L’incontro fra il Santo Padre e il presidente francese Macron

4 luglio 2018 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

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Una calda giornata d’estate fa da cornice alla prima visita in Vaticano del presidente francese Emmanuel Macron, accompagnato dalla moglie Brigitte. Le trenta auto del corteo sfrecciano veloci in San Pietro, provenienti da palazzo Farnese, sede dell’ambasciata francese a Roma, e arrivano nel grande cortile di San Damaso all’interno del Palazzo Apostolico, in leggero ritardo sulla tabella di marcia. 

Macron in completo blu, camicia bianca e cravatta scura è il primo a scendere dalla vettura e a incrociare il sorriso di monsignor Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia, cui spetta l’organizzazione delle udienze. Al suo fianco c’è la signora Brigitte in abito nero. 

Tutto si svolge secondo il protocollo vaticano, con le Guardie Svizzere schierate ad accogliere il presidente della Repubblica e con i gentiluomini di Sua Santità che guidano il corteo verso la Sala del Tronetto dove Francesco attende Macron. Nel tragitto, il presidente alza spesso gli occhi in alto verso le volte del Palazzo, affrescate dai più grandi artisti del passato come Raffaello. Una stretta di mano con il Pontefice, suggellata dai flash dei giornalisti, dà inizio all’incontro che poi avviene a porte chiuse all’interno della Biblioteca pontificia. 

C’è il tempo per cogliere una battuta del Papa che, confessando di parlare «poco poco» francese, presenta un sacerdote della Segreteria di Stato chiamato a fare da interprete e racconta a Macron, stavolta in francese, che proprio il religioso «è stato molto tempo in Africa». 

Il colloquio dura 57 minuti, decisamente più del tempo che era stato dedicato alle udienze con i presidenti americani Barack Obama e Donald Trump, a quello russo Vladimir Putin e al turco Recep Tayyip Erdogan…

Il contenuto è in gran parte riservato. Sappiamo però che “nei cordiali colloqui” (come li ha definiti la Sala Stampa Vaticana) sono stati affrontati vari argomenti, dalla protezione dell’ambiente all’accoglienza dei migranti (un tema spinoso in questi giorni) all’impegno a livello internazionale per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, con particolare attenzione al disarmo. 

Il presidente Macron ha incontrato anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Con loro la discussione è stata per certi versi più “tecnica”: hanno parlato di alcune situazioni di conflitto, particolarmente in Medio Oriente e in Africa, e anche delle prospettive dell’Europa. 

Al termine dell’incontro tra il Papa e il presidente Macron, il clima è sembrato molto più disteso anche nello scambio dei doni e nella presentazione della delegazione francese, composta da 13 elementi. 

Francesco ha regalato all’ospite una medaglia che ritrae san Martino, vescovo di Tours, uno dei più grandi santi della Gallia, celebre per l’episodio in cui cedette il proprio mantello ai poveri. Il Papa ha voluto proprio sottolineare l’importanza di questo gesto di generosità: «Questa medaglia di san Martino è stata realizzata da un artista romano del secolo scorso e vuole sottolineare la vocazione dei governanti in aiuto dei poveri: tutti siamo poveri». 

Tra gli altri doni di Francesco anche i testi delle esortazioni apostoliche Evangelii Gaudium, Amoris Laetitia, Gaudete et Exsultate, dell’enciclica Laudato Si’ e l’ultimo Messaggio per la Giornata mondiale della pace. 

Il presidente Macron, invece. ha portato al Papa una rara edizione del 1949 in italiano del Diario di un curato di campagna di Georges Bernanos. Un libro che Francesco più volte ha citato in omelie e discorsi, come ha detto ricevendolo: «L’ho letto tante volte  e mi ha fatto tanto bene. Grazie». 

L’incontro è agli sgoccioli e prima di salutarsi Francesco consegna a tutti i componenti della delegazione un rosario in argento con il simbolo del suo Pontificato. Dopo aver salutato la signora Macron con un sorriso e una stretta di mano, il Papa scambia ancora qualche battuta con il presidente che si spoglia della rigida cortesia, segno distintivo degli impegni ufficiali. Lo fa accennando una carezza a Francesco e poi, forse accorgendosi di aver osato un po’ troppo, lascia la sua mano sulla spalla del Papa, continuando a stringergli la mano. Bergoglio non sembra dare peso al gesto, è abituato a scompaginare gli schemi, a lasciarsi abbracciare e toccare da quanti glielo chiedono. 

I due si salutano con calore e Macron prende la mano della sua consorte per tornare verso il cortile di San Damaso. Si conclude così la sua mattinata di incontri ufficiali, cominciata presto a Palazzo Farnese dove aveva ricevuto i rappresentanti della comunità di Sant’Egidio. Con loro aveva parlato della “stabilizzazione dell’Africa e dello sviluppo dei Paesi africani” per arginare i flussi migratori. Macron – fanno sapere dalla Comunità – ha elogiato l’impegno di Sant’Egidio nell’organizzare i corridoi umanitari, “modello per l’emigrazione regolare”.

di Benedetta Capelli

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