Le parole di papa Francesco ai 14 nuovi cardinali

4 luglio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Quello di giovedì scorso, 28 giugno, è stato il quinto concistoro ordinario pubblico che si è tenuto durante il pontificato di Francesco. Un concistoro per la creazione di nuovi cardinali che ha segnato un record per la Chiesa.

Con i 14 nominati giovedì, appunto, il Papa in questi anni ha creato ben 59 cardinali elettori e 15 non elettori, per un totale di 78, e soprattutto ha fatto sì che nel Sacro Collegio oggi siano rappresentati una novantina di Paesi e siano “coperti” tutti i continenti. 

Naturalmente papa Francesco non ha legato la sua scelta a conteggi di alcun tipo. La sua linea l’ha espressa ricordando ai nuovi cardinali il compito che, durante la solenne celebrazione in San Pietro, è stato affidato a ciascuno di loro affinché, come recita anche la formula latina pronunciata dal Pontefice, “siano uniti alla Sede di Pietro con più stretto vincolo, cooperino più intensamente al servizio apostolico” e si apprestino a essere “intrepidi testimoni di Cristo e del suo Vangelo nella Città di Roma e nelle regioni più lontane”. 

Per questo, sul volto dei 14 cardinali c’erano gioia ma forse anche un po’ di apprensione per questa straordinaria ma impegnativa missione.

Alla formula di creazione pronunciata da Francesco è seguito il giuramento dei nuovi porporati. Uno a uno promettono fedeltà e obbedienza a Cristo e al Papa. Poi viene il momento più suggestivo: l’imposizione dello zucchetto e della berretta cardinalizia, rossi come il sangue dei martiri, e la consegna dell’anello, simbolo dell’amore verso la Chiesa.

Nell’omelia il Papa ha poi esortato i cardinali a non perdere di vista la missione verso i fratelli e a non cadere in gelosie, invidie, accordi e intrighi di palazzo… Dice Bergoglio: «L’unica autorità credibile è quella che nasce dal mettersi ai piedi degli altri per servire Cristo. È quella che viene dal non dimenticare che Gesù, prima di chinare il capo sulla croce, non ha avuto paura di chinarsi davanti ai discepoli e lavare loro i piedi. Questa è la più alta onorificenza che possiamo ottenere: servire Cristo nel popolo fedele di Dio, nell’affamato, nel dimenticato, nel carcerato, nel malato, nel tossicodipendente, nell’abbandonato».

«A che serve infatti guadagnare il mondo se si è “corrosi” all’interno?» domanda Francesco, che insiste ancora sulla necessità di stare lontani da egoismi e logiche “materiali” che distolgono lo sguardo da ciò che è importante: «Gesù ci insegna che la conversione, la trasformazione del cuore e la riforma della Chiesa è e sarà sempre in chiave missionaria, perché presuppone che si cessi di vedere e curare i propri interessi per guardare e curare gli interessi del Padre… E questo in modo tale che nell’ora della verità e, specialmente, nei momenti difficili dei fratelli, siamo disponibili ad accompagnare e accogliere tutti, e non ci trasformiamo in ottimi respingenti per ristrettezza di vedute o, peggio ancora, perché stiamo discutendo tra di noi su chi sarà il più importante».

LA FELICITA’ DI MONSIGNOR PETROCCHI, UNO DEI 14 NUOVI CARDINALI

Sorridente, il volto appena stanco, mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, cardinale da pochi minuti, guarda la lunga fila di fedeli che si è formata per avvicinarlo nelle “visite di calore” (di cortesia) dopo l’imposizione della berretta. Saluta tutti, non si risparmia. E parla anche con Il mio Papa.

Si aspettava la nomina? 

«Per nulla! È stata una sorpresa totale».

E come lo ha saputo? 

«L’ho saputo in sacrestia, da un anziano collaboratore. È venuto a dirmi che aveva sentito il Papa che parlava di nuovi cardinali e mi citava…».

E lei, dunque? 

«All’inizio ho pensato che scherzasse e ho buttato la cosa sul gioco… Poi ho capito che la cosa aveva fondamento perché sono arrivati tanti a congratularsi e l’ho presa come una notizia inattesa che mi richiamava a una responsabilità ancora maggiore».

Ha già parlare col Santo Padre? Lo inviterà all’Aquila? 

«Sì, lo inviterò a vedere L’Aquila e le zone colpite dal terremoto. Abbiamo collegato un’eventuale visita del Santo Padre, che sarebbe graditissima e molto attesa, al fatto che vengano avviati i lavori per la ristrutturazione del Duomo».

Lei ha detto che il terremoto ha provocato ferite non solo materiali, ma anche dell’anima…

«Purtroppo sì. Oltre alla ricostruzione materiale servono tantissimo ascolto e attenzione dal punto di vista umano».

Nina Fabrizio 

di Cecilia Seppia

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