Il messaggio di papa Francesco alla Messa dell’Epifania

9 Gennaio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Mentre i bambini scendono dai letti carichi di emozione per scoprire i doni lasciati dalla Befana durante la notte, sotto le cappe delle cucine o nelle calze davanti al camino, come vuole la tradizione, la Chiesa celebra l’Epifania, letteralmente “Manifestazione del Signore”, solennità che conclude il tempo del Natale aprendo quello della Pasqua, che quest’anno festeggeremo il 21 aprile.

La Basilica di San Pietro è in festa, piena di fedeli, il Coro della Cappella Sistina intona il “Gloria in excelsis Deo” e il Santo Padre entra in processione, attraverso la navata centrale con decine di cardinali, presbiteri e diaconi. 

Davanti all’altare della Confessione, papa Francesco si china per baciare il bambinello, lo incensa e poi inizia questa importante celebrazione che ha al centro l’arrivo dei Magi, guidati dalla stella davanti alla grotta di Betlemme, e la rivelazione ai popoli della terra della nascita del Salvatore. 

Dio è venuto per tutti, dice subito il Pontefice nell’omelia, ma ciò che desta stupore è il modo in cui Egli si manifesta, nascendo in una capanna, non nel palazzo regale di Gerusalemme dove lo cercano i Magi, e illuminando pastori e viandanti al posto dei governanti e dei potenti del tempo. Il Papa sottolinea: «Ecco la sorpresa. Dio non sale alla ribalta del mondo per manifestarsi. Ascoltando quella lista di personaggi illustri, potrebbe venire la tentazione di “girare le luci” su di loro. Potremmo pensare: sarebbe stato meglio se la stella di Gesù fosse apparsa a Roma sul colle Palatino, dal quale Augusto regnava sul mondo; tutto l’impero sarebbe diventato subito cristiano. Oppure, se avesse illuminato il palazzo di Erode, questi avrebbe potuto fare del bene, anziché del male. Ma la luce di Dio non va da chi splende di luce propria. Dio si propone, non si impone; illumina, ma non abbaglia». 

La luce, simbolo di questa festa, diventa anche la metafora che Francesco usa per mettere in guardia, ancora una volta, dalla mondanità, dal superfluo, dall’errore di seguire la stella sbagliata. «È sempre grande la tentazione di confondere la luce di Dio con le luci del mondo. Quante volte abbiamo inseguito i seducenti bagliori del potere e della ribalta, convinti di rendere un buon servizio al Vangelo! Ma così abbiamo girato le luci dalla parte sbagliata, perché Dio non era lì. La sua luce gentile risplende nell’amore umile. Quante volte poi, come Chiesa, abbiamo provato a brillare di luce propria! Ma non siamo noi il sole dell’umanità. Siamo la luna, che, pur con le sue ombre, riflette la luce vera, il Signore».

Mettersi in cammino come i Magi rinunciando alla sedentarietà e lasciando la propria zona di confort è l’altro punto su cui Francesco insiste in questa omelia, mentre chiede di spogliarci degli abiti pomposi per fare in modo che Gesù  diventi il nostro abito quotidiano: «I Magi soli vedono la stella in cielo: non gli scribi, non Erode, nessuno a Gerusalemme. Per trovare Gesù c’è da impostare un itinerario diverso, c’è da prendere una via alternativa, la sua, la via dell’amore umile. E c’è da mantenerla!» ricorda il Santo Padre. 

La strada da seguire, e questo vale per tutti, è allora quella degli umili, degli ultimi, di coloro che vivono nascosti nelle pieghe della storia. Il Papa non commenta le ultime vicende di cronaca che riguardano l’odissea dei migranti. Eppure sullo sfondo delle sue parole è difficile non scorgere riferimenti indiretti a quello che sta accadendo soprattutto quando parla dei regali che i Magi, come narra il Vangelo, hanno portato a Gesù. L’oro, il dono più prezioso che ricorda che Dio va messo al primo posto, l’incenso simbolo della relazione con Cristo che si concretizza nella preghiera ma anche nei fatti e infine la mirra, unguento che verrà usato per avvolgere il corpo di Gesù deposto dalla croce. 

Chiude così il Papa: «Il Signore gradisce che ci prendiamo cura dei corpi provati dalla sofferenza, della sua carne più debole, di chi è rimasto indietro, di chi può solo ricevere senza dare nulla di materiale in cambio. È preziosa agli occhi di Dio la misericordia verso chi non ha da restituire, la gratuità! In questo tempo di Natale che volge al termine, non perdiamo l’occasione per fare un bel regalo al nostro Re, venuto per tutti non sui palcoscenici fastosi del mondo, ma nella povertà luminosa di Betlemme. Se lo faremo, la sua luce risplenderà su di noi».

di Cecilia Seppia

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