesco.

Il medico deve aderire alla “scuola medica” di Gesù, dunque deve avvicinarsi e poi rimanere vicino a chi passa il duro momento di prova della malattia. Insomma: non deve dare l’impressione di restare “a distanza di sicurezza”.

Il medico è chiamato a dare le cure con delicatezza e rispetto della dignità e della integrità fisica e psichica della persona. Insomma: non è solo un distributore di pillole.

Il medico è chiamato ad ascoltare con attenzione, perché così potrà accompagnare con parole adeguate i gesti di cura e renderli più umani ed efficaci. Insomma: il “mutismo” non aiuta la terapia.

Il medico è chiamato a incoraggiare, consolare, rialzare, dare speranza. Insomma: senza speranza non si cura né si guarisce.

Il medico deve avere competenza, pazienza, forza spirituale e solidarietà fraterna, deve unire professionalità e capacità di collaborazione, perché sa che anche la sua umanità aiuta il malato. Insomma: una buona squadra medica non è fatta solo dalla sua dotazione di strumenti all’avanguardia, ma anche dalla sua dedizione.

di Enrico Casarini

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