Le parole di papa Francesco ai tredici nuovi cardinali

9 Ottobre 2019 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

Tutti insieme al Monastero Mater Ecclesiae. È successo dopo il Concistoro Ordinario Pubblico nel quale, sabato 5 ottobre, papa Francesco ha creato tredici cardinali. I nuovi porporati sono saliti su un pullmino insieme a Bergoglio e si sono recati ad incontrare il papa emerito Benedetto XVI che, dopo un breve saluto, ha impartito la benedizione insieme a Francesco. È una delle immagini che, forse, riassume al meglio l’intenso fine settimana con la creazione dei cardinali ma, anche, con l’ordinazione episcopale di quattro nuovi vescovi.

Andiamo per ordine. Lo scorso venerdì pomeriggio papa Francesco ha conferito l’ordinazione episcopale a quattro presbiteri, tutti elevati al titolo di arcivescovo: il gesuita ceco Michael Czerny (creato, poi, cardinale il giorno successivo), sotto-segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale; e i tre nunzi apostolici (tutti nominati lo scorso 3 settembre) Paolo Borgia, Paolo Rudelli e Antoine Cammilleri.

Rivolgendosi ai nuovi vescovi come «scelti fra gli uomini e per gli uomini», Francesco ha ricordato loro il senso della nuova missione: «Siete stati costituiti non per voi stessi ma per le cose che riguardano Dio. “Episcopato”, infatti, è il nome di un servizio, non di un onore, perché al vescovo compete più il servire che il dominare». Di fondamentale importanza è l’annuncio della Parola di Dio: «Annunciate la vera Parola, non discorsi noiosi che nessuno capisce. Ricordate che, secondo Pietro, negli Atti degli Apostoli i due principali compiti del vescovo sono la preghiera e l’annuncio della Parola; poi tutti gli altri compiti amministrativi».

Francesco ha poi elencato le tre “vicinanze” richieste al vescovo («la vicinanza con Dio nella preghiera, la vicinanza con i presbiteri nel collegio presbiteriale e la vicinanza con il popolo») e ha esortato i nuovi vescovi ad amare: «Amate con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio vi affida. Anzitutto i presbiteri e i diaconi, vostri collaboratori nel ministero; ma amate anche i poveri, gli indifesi e quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto. E abbiate viva attenzione a quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure vi sono affidati nel Signore». Il Papa ha, poi concluso con l’invito a vegliare: «Vegliate con amore su tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo vi pone a reggere la Chiesa di Dio. Vegliate nel nome del Padre, del quale rendete presente l’immagine; nel nome di Gesù Cristo, suo Figlio, dal quale siete costituiti maestri, sacerdoti e pastori; e nel nome dello Spirito Santo che dà vita alla Chiesa e con la sua potenza sostiene la nostra debolezza».

Il pomeriggio del giorno successivo Francesco ha tenuto un Concistoro Ordinario Pubblico (il sesto del suo pontificato) per la creazione di tredici nuovi cardinali. Tutti missionari (nelle pagine successive trovate le loro biografie), espressione di quella Chiesa povera per i poveri cara a Bergoglio. Con questi tredici, i cardinali sono diventati 225 di cui 128 con diritto di voto in un eventuale Conclave. Sessantasette dei quali, cioè la maggioranza assoluta, creati da Francesco.

Compassione e lealtà sono le parole chiave dell’omelia: «La compassione non è una cosa facoltative e nemmeno, dire, un “consiglio evangelico”. No, si tratta di un requisito essenziale» ha detto Bergoglio sottolineando l’importanza di sentire su di sé la compassione di Dio per poterla comunicare, testimoniare e donare. Alla compassione è legata la lealtà: «Da questa consapevolezza dipende anche la capacità di essere leale nel proprio ministero. Anche per voi fratelli cardinali. La disponibilità di un porporato a dare il proprio sangue, significata dal colore rosso dell’abito, è sicura quando è radicata in questa coscienza di avere ricevuto compassione e nella capacità di avere compassione. Diversamente, non si può essere leali».

Durante la cerimonia i nuovi cardinali, dopo essere stati chiamati uno a uno, hanno professato la loro fede e giurato fedeltà e obbedienza a papa Francesco e ai suoi successori. Poi si sono inginocchiati davanti al Pontefice che ha imposto loro lo zucchetto e la berretta cardinalizia e ha consegnato l’anello. Dopo la consegna della Bolla di creazione cardinalizia e di assegnazione del Titolo o della Diaconia (cioè la chiesa della diocesi di Roma il cui nome viene legato al cardinale nel momento della sua creazione), c’è stato l’abbraccio di pace con il Papa e, a seguire, la visita a Benedetto XVI.

di Tiziana Lupi

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