Le parole di Francesco per la Giornata Mondiale del Malato

16 gennaio 2019 News

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Schermata 2019-01-16 alle 11.34.10La scorsa settimana è stato pubblicato il Messaggio che Papa Francesco ha scritto in occasione della Giornata Mondiale del Malato che, come di consueto, ricorrerà l’11 febbraio (data in cui ricordiamo la Beata Vergine Maria di Lourdes) e che quest’anno verrà celebrata in forma solenne a Calcutta, in India. Il messaggio di Bergoglio prende spunto dal versetto del Vangelo di Matteo che riporta le parole di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). E si concentra, appunto, sul concetto di dono. Il dono di sé, quando si ha a che fare con le persone malate: «La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”».

Chiunque di noi abbia avuto esperienza diretta o indiretta di un ricovero ospedaliero sa bene quanto sia importante in quelle circostanze, oltre naturalmente a ricevere cure adeguate, sentirsi al centro dell’attenzione del medico curante e del personale ospedaliero.

Che, appunto, deve “donarsi” nel modo indicato da Francesco: «Il dono è prima di tutto un riconoscimento reciproco. Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo». 

Proprio perché nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, è comprensibile che ci aspettiamo attenzione, vicinanza e, appunto, “dono” di sé di chi ci sta curando soprattutto nelle strutture cattoliche. La galassia della sanità cattolica non è uniforme e comprende piccole cliniche e grandi ospedali, alcuni di proprietà del Vaticano come il Bambino Gesù di Roma, altri appartenenti a congregazioni e ordini religiosi. Ma da tutti ci aspettiamo la stessa vicinanza nei confronti dei malati, quell’amore gratuito (in tutti i sensi) di cui parla Francesco: «La dimensione della gratuità dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare, sia nelle zone più avanzate che in quelle più disagiate del mondo. Le strutture cattoliche sono chiamate a esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto a ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone». 

Non a caso, l’esempio cui guardare è, per Francesco, quello di Madre Teresa di Calcutta, che ha vissuto donando se stessa agli altri: «Santa Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono». 

OSPEDALI PUBBLICI. OSPEDALI PRIVATI, OSPEDALI CATTOLICI

  Tutti gli ospedali accettano i “pazienti solventi” che pagano le cure di tasca propria o attraverso le assicurazioni. 

  Altrimenti, per tutti i cittadini (siano essi italiani, europei, extracomunitari residenti o meno), il Servizio Sanitario nazionale è obbligato a erogare le prestazioni necessarie a garantire la salute, per diritto costituzionale.  

  Ospedali e cliniche che erogano solo prestazioni a pagamento sono pochi in Italia.

Le strutture private di impronta cattolica (a cui si riferiscono le parole del Papa)

affiancano gli ospedali pubblici mediante lo strumento del cosiddetto “accreditamento”: erogano le cure e vengono pagati dalle Regioni di competenza. 

di Tiziana Lupi

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