L’importanza del presepe per papa Francesco

4 Dicembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Tra i monti reatini si custodisce ancora oggi l’amore di San Francesco per la Natività. A Greccio, paese con 1500 abitanti a 700 metri di altezza, il fraticello di Assisi ebbe il desiderio, 15 giorni prima del Natale 1223, di veder nascere Gesù nel presepe. Lì lontano dai clamori del mondo, nelle grotte che tanto ricordavano Betlemme, come Giovanni Paolo II definì Greccio, si fece rivivere il mistero che ogni anno si rinnova, il miracolo della nascita del Salvatore. Così il Papa sulle orme del Santo di cui porta il nome, sceglie di iniziare qui l’Avvento, il periodo che accompagna la Chiesa al Natale. Bergoglio torna a Greccio dopo una visita a sorpresa fatta in privato il 4 gennaio 2016. E lo fa per consegnarci una Lettera Apostolica sul presepe dal titolo Admirabile signum (Segno ammirabile) sul significato e il valore di un segno “che suscita sempre stupore e meraviglia”.

A Greccio arriva nel pomeriggio di domenica con un elicottero partito dal Vaticano. Lo accolgono le persone disabili che lui saluta e accarezza con l’affetto di un padre. A bordo di un’auto raggiunge il piazzale non distante dalla Grotta del Santuario, scende le scale poggiando il braccio sul vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, e accede al luogo santo dove si ferma in silenzio a pregare, contemplando l’affresco di scuola giottesca che raffigura la Natività.

Qui il Papa osserva il presepe che racconta l’amore di un Dio diventato bambino per essere vicino ad ognuno. Poi, sull’altare firma la Lettera che verrà poi letta in Chiesa: un documento al quale attingere per riscoprire il senso del Natale e per invitare a ravvivare la tradizione di fare il presepe non solo nelle case ma anche “nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri”. Nel dialogo con i religiosi che lo attendevano nella Grotta, il Papa ricorda che il messaggio più grande del Santo di Assisi è la testimonianza intrecciata alla povertà, all’umiltà: «vivere una vita accanto ai peccatori e agli ultimi».

All’uscita un coro di bambini intona una canzone tratta dal musical dedicato proprio a Francesco d’Assisi, Forza Venite Gente, in scena dal 1981. Bergoglio ascolta, guardando negli occhi i bambini, e trova la loro gioia nel vederlo e l’emozione di non sbagliare le parole della canzone. Li ringrazia, scambia qualche parola e poi saluta alcuni figuranti della Rappresentazione storica del Presepe vivente, in abiti tradizionali.

Nella Chiesa del Santuario di Greccio, uno dei quattro santuari eretti da San Francesco nella Valle Santa del reatino, insieme a Fonte Colombo, al Santuario della Foresta e a quello di Poggio Bustone, si celebra la Liturgia della Parola. «Riscoprire la semplicità» è l’invito del Papa guardando i monti intorno e ammirando il presepe. Cioè contemplare nel silenzio per trovare «l’essenziale» e nella preghiera esprimere «il grazie stupito dinanzi a questo immenso dono d’amore che ci viene fatto», la nascita di Gesù. Dice il Papa: «È nella Natività che viene manifestato il mistero della fede, di un Dio che ci ama a tal punto da condividere la nostra umanità e la nostra vita. Come i pastori di Betlemme accogliamo l’invito ad andare alla grotta, per vedere e riconoscere il segno che Dio ci ha dato. Allora il nostro cuore sarà pieno di gioia, e potremo portarla dove c’è tristezza; sarà colmo di speranza, da condividere con chi l’ha perduta».

Nella Chiesa dove domina la figura della Madonnina Francesco consegna la Lettera ai presenti e alcuni stralci vengono letti dall’attore Massimiliano Sini e dalla giornalista del Tg5 Cesara Bonamici. Quello scritto dal Papa è un documento denso di immagini e suggestioni nel quale si racconta l’origine della rappresentazione della nascita di Gesù, a partire dalla parola latina “praesepium”, che significa mangiatoia.

Il Papa ricorda il presepe vivente voluto da San Francesco a Greccio che riempì di gioia tutti i presenti, compiendo così «una grande opera di evangelizzazione», mostrando «la tenerezza di Dio» che si fa povero e indica la via dell’umiltà.

Il Papa conclude poi dicendo: «Il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. Ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, e a sentire che in questo sta la felicità».

È il sorriso del Bambino che apre il cuore e disperde l’indifferenza. Così, con la stessa gioia si conclude la visita del Papa che, con la luce della sera, lascia Greccio per tornare in Vaticano.

di Benedetta Capelli

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