Le scoperte archeologiche danno ragione al Vangelo

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Mappa Gerusalemme

Così cambia il “tracciato“ della Via Crucis: la strada percorsa da Gesù sarebbe quella in rosso. Quella in blu è quella ricostruita dai frati francescani nel Medioevo.

Il canto del muezzin (colui che invita i musulmani alla preghiera) si leva alto dalla spianata del tempio e si sovrappone ai rintocchi delle campane di chiese vicine, mentre folti gruppi di ebrei osservanti festeggiano lungo il muro del pianto l’inizio dello shabbat, il sabato, loro giorno di festa e riposo settimanale. La città vecchia di Gerusalemme si anima ulteriormente e offre concreti esempi di devozione da parte di fedeli dei tre monoteismi, che qui convivono, ognuno con la propria storia.

Risalire alle radici di queste fedi millenarie e in particolare di quella a noi più vicina, che affonda la propria origine in Gesù, è ormai da tempo il lavoro di archeologi e studiosi. Ricercatori di tutto il mondo, ma in particolare dell’Università ebraica di Gerusalemme e della scuola francescana della Custodia di Terrasanta, hanno intrapreso da tempo l’esplorazione sistematica dei nuclei storici di Gerusalemme e i risultati non si sono fatti attendere.

Risultati in alcuni casi clamorosi, capaci di precisare i momenti salienti della missione terrena di Nostro signore, confermando il racconto dei Vangeli.

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Il nostro collaboratore e archeologo Aristide Malnati nei sotterranei del Palazzo di Erode a Gerusalemme. Qui si trovava il tribunale che condannò Gesù. Foto: Ardemagni

È notizia di poche settimane fa un eccezionale ritrovamento nel cuore di Gerusalemme, nel Palazzo di re Erode: Shimon Gibson, archeologo dell’Università di Charlotte nel Nord Carolina (Stati Uniti), ha identificato il luogo del pretorio, il tribunale romano a Gerusalemme all’epoca di Gesù. Qui avvenne il più celebre processo della storia, quello a Gesù a opera di Ponzio Pilato, in quell’occasione colpevole del famoso gesto di lavarsi le mani.

«Il pretorio è un reale spazio fisico all’interno del palazzo di Erode, un ampio ambiente lastricato e con la pavimentazione irregolare e danneggiata già all’epoca. Una grossa sala destinata ai processi importanti alla presenza del Governatore romano (appunto Ponzio Pilato, all’epoca di Gesù)», dice Gibson, che aggiunge: «E noi l’abbiamo trovato, ne siamo sicuri. Le caratteristiche del locale che abbiamo ritrovato coincidono perfettamente con la descrizione, breve ma precisa, che ne fa il Vangelo di Giovanni (Gv: 18, 28) non abbiamo più dubbi!».

Una scoperta eccezionale, che permette di rivivere i drammatici momenti del processo a Gesù; e di immaginare in concreto gli altri episodi cruciali della passione fino alla crocifissione.

Infatti a seguito della nuova scoperta viene ridisegnata anche la “via dolorosa” (più nota come “Via Crucis”), che partendo dalla zona del cenacolo, oggi esterna alle mura della Gerusalemme storica, piega verso ovest, raggiunge il pretorio e da lì termina sul Golgota, dove sorge la basilica del Santo Sepolcro, edificata nella sua forma definitiva (cioè come la vediamo oggi) in epoca crociata. Dunque quello che venne immaginato dai francescani durante il medioevo lungo un percorso, che oggi si snoda all’interno del mercato arabo, con le stazioni simbolicamente ricordate da piccole insegne, andrebbe ripensato. La “Via Crucis” andrebbe ambientata nella zona Ovest, dove c’è il palazzo di Erode col pretorio e dove c’è la porta di Giaffa.

È ormai un pullulare di ricerche su antiche e imponenti vestigia. Monumenti, che sorprendono e quasi intimidiscono il pellegrino con la loro imponenza, ma che l’esperto legge e fa parlare: interrogare le pietre, che raccontano la storia terrena di Nostro Signore, è diventato il motivo principale di gruppi di studiosi, capaci, al di là della fede di ciascuno, di mantenere un atteggiamento scientifico.

E le scoperte si susseguono.

di Aristide Malnati

Il Papa nella del Santo Sepolcro con il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo -  Credits: Osservatore Romano

L’anno scorso il Papa ha visitato la chiesa del Santo Sepolcro con il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo –
Credits: Osservatore Romano

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