L’intervista del Papa alla tv “La Sexta”: “chi vende armi non può parlare di pace”

10 Aprile 2019 News

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Papa Francesco e il giornalista spagnolo Jordi Rvole, trasmessa sulla tv La Sexta

Papa Francesco e il giornalista spagnolo Jordi Rvole in un momento dell’intervista trasmessa dalla tv iberica “La Sexta”

Domenica 31 marzo papa Francesco è stato protagonista di un’intervista concessa al giornalista spagnolo Jordi évole, trasmessa sulla tv La Sexta. In un’ora i due hanno parlato di tutto: dall’immigrazione, alle guerre, dagli abusi al calcio.

Eccovi la traduzione.  

IMMIGRATI

Il conduttore mostra al Papa un pezzo della recinzione metallica posta “a protezione” delle città di Melilla e Ceuta (territorio spagnolo in terra marocchina). Le reti hanno lame che tagliano le mani e i piedi di chi vi si arrampica, cioè gli immigrati che cercano di lasciare il Marocco. Il Papa ha un’espressione di dolore: «Ci siamo abituati a questo, il mondo ha dimenticato di piangere: questa è la cosa più inumana che esiste» dice. E conclude: «Il problema più grande dell’Europa per me è che ha dimenticato quando, dopo la guerra, i suoi figli hanno bussato alle porte dell’America. Cose come questa (le lame taglienti, ndr) dimostrano la capacità di cadere in basso dell’uomo». Il giornalista chiede poi: «Che cosa dice ai cattolici che contrastano l’immigrazione? «Che siano coerenti: è il Vangelo».

La POLITICA

«Non crede che alcuni partiti facciano propaganda puntando sulla paura?» chiede évole.

«Sì. La storia si ripete. Le grandi dittature del passato sono state costruite sulla paura. Nei poveri viene costruita la paura di altri, che sono più poveri. Pensi al nazionalsocialismo: tutto fu costruito seminando paura dell’altro. La paura è il materiale su cui si edificano le dittature». Anche la Chiesa ha puntato sulla paura, chiede il conduttore. «Nella lunga storia della Chiesa può essere successo» è la risposta del Papa.

LA POVERTA’

«Con l’arrivo dei migranti si è creato un nuovo ceto sociale che riguarda anche gli europei: il precariato, gente che lavora senza diritti e sottopagata» dice il giornalista. Il Papa risponde: «È grave. La Chiesa condanna duramente». Poi si parla di povertà: «Come si sente a vivere in Vaticano?». «Mi sembra di stare in un museo…»

«Però ha rinunciato alle scarpe rosse. Era un rifiuto del lusso?», ribatte évole.

«No» dice il Papa. «Ci sono scarpe nere più lussuose… Quelle rosse non le ho volute semplicemente perché non le ritengo in linea col mio modo di essere». 

Un’altra domanda: «Gesù cacciò i mercanti dal tempio. Ci sono mercanti in Vaticano?».

«Sì ma Gesù lo fece contro gli ipocriti. Quanto ai mercanti… ce ne sono come dappertutto. Lo stato della Città del Vaticano non si salva dai limiti, dai peccati dalle vergogne delle altre società. Siamo uomini con gli stessi limiti. Il compito è ripulire. Con lentezza ma farlo».

chiesa e povertà

«È spettacolare vedere quanti affari si fanno intorno al Vaticano… souvenir eccetera» provoca il giornalista. 

«Ci sono attività di questo tipo che muovono molti affari nei pressi di ogni santuario » dice il Papa. «Non le viene la voglia di dire “non comprate tutte queste  sciocchezze”?».

«Sa, a volte la natura umana…» dice il Papa.

Riprende évole: «Ho conosciuto gente che non si sente rappresentata dalla gerarchia ecclesiastica. Quando vede certi cardinali con tutta quella “pompa magna” chi frequenta le chiese di quartiere si sente più allontanare che avvicinare alla Chiesa».

Il Papa è sereno: «Non mi sembra giusto. Conosco cardinali che risolvono problemi, ci aiutano a ricercare il bene comune… La pompa, sì, ma guardi la pompa magna di certi politici o certe assemblee parlamentari…».

GIORNALISTI E GUERRE DIMENTICATE

«Ci sono tante guerre dimenticate» dice il giornalista. 

Il Papa: «Perché l’informazione va a flash. La notizia dura tre o 4 giorni. Guardi il dramma del popolo dei Rohingya (perseguitati in Birmania, ndr). Un grande dramma: bambini che muoiono di fame… Quando la cosa iniziò se ne parlò moltissimo. Oggi quasi nessuno ne parla. Questo non è un modo giusto di fare giornalismo».

GLI ABUSI

Si affronta anche lo scandalo degli abusi, che ha coinvolto la Chiesa. Il Papa dice che incoraggiare la denuncia è stata una delle principali conclusioni del vertice coi vescovi di tutto il mondo organizzato il febbraio scorso. E denuncia: «Migliaia di casi sono stati coperti. Quando si copre, si diffonde. Nella Chiesa era consuetudine coprire tutto». 

CHIESA E DONNE 

«Promuovere la donna all’interno della Chiesa significa ascoltarla, affidarle delle funzioni…» dice Francesco. Che prosegue: «Tutto questo va bene, ma non basta. La Chiesa non può essere Chiesa senza le donne. Perché la Chiesa è donna, è femminile: è LA Chiesa, non IL Chiesa. Perciò all’interno della Chiesa, la donna deve avere delle funzioni e molto altro. Perché le donne hanno un modo di percepire la realtà, di cercare soluzioni, di pazienza… è impressionante vedere la ricchezza delle donne. 

SCHIAVITU’

«Lei rispetta chi sceglie liberamente di fare la prostituta?» chiede l’intervistatore.

Francesco risponde: «Io rispetto tutte le decisioni. Ognuno è padrone delle proprie decisioni. Ma una cosa è chi sceglie di farlo perché gli piace o per soldi. Un’altra cosa sono le bambine schiave, che vengono ingannate e buttate sulla strada. Il vero problema è la schiavitù. La schiavitù è terrorismo».

ABORTO

L’intervistatore chiede quale sia la posizione di Francesco in merito agli aborti effettuati da donne che hanno subito violenza. Il Papa dice: «Non discuto le leggi civili dei vari Paesi. Ma, umanamente, è giusto eliminare per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?».

OMOSESSUALITA’

«Lei una volta ha detto “Chi sono io” per giudicare parlando di omosessualità» chiede évole.

«Le tendenze non sono peccato. Peccato è attuare con fatti o parole una tendenza» la risposta del Papa. 

LE ARMI

Il giornalista cambia argomento  e chiede deciso: «Lo sa che la Spagna vende armi all’Arabia Saudita?».

«Non è l’unico governo. Ma ogni governo che vende armi non ha diritto di parlare di pace… Fomentano la guerra e poi parlano di pace. Questo contesto può produrre “l’effetto boomerang”. Se armerai la guerra, l’avrai in casa tua».

I DESAPARECIDOS

Anche in Spagna (per i morti durante  la dittatura di Francisco Franco, terminata nel 1975, ndr) è aperta la polemica sugli oppositori scomparsi, i cui corpi non sono mai stati ritrovati. Il Papa dice: «Pensi all’Argentina, quella dei desaparecidos è una tragedia che mi ha toccato da vicino. Esiste il diritto ad una sepoltura dignitosa, a trovare i corpi. Una società non può sorridere al futuro tenendo i morti nascosti. I morti sono da sotterrare non da nascondere. Non si va incontro a Dio in pace con un morto nascosto». 

VENEZUELA, MADURO 

E TRUMP

Il giornalista spagnolo ha anche chiesto un parere su Trump. 

«È un uomo che ha il suo progetto, il suo piano». Quanto alla visita in Vaticano il Papa precisa:  «Fu un protocollo molto breve». Poi Évole gli ha chiesto con chi avrebbe preso un caffè, Maduro o Trump? «Con entrambi».

PAPA E RIFORME

L’intervistatore torna ai primi tempi del papato di Francesco e chiede: «Non era più baldanzoso quando ha iniziato il suo incarico come Papa? Ci sono stati settori della Chiesa più conservatori che hanno detto “ma cosa sta facendo”?». 

«In realtà… lo sappiamo tutti più o meno. Una cosa è sapere che esiste un problema, un altra è vedere che il problema ci si pone davanti». 

«Non si spaventava quando vedeva così tante aspettative su di lei?».

«In parte sì, ma mi rendevo anche conto che è la schiuma della fama. E la schiuma quanto dura…? Un minuto».

«Adesso lei è famoso a livello mondiale» dice évole.

«E questo cosa mi dà? Niente».

«Le hanno lasciato fare tutto quello che voleva qui in Vaticano?».

«Nessuno mi si è messo davanti per impedirmelo. I meccanismi non sono facili da smuovere, però la maggior parte della gente collabora bene. Brava gente» dice il Papa.

«Ha nemici in Vaticano?».

«Non so. In teoria potrei averli, ma prima di pensare che uno è mio nemico ci penso venti volte. Quanto alle riforme… sono quelle che noi cardinali avevamo chiesto nelle riunioni che ci sono state prima del Conclave».

«Ho sentito gente che dice: questo Papa lo fanno fuori! È così?». 

Francesco ride: «Può essere, non so. Dio è grande».

MESSI E IL CALCIO

La trasmissione si conclude con un tema più leggero: Lei che li conosce entrambi… chiede il conduttore, è un sacrilegio dire che Lionel Messi (giocatore del Barcellona e della Nazionale Argentina, ndr, lo vediamo nella foto a sinistra) è Dio?». 

Il Papa ha risposto: «In teoria è un sacrilegio. Non si può dire così. Io non lo credo, lei?». Il giornalista risponde: «Io sì». Francesco: «Io no… La gente dice “Dio” come a  intendere “io ti adoro”. È solo un’espressione della gente. È un Dio con la palla in campo. Sono modi popolari di esprimersi. Chiaro che dà soddisfazione vederlo giocare. Però non è Dio…».

Papa Francesco e il giornalista spagnolo Jordi Rvole, trasmessa sulla tv La Sexta

Papa Francesco e il giornalista spagnolo Jordi Rvole, trasmessa sulla tv La Sexta

 

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