Lino Banfi dal Papa: “Sono stati i 12 minuti più belli della mia vita”

29 Dicembre 2018 Parole e pensieri

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0219 Papa Banfi ORTre anni fa Lino Banfi aveva raccontato l’emozione del suo primo incontro con papa Francesco. Un incontro piuttosto veloce come sono quelli che avvengono dopo l’udienza generale, al momento del “baciamano”. Per di più Banfi era finito casualmente in un gruppo di argentini e aveva avuto l’impressione che Bergoglio lo avesse scambiato per uno di loro. In quel momento era nato in lui il desiderio di un incontro un po’ più tranquillo…

Mercoledì 19 dicembre il sogno è diventato realtà e Lino Banfi ha avuto la gioia di essere ricevuto da Francesco a Santa Marta prima dell’udienza generale: «Sono stati i dodici minuti più belli della mia vita» racconta. E aggiunge: «Avevo già conosciuto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, mi sarei potuto accontentare. Quando, però, il mio amico don Sergio Mercanzin mi ha detto che un comune amico cardinale cena tutte le sere con papa Francesco, gli ho chiesto di proporre al Papa un incontro e di ricordarglielo ogni sera. Come un martello pneumatico!». 

La “strategia” ha funzionato e l’incontro è stato fissato. Banfi è arrivato a Santa Marta con qualche minuto d’anticipo e poco dopo è arrivato anche Francesco: «Volevo dirgli che sono un attore, spiegargli chi ero ma lui mi ha preceduto, dicendomi: “Lei è una persona speciale”». Poi un accenno all’età, visto che i due condividono lo stesso anno di nascita: «Gli ho detto: “Santità, io sono più vecchio di lei di cinque mesi” e lui mi ha risposto: “Li porta benissimo, può anche dire che ne ha cinque o sei di meno”. E poi ha aggiunto: “Noi siamo come il vino”. Voleva dire che invecchiando miglioriamo». Grazie al clima confidenziale che si è subito instaurato, Banfi ha consegnato a Francesco un ritaglio di giornale su cui era pubblicata la poesia che aveva scritto per lui e Benedetto XVI qualche tempo prima. Francesco lo ha preso e lo ha messo in tasca: «Spero legga la poesia. Se non sul ritaglio, almeno su Il mio Papa» dice l’attore.

Poi è arrivato il momento delle foto: «Non ci speravo nemmeno ma quando gli ho chiesto se potevamo farci uno scatto, lui ha detto subito: “Certo, ce l’ha il telefono?”». Banfi, che per mestiere conosce bene i meccanismi della comunicazione, ha anche chiesto il permesso di raccontare l’incontro. Francesco ha risposto sorridendo: «Perché no? Faccia vedere le foto». Al momento dei saluti, don Sergio ha detto a Francesco che Banfi è considerato un po’ come il nonno d’Italia: «Allora io ho esclamato: “Santità, se io sono il nonno d’Italia, lei è l’abuelo del mundo, cioè il nonno del mondo” (abuelo significa nono in spagnolo, ndr). Lui ha sorriso, sembrava contento». Mai quanto Banfi che, sognando di diventare il giullare del Papa («Quando ha qualche problema, mi chiamano. Io gli racconto due barzellette, lo faccio sorridere e me ne vado»), ora ha un altro desiderio: «Mi piacerebbe un giorno sentirgli dire: “Come dice quell’attore simpatico? Papéle papéle”!».

LA POESIA DI LINO BANFI PER PAPA FRANCESCO

Grazie Santità

Qual è il più bel regalo che ho avuto quest’anno qua?

Stare dodici minuti insieme a Sua Santità

Mi ha sorriso e mi ha detto: “Lei è una persona speciale.”

Tutto questo poco prima nell’udienza generale.

“Sì, io sono il nonno d’Italia abbastanza rotondo,

Lei Santità l’abuelo, il nonno del mondo!”

Ha riso con sincerità e molto rilassato,

per dirla papéle papéle: mi sono tanto emozionato.

di Tiziana Lupi

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