L’elemosina quotidiana del Santo Padre

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A Roma sono centinaia le persone in  estrema povertà (credits: Getty Images)

A Roma sono centinaia le persone in estrema povertà (credits: Getty Images)

Esistono tanti modi per essere vicini a chi soffre. Si può aiutare, anche senza clamore, chi, per l’avversità della vita, ha trasformato la panchina di una stazione nella sua casa; oppure chi è costretto a lasciare tutto per sfuggire, come sta accadendo in Iraq, alla furia omicida dei terroristi dello Stato islamico. Papa Francesco lo sa, e ogni giorno non manca di offrire un aiuto concreto.

In questi mesi, per esempio, non si è stancato mai di dirlo: ha ammonito i governi, ha implorato la pace, ha pregato, ha chiesto la solidarietà concreta della Comunità internazionale verso gli sfollati, i cristiani perseguitati e non ci ha pensato due volte, di fronte a questo dramma, a mandare anche il suo aiuto. Un milione di dollari che ha fatto portare direttamente al suo inviato speciale, il cardinale Fernando Filoni, da poco rientrato dalla delicata missione in questa terra.

Una missione che come lui stesso ha sottolineato è stata di tipo umanitario e non diplomatico: cioè rivolta alla gente comune, donne, bambini, uomini e anziani che con la temperatura esterna a 47-48 gradi, si trovano ora buttati in mezzo alla strada, perché i miliziani hanno occupato i loro villaggi. Alla Catholic News Agency, Filoni ha specificato di aver portato con sé solo un decimo di questa somma, il 75 per cento della quale è stata poi consegnata ai cattolici, mentre il restante 25 per cento alla minoranza degli Yazidi, un gruppo curdo di alcune centinaia di migliaia di persone che rischiano il genocidio.

Di certo questi soldi serviranno a rispondere a bisogni urgenti della popolazione: il cibo, l’acqua, un rifugio, i farmaci e le cure mediche per i feriti… Poi si penserà alla ricostruzione delle case, delle chiese bruciate o distrutte. Forse non basteranno, ma quello che è certo è che Francesco attraverso questo gesto ha voluto far sentire di nuovo “la carezza della Chiesa al suo popolo”.

Dal 1971 esiste un “cuore solo”
D’altra parte il Pontefice è convinto che non condividere con i poveri i propri beni equivalga a derubarli” e ancora di più “che non possa esistere una Chiesa senza la Carità. Carità, che vuol dire amore, tenerezza, vicinanza, è la parola su cui si fondano l’opera e la missione del Pontificio Consiglio Cor Unum che oggi è guidato dal cardinale Robert Sarah: un organismo vaticano che coordina tutte le iniziative cattoliche in campo caritativo, e che come diceva papa Paolo VI, dopo averlo istituito il 15 luglio del 1971, vuole essere «segno di un impegno della Chiesa intera e di una fedeltà piena al messaggio evangelico» verso i poveri e i bisognosi di tutto il mondo. “Cor unum” vuol dire “un cuore solo” capace di compatire, ma anche «l’occhio attento e in grado di scorgere le molteplici povertà» come sosteneva San Giovanni Paolo II e ancora «la mano che si protende fraternamente per aiutare con efficacia».

È Cor Unum che ha inviato i soldi in Iraq, per volere del Papa, è Cor Unum che essendo un organo esecutivo della Santa Sede, interviene non appena si verifichi un’emergenza, una calamità naturale e ogni volta che il Santo Padre ritenga opportuno agire “nel campo della promozione integrale della persona umana”: come per esempio costruire una scuola in un villaggio sperduto del Burundi e consentire ai bambini di ricevere un’istruzione; o realizzare case per chi con la guerra in Darfur ha perso tutto, sovvenzionare la ricerca per la lotta contro l’Aids, aiutare la ricostruzione ad Haiti colpita dal terremoto, o nel Sud-Est Asiatico, devastato dallo tsunami del 2005. Altro obiettivo di questa istituzione pontificia è quello di promuovere la “catechesi della Carità” cioè far in modo che i fedeli a loro volta siano sempre più stimolati a dare testimonianza concreta della carità evangelica.

Cor Unum si alimenta con le donazioni e ha un altro compito importante: seguire e accompagnare l’attività di Caritas Internationalis (Confederazione che riunisce oltre 160 organismi caritativi, riconosciute dalle rispettive Conferenze Episcopali). Attualmente in questo
dicastero, situato in Via della Conciliazione, all’interno di Palazzo San Pio X lavora oltre al card. Sarah, e al segretario, mons. Giovanni Pietro Dal Toso, un Consiglio composto da 6 cardinali, quattro arcivescovi, sei vescovi, un prelato, una religiosa, un religioso, tre laici e da rappresentanti di 19 organismi e agenzie internazionali, provenienti dai cinque continenti. Da Cor Unum dipende anche l’Elemosineria che si occupa della carità del Papa soprattutto in Italia ed è condotta da Konrad Krajewski.

Padre Konrad ha avuto l’idea di regalare 1.600 carte telefoniche per aiutare i migranti di Lampedusa. È lui che con i volontari della Guardia Svizzera gira per Roma per dare un aiuto ai barboni e ai senzatetto. Ed è sempre Padre Konrad che per Pasqua ha portato il dono del Papa, una busta con 50 euro, ai senza tetto della Stazione Termini di Roma o ha portato al carcere di Regina Coeli 1.200 Vangeli per i detenuti. «Il Papa» ha spiegato Konrad Krajewski a Il mio Papa «concede la firma all’Elemosiniere per dare benedizioni apostoliche. E per questo si ricevono delle offerte. Le offerte servono al Papa per le sue elemosine, per dare un aiuto immediato, quasi un pronto soccorso. Nello scorso anno abbiamo distribuito un milione di euro per 6500 aiuti. Ma ora tutto è raddoppiato. Papa Francesco segue sempre da vicino il nostro lavoro».

(credits: Getty Images)

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Cor unum, che cos’è e come aiuta la gente
Negli ultimi 5 anni il Cor Unum ha erogato aiuti per quasi 18 milioni di dollari (pari a circa 14 milioni di euro). I dati resi noti dal Pontificio Consiglio sono divisi in due categorie: i fondi erogati per le emergenze (calamità naturali o provocate dall’uomo come i conflitti armati) e quelli che vengono definiti per la “promozione umana integrale” che comprendono tutti quegli interventi come la costruzione di scuole, ospedali, strutture sociali o come le sovvenzioni alla ricerca scientifica. I fondi di Cor Unum hanno aiutato le popolazioni in tutte le catastrofi umanitarie e naturali degli ultimi anni: dal tifone delle Filippine al terremoto di Haiti, dalla guerra in Siria allo tsunami.

 

 

 

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Iraq e Siria nel mirino del Califfato
I terroristi dell’Isis di osservanza sunnita (come il 90% dei musulmani) occupano militarmente una ampia fetta di territorio nel Nord dell’Iraq e nel Sud della Siria. In quella zona hanno instaurato il califfato islamico e cominciato a perseguitare le popolazioni cristiane, quelle di origine curda e i musulmani sciiti (minoranza nella religione musulmana, ma maggioranza in Iraq) che stanno lasciando in massa quelle terre. Il capo delle milizie jihadiste è il califfo Abu-Bakr al-Baghdadi. Imam in Iraq all’epoca dell’invasione americana, poi detenuto a Camp Bucca dal 2004 al 2009, esponente e dal 2010 leader di al Qaeda in Iraq, sulla sua testa pende una taglia da 10 milioni di dollari.

 

 

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Curiosità: che cosa significa la parola elemosina
Elemosina indica l’atto gratuito di una donazione quasi sempre in denaro verso una persona bisognosa, mentre si parla di mendicare quando si chiedono semplicemente offerte in denaro. Il termine elemosina deriva dal greco “eleèo” (che significa “ho compassione”), da cui attraverso l’aggettivo “eléemon” (compassionevole) passò al basso latino (cristiano) “eleemosyna”. La maggior parte delle tradizioni religiose chiede ai propri fedeli gesti di attenzione ai poveri e di condivisione della ricchezza, un’attenzione che viene indicata con termini diversi e assume anche contenuti diversi.

 

 

 

di Cecilia Seppia

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