Le reliquie: ecco i segreti

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L’ampolla con il sangue di San Gennaro, Duomo di Napoli (credits: Getty Images)

L’ampolla con il sangue di San Gennaro, Duomo di Napoli (credits: Getty Images)

Quante volte abbiamo detto o sentito dire: «Quella cosa è conservata come una reliquia...»? Tantissime volte, certo. Ma viene da chiedersi: perché lo diciamo? E poi, come si conserva una reliquia? E soprattutto, infine, che cos’è una reliquia? Di questi e altri argomenti parleremo in una serie di articoli che incomincia in questo numero di Il mio Papa.

La parola reliquia viene dal latino “reliquiae”: significa resti e già questo ci dà una prima indicazione. La reliquia ha a che fare con ciò che resta di una persona le reliquie, i santi resti che ci che non c’è più: la sua salma, una parte di essa o persino qualcosa che ha avuto a che fare con quella persona (o con un oggetto che gli apparteneva) quando era ancora in vita. Naturalmente non parliamo di persone qualsiasi, ma di santi, beati o martiri.

Tutto incominciò con i primi martiri
Sono stati proprio i corpi dei martiri a costituire le prime reliquie durante i primi secoli dopo Cristo, quando i cristiani venivano perseguitati e uccisi a causa della fede. Poiché, secondo l’usanza del tempo, i loro corpi dovevano necessariamente essere sepolti fuori dalle città, spesso si asportavano parti della salma per conservarle in altri luoghi.

Fiorisce anche il mercato dei falsi
L’abitudine proseguì nel Medioevo, durante il quale le reliquie divennero fonte di prestigio e denaro per i santuari che le possedevano, considerati dai fedeli mete di pellegrinaggio. Proprio per “guadagnare” prestigio e denaro, cominciarono a circolare reliquie false finché il Concilio di Trento (1545 – 1563) stabilì che l’autorizzazione alla venerazione di una reliquia dovesse essere concessa solo in presenza di prove della sua autenticità.

Ciò vale ancora oggi: il culto delle reliquie è considerato, come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica, una forma di “religiosità popolare”, ma è permesso solo per le reliquie che si riferiscono a santi o a beati riconosciuti tali dalla Santa Sede. Una volta che la reliquia viene riconosciuta autentica, può essere classificata come di prima, di seconda, di terza o di quarta classe, ed esposta alla venerazione.

Quattro “classi”per i resti santi
Sono considerate reliquie di prima classe gli oggetti associati alla vita di Cristo (come parti della Santa Croce, chiodi della crocifissione, la Sacra Sindone, ecc), i corpi dei santi o loro parti (ossa, capelli, sangue…). Le reliquie di seconda classe, invece, sono gli oggetti indossati e usati da un santo durante la sua vita, mentre quelle di terza classe sono gli oggetti entrati in contatto con le reliquie di prima classe (per esempio, l’abito – o una parte di esso – entrato in contatto con il corpo del santo).

Le reliquie di quarta classe, infine, sono oggetti entrati in contatto con reliquie di seconda classe e dunque, solitamente, pezzi di stoffa o collane religiose.  Oggi le reliquie sono conservate in sarcofagi (a volte di cristallo per consentirne la visione), se si tratta di corpi, o in reliquiari per tutte le altre e vengono venerate nella convinzione che rappresentino un modo per essere più vicini al santo al quale si chiede l’intercessione presso Dio per ottenere una grazia.

Curiosità: non soltanto “frammenti di antichità”
Uno dei momenti più toccanti della grande cerimonia di canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, il 27 aprile scorso, è stato l’omaggio di papa Francesco alle reliquie di questi santi contemporanei. Le reliquie, quindi, non sono soltanto “frammenti di antichità”. Il 26 e 27 aprile anche l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma espose i resti santi dei Papi che sono in suo possesso: un’ampolla di sangue di Giovanni Paolo II e una papalina che Giovanni XXIII mise scherzosamente sulla testa di un piccolo malato.

L’ampolla contiene il sangue (allo stato liquido, per la presenza di una sostanza anticoagulante già presente nella provetta) prelevato a papa Wojtyla negli ultimi giorni della sua malattia, nel caso si fosse resa necessaria una trasfusione. La trasfusione non si fece e il sangue prelevato fu conservato in quattro provette: due rimasero a disposizione del segretario particolare di Wojtyla, il cardinale Stanislaw Dziwisz, e due vennero conservate nell’ospedale, di proprietà della Santa Sede.

In occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, avvenuta nel 2011, i due piccoli contenitori furono collocati in altrettanti reliquiari: il primo fu conservato nel “Sacrario” a cura dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche, mentre l’altro fu riconsegnato al Bambino Gesù.

di Tiziana Lupi

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