L’incontro con le corali e le parole del Papa ai giovani

28 novembre 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Più di 8mila cantori provenienti da oltre 40 Paesi del mondo, sono arrivati a Roma per partecipare al 3° Convegno Internazionale delle Corali, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, e far festa insieme al Papa che li ha ricevuti sabato in udienza nell’Aula Paolo VI. 

Francesco li ha accolti con entusiasmo e subito ha scherzato come solo lui sa fare: «La vostra presenza in questa Aula  ha permesso di far risuonare musiche e canti che in qualche modo sono andati al di là delle mura: avete risvegliato il Vaticano! Bravi!». Dalle Filippine al Canada, dall’Argentina alla Corea, dagli Stati Uniti alla Cina e poi Congo, Vietnam, Iraq e Libano, le 8mila “ugole d’oro” si sono esibite per il Pontefice con canti tradizionali della liturgia e quelli appartenenti a un repertorio più moderno, trasformando per tre giorni la Sala Nervi in un gigantesco parco della musica. 

Non sono mancati gli omaggi a tema: canzoni composte apposta per Bergoglio, CD, pergamene antiche e spartiti musicali fino a strumenti tecnologici, come un bel paio di cuffie professionali, rigorosamente bianche, per permettere al Papa di ascoltare ovunque i suoi brani preferiti. Francesco ha ribadito l’importanza del linguaggio musicale come strumento di evangelizzazione che riesce, in modo straordinario, a raggiungere le persone, soprattutto i giovani, aiutandole a vivere con pienezza l’Eucarestia e a percepire la bellezza del Paradiso.  

Perciò li ha esortati così: «Non fermatevi mai in questo impegno così importante per la vita delle nostre comunità; in questo modo, con il canto date voce alle emozioni che sono nel profondo del cuore di ognuno. Nei momenti di gioia e nella tristezza, la Chiesa è chiamata ad essere sempre vicina alle persone, per offrire loro la compagnia della fede. Quante volte la musica e il canto permettono di rendere questi momenti unici nella vita delle persone, perché li conservano come un ricordo prezioso che ha segnato la loro esistenza». 

L’unicità della musica sacra, ha notato il Papa, è quella di far comprendere a tutti, nonostante le diversità linguistiche o stilistiche, la fede della Chiesa e l’amore di Dio per i suoi figli, perciò chi possiede il talento del canto è in qualche modo “prediletto” dal Padre. Ma Francesco ha voluto mettere in guardia i musicisti, che studiano e si preparano con tanta dedizione a svolgere questo importante servizio, da una pericolosa insidia: quella di cantare più per se stessi e per il proprio successo, piuttosto che per glorificare Dio. «Non cadete nella tentazione di un protagonismo che offusca il vostro impegno e umilia la partecipazione attiva del popolo alla preghiera. Per favore, non fate la “prima donna”. Siate animatori del canto di tutta l’assemblea e non sostituitevi a essa, privando il popolo di Dio di cantare con voi e di dare testimonianza di una preghiera ecclesiale e comunitaria». Francesco ha evidenziato un altro rischio per i cantori: quello di fare delle performance corali eccellenti, escludendo però la gente comune che non riesce a star dietro a melodie troppo sofisticate. A braccio, ha aggiunto: «A volte mi rattristo molto quando, in alcune cerimonie, si canta tanto bene, ma la gente non può cantare quelle cose…». Ecco perché ha spinto i cantori a valorizzare anche le altre espressioni della spiritualità e della pietà popolare: le feste patronali, le processioni, le danze, vero tesoro da custodire. La musica in definitiva, secondo Bergoglio, deve essere uno strumento di unità «per rendere efficace il Vangelo nel mondo di oggi, attraverso la bellezza che ancora affascina». Quindi ha affidato tutti i cantori alla protezione di Santa Cecilia, patrona dei musicisti. Proprio alla Martire, la cui festa si celebra il 22 novembre, è stato dedicato il grande concerto di sabato sera in Aula Paolo VI sotto la guida di mons. Marco Frisina, direttore del Coro della diocesi di Roma, con la partecipazione dell’orchestra Fideles et Amati di Roma e di altre orchestre polifoniche: in scaletta, brani della tradizione musicale sacra e liturgica, di Vivaldi, Mozart, Händel, ma anche di Palestrina, Perosi, Bartolucci. «È stato un momento di unità straordinario» ha detto il maestro Frisina «perché tutti gli 8mila cantori in Aula hanno cantato a una sola voce la fede cristiana, attraversando la storia della musica». 

Ultima tappa del Convegno è stata la messa in San Pietro presieduta da mons. Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, e la partecipazione delle corali all’Angelus. Il Papa, dalla sua finestra, li ha ringraziati ancora per il prezioso servizio alla liturgia e all’evangelizzazione. E loro hanno ricambiato intonando un brano.

di Cecilia Seppia

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