Le parole del Papa alla Federazione Banchi Alimentari

29 Maggio 2019 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

Francesco ringrazia i membri della federazione Banchi alimentari. «Grazie per quello che fate: provvedere cibo a chi ha fame. Il vostro  è il primo gesto concreto di accompagnamento. Guardandovi, immagino l’impegno gratuito di tante persone», dice.

E prosegue: «Vi mettete in gioco coi fatti perché combattete lo spreco alimentare recuperando quello che andrebbe perduto. Prendete quello che va nel circolo vizioso dello spreco e lo immettete nel circolo virtuoso del buon uso».

L’imperativo è quindi combattere lo spreco, «l’espressione più cruda dello scarto». Come fece Gesù coi pani e i pesci avanzati, bisogna «raccogliere per ridistribuire, non produrre per disperdere». Perché, denuncia Francesco, «scartare cibo significa scartare persone».

Il Pontefice è conscio dei problemi che frenano gli «slanci generosi»: burocrazie ingessate, spese di gestione, oppure l’assistenzialismo che non crea sviluppo. «Il bene deve essere fatto bene, ha bisogno di una visione d’insieme».

Ecco la ricetta: «Il progresso di tutti cresce accompagnando chi sta indietro. Di questo ha bisogno l’economia. Troppi oggi sono privi di lavoro, di dignità e di speranza; tanti altri, al contrario, sono oppressi da ritmi produttivi disumani, che azzerano le relazioni e incidono negativamente sulla famiglia e sulla vita personale».

Il Papa è molto preoccupato: «Come possiamo vivere bene quando le persone sono ridotte a numeri, le statistiche compaiono più dei volti e le vite dipendono dagli indici di borsa?

Di fronte a un contesto economico malato non si può intervenire brutalmente, col rischio di uccidere, ma occorre prestare cure». Come? «Alimentando il bene, intraprendendo percorsi sani e solidali, essendo costruttivi. Occorre metterci insieme per rilanciare il bene, favorire modelli di crescita basati sull’equità sociale, sulla dignità delle persone, sulle famiglie, sull’avvenire dei giovani, sul rispetto dell’ambiente. Un’economia circolare non è più rimandabile». E conclude: «Lo spreco non può essere l’ultima parola lasciata in eredità dai pochi benestanti, mentre la gran parte dell’umanità rimane zitta».

di Marcello Borghi

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