L’edicola di Papa Bergoglio in Argentina

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A Buenos Aires Bergoglio si recava  all’edicola "Del Regno" prima di salire sul bus per Villa Lugano, quartiere popolare della città (credits: Getty Images)

A Buenos Aires Bergoglio si recava all’edicola “Del Regno” prima di salire sul bus per Villa Lugano, quartiere popolare della città (credits: Getty Images)

Felipe Del Regno, figlio di avellinesi, ci aveva visto giusto nel 1998 a impiantare il suo chiosco di giornali in Calle Hipolito Yrigoyen. Siamo infatti nel cuore pulsante della città, con la fermata del metro Bolivar lì vicino, la Cattedrale di fronte, la Plaza de Mayo a due passi, con tutta l’imponenza un po’ naif della Casa Rosada che si affaccia su quotidiani focolai di protesta che si alternano di giorno in giorno. Di questi tempi sono i reduci della guerra delle Falklands (le Isole Malvinas), a rivendicare indennità di guerra mai pagate.Sulla cancellata della fontana un comitato di madri ha lasciato dei biglietti che chiedono conto di alcuni casi di malattie gravi contratte negli asili e tutto un altro lato è tappezzato di tazebao con varie rivendicazioni.

“La Nacion” del cardinale
Può sembrare la spia dei tanti problemi che attraversano la città e il Paese, ma è pur vero che qualche anno fa questi cartelli non ci sarebbero stati per il semplice fatto che in Argentina non c’era la democrazia. L’edicola di Del Regno, che oggi è retta dal figlio Daniel, è famosa in città per un cliente particolare, padre Jorge Bergoglio. È qui, infatti, che il cardinale comprava ogni mattina la sua copia de La
Nacion, il quotidiano conservatore storicamente più vicino alle posizioni della Chiesa. Mai e poi mai El Clarin, il giornale più venduto d’Argentina, ma anche quello reo, secondo l’opinione pubblica, di avere appoggiato il colpo di Stato, flirtato con la dittatura e taciuto la repressione e, in tempi recenti, di avere licenziato 111 giornalisti e 117 grafici iscritti al sindacato. Non a caso è l’unico giornale argentino senza rappresentanza sindacale.

“Ci scambiavamo anche i film… ”
«Non è stato sempre nostro cliente», ricorda Daniel. «Prima si serviva da un altro chiosco, poi accadde qualche inconveniente che lo indusse a cambiare. Non veniva direttamente a comprare. Il quotidiano glielo portavamo direttamente in Arcivescovado. Spesso, però,  quando andava via, prima di prendere il bus 28 che lo portava a Villa Lugano, una delle tante bidonville che visitava, si fermava a fare due chiacchiere con noi. Noi lavoriamo dal lunedì al sabato, la domenica qui c’è poco movimento, ma io sapendo quanto ci teneva al giornale ogni domenica glielo consegnavo comunque.

Una domenica mi ha detto che era passato dall’edicola e l’aveva trovata chiusa e si è quasi mortificato quando gli ho spiegato che io venivo solo per lui. È così che siamo divenuti amici. Ci scambiavamo i film. Una volta gli ho prestato Habemus Papam, un film italiano che parla di un papa che ha una crisi mistica e si dimette. Chi poteva immaginare che padre Jorge un giorno sarebbe diventato Papa? Non voleva che lo chiamassi monsignore: “Mi chiamo Jorge, quindi tu mi devi chiamare Jorge”, diceva. Così quando nel 2011 è stato il momento di battezzare mio figlio Lautar, ho chiesto a lui di farlo. Che emozione, il mio piccolo battezzato nella Cattedrale!».Chiediamo a Daniel che effetto gli ha fatto vederlo Papa...

Un’emozione indimenticabile…
«Vedere padre Jorge uscire su quel balcone? È stato impressionante, incredibile! Ma la cosa più pazzesca è accaduta qualche giorno dopo. Ero a fare il mio lavoro, in mezzo al trambusto di una piazza come questa e squilla il mio cellulare: “Ciao Daniel! Sono il padre Jorge”. Io dapprima ho creduto che fosse il mio amico Mariano che mi faceva uno dei suoi soliti scherzi, ma poi ho capito che era proprio lui, il Papa: “Sul serio, sono padre Jorge. Grazie per il tuo servizio di tutti questi anni. Ora, però, non mandarmi più il giornale”. Sono scoppiato a piangere, ero emozionato, lui, invece, come se nulla fosse, mi ha dato i saluti per la mia famiglia». E così ha perso un cliente. «Ah niente affatto! La copia di padre Jorge adesso la compra una suora dell’Arcivescovado».

E’ il cuore dell’Argentina
Su Plaza de Mayo, centro politico della capitale e del Paese, si affacciano, oltre alla Cattedrale Metropolitana e all’Arcivescovado, anche la Casa Rosada, sede del Governo (ospita anche il Museo de la Casa de Gobierno, un’esposizione storica di oggetti legati alla storia del Paese), e il Banco de la Nación Argentina.

di Andrea Di Quarto

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