Lesbo: ecco le tre famiglie salvate dal Papa

20 Aprile 2016 Gente di Francesco, News

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Alla sinistra delle tre famiglie siriane c'è Daniela Pompei, con la sciarpa, della Comunità di Sant'Egidio che ha organizzato il trasferimento in Italia Credit Getty Images

Le tre famiglie siriane all’aeroporto di Lesbo. A sinistra, Daniela Pompei della Comunità di Sant’Egidio che ha organizzato il trasferimento in Italia Credit Getty Images

Allo stupore di vedere papa Francesco volare sabato scorso sull’isola greca di Lesbo per incontrare i profughi, si è aggiunta la sorpresa di sapere che al ritorno dodici nuovi passeggeri avrebbero trovato posto sul volo che ha riportato il Pontefice in Italia, all’aeroporto di Roma Ciampino.

Dodici persone: tre famiglie siriane, con sei adulti e altrettanti bambini, tutti musulmani. Tutti ignari della svolta che sabato 16 aprile avrebbe preso la loro vita…

Il racconto di questa giornata incredibile lo ha fatto a Il mio Papa Daniela Pompei, responsabile del servizio ai migranti della Comunità di Sant’Egidio di Roma. «Le famiglie hanno saputo che sarebbero partite con il volo del Papa solo sabato mattina», racconta Pompei.

Lei era arrivata a Lesbo martedì 12 aprile, accompagnata dall’interprete Mustafà (anche lui siriano) e da Cecilia Pani, un’altra volontaria. Daniela ha cominciato a fare colloqui con varie famiglie di profughi, per individuare quelle che sarebbero potute partire con il Papa. «Abbiamo collaborato per realizzare questo desiderio del Santo Padre», spiega. 

«Sono stati individuati questi tre nuclei familiari perché avevano tutti i documenti in regola. In una prima lista c’erano anche famiglie cristiane, ma le “carte” necessarie non erano a posto». 

Venerdì sera, alla vigilia dell’arrivo di Francesco sull’isola del Mar Egeo, Daniela ha comunicato, abbastanza genericamente, alle tre famiglie che l’indomani sarebbero potute partire per l’Italia: «Erano tutti frastornati», ricorda. Lo sono stati ancora di più quando hanno saputo che avrebbero volato insieme al Papa. «Li ho presentati al Santo Padre uno a uno, e non finivano più di ripetergli grazie». Ma chi sono queste tre famiglie che cominceranno una nuova vita in Italia? Le loro storie sono toccanti e ci aiutano a capire come sia sbagliato liquidare il problema dei profughi ricorrendo a luoghi comuni…

Nour e Hasan hanno 31 anni e sono laureati in ingegneria; Nour faceva la microbiologa, Hassan l’agronomo e vivevano con il piccolo Riad (2 anni) alla periferia di Damasco: «La loro casa è stata distrutta dai bombardamenti», informa Daniela.

Wafa, parrucchiera di 30 anni, e Osama, agricoltore e tipografo di 37 anni, vivevano invece vicino a Damasco, con i figli di 8 e 6 anni; il più piccolo per lungo tempo non ha dormito né parlato, forse traumatizzato dal ricordo della sua casa bombardata.

Ramy, insegnante di 51 anni, e la moglie Suhila, sarta di 49 anni, abitavano con tre figli (due ragazzi di 17 e 15 anni e una bambina che compie 7 anni il 20 aprile) a Deir Ezzor, località che si trova in una zona in mano all’Isis, che ha raso al suolo la loro casa. 

Queste dodici persone, sbarcate a Lesbo da un gommone prima del 20 marzo, dalla sera di sabato scorso sono ospitate in un centro di accoglienza della Comunità di Sant’Egidio, nel quartiere romano di Trastevere. «Tutte le spese sono coperte dal Vaticano», spiega Daniela Pompei.

Si sono già iscritti tutti alla scuola pomeridiana di lingua e cultura italiana gestita dalla Comunità in via di San Gallicano, e i volontari sperano di poter inserire i bimbi più piccoli nelle scuole pubbliche, «in questo ultimo scampolo di anno scolastico, così potranno ambientarsi con i loro coetanei. Abbiamo già avviato la domanda di asilo politico», prosegue Daniela Pompei, che da mesi lavora a costruire “corridoi umanitari” per aiutare  i migranti in fuga da guerre e persecuzioni. 

Viene naturale chiedere a Daniela che cosa pensino questi siriani di papa Francesco… «Dicono che è un angelo che li ha liberati e portati in Italia. C’è chi lo definisce come un padre da cui si sono sentiti protetti e abbracciati. Prima di partire, Nour lo ha ringraziato ancora una volta a nome di tutti e gli ha chiesto di pregare per loro. Papa Francesco ha risposto chiedendo a loro di pregare per lui. La loro partenza è stata un segno forte di speranza anche per gli altri migranti rimasti a Lesbo…».

Fino all’ultimo momento Daniela, Cecilia e Mustafà hanno mantenuto il massimo riserbo sulla possibile partenza dei dodici profughi: «Alla fine tutto è andato bene, ma avevamo tempi strettissimi e non eravamo certi di riuscire a soddisfare il desiderio del Papa: dovevamo verificare che i documenti fossero perfettamente in regola e comunicare al Governo italiano l’identità dei nuovi passeggeri», perché potessero entrare in Italia, confida con gioia Daniela Pompei. Che ora è già tornata a lavorare, perché anche altri migranti possano avere un futuro di speranza. 

COSA È E COSA FA LA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968 per iniziativa del liceale Andrea Riccardi (oggi professore di Storia contemporanea e presidente della Società Dante Alighieri), che con alcuni amici avvia nelle periferie dei “doposcuola” per i bambini.

Riconosciuta come associazione ecclesiale pubblica di laici, oggi la Comunità conta circa 60mila membri in più di 70 Paesi. Le comunità condividono la preghiera, la comunicazione del Vangelo, la solidarietà con i poveri vissuta come servizio volontario e gratuito e l’ecumenismo e il dialogo interreligioso sia come via di pace e collaborazione tra le religioni, sia come stile di vita e metodo per la riconciliazione nei conflitti.

di Laura Badaracchi

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