Le suore di clausura in visita da papa Francesco

1 Settembre 2016 Gente di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Ci sono eventi straordinari che imprevedibilmente si rivelano ancora più eccezionali e carichi di significato semplicemente perché accadono in un momento particolare. La visita a Casa Santa Marta delle suore clarisse urbaniste di Santa Maria di Vallegloria, da Spello, in Umbria, è uno di questi eventi.

Le religiose sono state ricevute da papa Francesco la mattina di giovedì 25 agosto, in un momento in cui il Santo Padre era così toccato dal dolore di chi ha perso tutto nel terremoto in Italia Centrale, da aver voluto trasformare l’udienza generale in un momento di preghiera (ne parliamo a pag. 4) e da aver suggerito come unica indicazione per queste ore di disperazione alcune semplici, profonde parole di san Pio da Pietrelcina: «La preghiera è la forza che muove il mondo».

Bene, giovedì Francesco ha pregato con queste suore che hanno visto la loro comunità duramente colpita dal terremoto del 1997 e poi hanno vissuto per 14 anni prima nelle tende e poi in un container nell’orto del convento

Le religiose hanno partecipato alla messa in Casa Santa Marta e hanno pranzato con il Papa nella residenza. Con il loro vescovo monsignor Gualtiero Sigismondi, invece, hanno fatto il pellegrinaggio per l’Anno giubilare della Misericordia: hanno varcato la Porta Santa di San Pietro e hanno pregato sulla tomba di san Giovanni Paolo II, che le aveva definite (incontrandole ad Assisi il 10 gennaio 1993) «esercito armato della preghiera, del sacrificio, della povertà, dell’umiltà, dell’ubbidienza e dell’amore»

Anche Francesco giovedì ha parlato dell’importanza della scelta fatta da queste religiose. Dopo che le suore hanno ricordato la sofferenza delle popolazioni laziali e marchigiane nelle intenzioni di preghiera, nell’omelia il Papa ha ripetuto quanto sia bella la vita contemplativa di clausura e si è fermato sul significato della vera ricchezza, sulla forza di una testimonianza coerente di vita e sulla speranza, traendo tre riflessioni da san Paolo, «utili alla vostra vita e a quella di tutti». 

Ricordando il voto di povertà pronunciato dalle consacrate, Francesco ha detto: «Siamo ricchi di tutti i doni del Signore»; poi ha ricordato di fare attenzione a non sbagliare strada cercando la ricchezza nella vanità, nell’orgoglio e nei soldi «da maneggiare», tutti segni della decadenza delle comunità. 

Fondamentale per papa Bergoglio è poi la testimonianza di vita. «Voi siete suore di clausura e nessuno vi vede», ha detto, ma è nel «nascondimento» che cresce l’esempio: «Con la vostra vita e la vostra preghiera, seminate la vita di Cristo negli altri». «Non avete fuggito il mondo per paura», ha aggiunto Francesco, «ma lo sostenete con la preghiera, perché siete donne di speranza», in attesa dello Sposo, piene di fiducia nonostante stanchezza e sonno. 

E qui è venuto fuori il terzo tema: la speranza. «Quando vengo a pregare alle volte mi addormento», ha confidato il Papa, «ma l’importante è avere la sicurezza che il Signore verrà»

«Che bello guardare una suora con il viso gioioso e non oscuro, “all’aceto”», ha concluso il Papa: «Il Signore vi ha chiamato per la felicità!». E queste parole sono state il regalo più grande per le clarisse, nella loro giornata speciale.

di Benedetta Capelli

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