Le parole del pontefice a Maduro, presidente del Venezuela

20 Febbraio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Si tratta di una lettera privata e il Corriere della Sera ne ha resi noti solo alcuni stralci. Ma leggendo questi ultimi sembra proprio che la risposta di papa Francesco a Nicolas Maduro sia, almeno per ora, solo una disponibilità condizionata e una serie di rimproveri per ciò che è stato fatto fino ad ora. Il presidente del Venezuela aveva chiesto pochi giorni prima la mediazione del Pontefice per aiutare il dialogo con Juan Gerardo Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale, che, durante una manifestazione, si è autoproclamato presidente del Venezuela ad interim, dando il via a una crisi politica e una serie di scontri di piazza tra militari e manifestanti che hanno già provocato oltre 40 morti.

Nella lettera il Papa ha ricordato a Maduro che le mediazioni della Santa Sede “per tentare di trovare un’uscita dalla crisi venezuelana” negli ultimi anni “purtroppo” si sono “tutte interrotte perché quanto era stato concordato nelle riunioni non è stato seguito da gesti concreti per realizzare gli accordi. Le parole sembravano delegittimare i buoni propositi che erano stati messi per iscritto”, sottolinea Francesco ripercorrendo il ruolo svolto dalla Santa Sede “come garante e su richiesta delle parti” per superare la crisi “in modo pacifico e istituzionale”, attraverso la trattativa tra governo Maduro e la controparte. “La Santa Sede segnalò chiaramente quali erano i presupposti perché il dialogo fosse possibile”, scrive il Papa avanzando “una serie di richieste che considerava indispensabili affinché il dialogo si sviluppasse in maniera proficua e efficace”. Oggi, secondo Francesco, quelle richieste e “altre che da allora si sono aggiunte come conseguenza dell’evoluzione della situazione” sono ancora più necessarie.

In Venezuela la situazione è drammatica e non solo per gli scontri di piazza. C’è carenza di prodotti alimentari e di medicinali. Mancano latte, carne, pollo, caffè, riso, olio, farina, burro, o generi di prima necessità come carta igienica e articoli da toeletta. È disponibile solo il 38% delle medicine di base. L’inflazione è alle stelle: i prezzi raddoppiano ogni 26 giorni e c’è chi parla di un aumento annuo pari al milione per cento. 

Quando ci sono, i prodotti hanno costi inarrivabili, non solo per i poveri ma anche per la classe media. A dicembre per la sesta volta in un anno Maduro ha aumentato da 1800 a 4500 bolivar (la moneta locale, ndr.) il salario minimo che passerà da un valore di 4 dollari a circa 9,4 dollari. 

Secondo un recente sondaggio effettuato su un piccolo gruppo di venezuelani, con uno stipendio minimo mensile è possibile acquistare un chilo di patate o pomodori, cinque tazzine di caffè o mezzo hamburger. Un venezuelano non è in grado pagare una pizza intera con uno stipendio minimo, ma solamente tre quarti.L’unica cosa economica è la benzina: con il costo di una sigaretta è possibile acquistarne mille litri! Una situazione che “inquieta profondamente” il Pontefice preoccupato per “la sofferenza del nobile popolo venezuelano, che sembra non avere fine”. Per questo e per evitare “qualunque forma di spargimento di sangue” il Papa si dice disponibile a favorire dialogo.“Non di qualunque il dialogo” precisa però Francesco, “ma di quello che si intavola quando le differenti parti in conflitto mettono il bene comune al di sopra di qualunque altro interesse e lavorano per l’unità e la pace”.

di Franco Saro

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