L’esortazione apostolica di papa Francesco ai giovani

10 Aprile 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Martedì 2 aprile è stata pubblicata l’esortazione apostolica Christus vivit (“Cristo vive”), scritta da papa Francesco dopo il Sinodo di ottobre su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale e firmata dal Pontefice il 25 aprile, in occasione della visita a Loreto. 

È un testo molto lungo (nove capitoli, divisi in 299 paragrafi, e una breve introduzione) e scritto in forma di lettera mandata “ai giovani e a tutto il popolo di Dio”, dunque anche a noi che magari giovani non siamo più. Che probabilmente sapremo meglio dei ragazzi che cosa sia un’esortazione apostolica (a loro lo spiega Francesco nell’introduzione: “Una lettera che richiama alcune convinzioni della nostra fede e, nello stesso tempo, incoraggia a crescere nella santità e nell’impegno per la propria vocazione”), ma che da loro dobbiamo imitare l’entusiasmo e la speranza. 

Nell’introduzione papa Francesco scrive: “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò lui vive e ti vuole vivo!”. E aggiunge: “Lui, Cristo, è in te, lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare”. 

Infine: “Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza”. 

Nel secondo capitolo, poi, il Papa ci ricorda una cosa importante: “Il cuore della Chiesa è pieno anche di giovani santi che hanno dato la loro vita per Cristo, molti di loro fino al martirio. Ci sono santi che non hanno conosciuto la vita adulta e ci hanno lasciato la testimonianza di un altro modo di vivere la giovinezza”. 

E qui Francesco cita anche tre figure esemplari italiane, il cui esempio ha illuminato il Novecento e l’inizio di questo XXI secolo: il beato Pier Giorgio Frassati (“Diceva di voler ripagare l’amore di Gesù che riceveva nella Comunione”), la beata Chiara Badano (“Ha sperimentato come il dolore possa essere trasfigurato dall’amore”) e il venerabile Carlo Acutis (“Ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo”).  Nel riquadro a destra vi ricordiamo chi sono e che cosa hanno fatto.

CHI SONO I TRE GIOVANI CITATI DA PAPA FRANCESCO

PIER GIORGIO FRASSATI. Nasce a Torino il 6 aprile 1901 in una famiglia ricca, tra le più in vista della città. Ciononostante, il giovane Pier Giorgio, colpito fin da piccolo dai racconti del “Vangelo”, decide di entrare nella Conferenza di San Vincenzo e dedicare il suo tempo alle persone bisognose, portando loro conforto materiale e spirituale. 

Appena può, va a piedi al Santuario mariano di Oropa (BI): ci arriva in un’ora di cammino, ascolta la messa e dedica il ritorno a pregare il “Rosario” (ha sempre con sé la coroncina…).

Frassati è profondamente devoto a san Domenico e nel 1922 riceve l’abito di terziario domenicano; tre anni dopo una poliomelite fulminante lo uccide a soli 24 anni. Il 20 maggio 1990 papa Giovanni Paolo II lo proclama beato. 

CHIARA BADANO. Nasce a Sassello (SV) il 29 ottobre 1971. È l’unica figlia di una famiglia molto credente e dunque riceve una solida educazione cristiana; ad appena 9 anni aderisce al Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich. 

A turbare un’adolescenza serena fatta di scuola, sport e tanti amici, arriva la malattia. Ha solo 17 anni quando le viene diagnostico un tumore molto aggressivo. Chiara non si lascia abbattere, ma si affida completamente a Dio perché sia fatta la sua volontà: è lei a consolare tutti e a trasmettere gioia e serenità a chi le sta intorno.

Muore il 7 ottobre 1990 e le sue ultime parole sono per la madre: «Mamma, sii felice perché io lo sono». 

Chiara è stata beatificata il 25 settembre 2010 da papa Benedetto XVI.

CARLO ACUTIS. Nasce il 3 maggio 1992 a Londra, dove si trovano temporaneamente i suoi, una famiglia benestante di Milano. Da quando riceve la Comunione, a 7 anni, decide di partecipare ogni giorno alla messa e ritagliarsi, appena può, un po’ di tempo per l’adorazione del Santissimo Sacramento e per il “Rosario”. Considera l’Eucaristia la sua “autostrada per il Cielo”. 

Molto dotato per l’informatica, già giovanissimo Carlo si occupa di programmazione di computer, creazione di siti web e realizzazione di giornalini, ma non tralascia il volontariato con bambini, anziani e poveri. 

Il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni, muore per una leucemia fulminante. Prima di morire offre la sua sofferenza per il Papa e per la Chiesa. Francesco lo ha dichiarato venerabile il 5 luglio 2018. 

di Tiziana Lupi

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