Le parole del Papa ai “padri” sinodali e ai giovani

10 ottobre 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Mercoledì 3 ottobre papa Francesco ha celebrato la messa di apertura del Sinodo dedicato al tema I giovani, le fede e il discernimento vocazionale che si sta svolgendo in Vaticano e si concluderà il 28 ottobre.

È un appuntamento molto importante vista l’attenzione che il Papa ha sempre mostrato per i giovani. Francesco nell’omelia si è rivolto ai quasi 300 padri sinodali, tra i quali per la prima volta ci sono anche due cinesi, Giuseppe Guo Jincai, vescovo di Chendge, e Giovanni Battista Yang Xiaoting, vescovo di Yan’an. Il Papa li ha salutati trattenendo a stento le lacrime di commozione, mentre i fedeli li hanno accolti con un applauso. 

Così il Papa ha riflettuto sul compito dei padri sinodali: «Cercheremo di metterci in ascolto gli uni degli altri per discernere insieme quello che il Signore sta chiedendo alla sua Chiesa». Poi Francesco è arrivato a parlare dei giovani, “protagonisti” del Sinodo: «I giovani ci chiamano a farci carico con loro del presente con maggior impegno e a lottare contro ciò che in ogni modo impedisce alla loro vita di svilupparsi con dignità… Ci chiedono che non li lasciamo soli nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono la loro vita e oscurano la loro visione».

Nel pomeriggio di mercoledì Francesco ha aperto i lavori con il suo discorso introduttivo: «Entrando in quest’aula per parlare dei giovani si sente già la forza della loro presenza che emana positività ed entusiasmo, capaci come sono di invadere e rallegrare non solo quest’aula, ma tutta la Chiesa e il mondo intero» ha detto. E poi: «Ringrazio i giovani per aver voluto scommettere che vale la pena di sentirsi parte della Chiesa o di entrare in dialogo con essa; che vale la pena di avere la Chiesa come madre, come maestra, come casa, come famiglia, capace, nonostante le debolezze umane e le difficoltà, di brillare e trasmettere l’intramontabile messaggio di Cristo; che vale la pena di aggrapparsi alla barca della Chiesa che, pur attraverso le tempeste impietose del mondo, continua a offrire a tutti rifugio e ospitalità… Che vale la pena di nuotare controcorrente e di legarsi ai valori alti: la famiglia, la fedeltà, l’amore, la fede, il sacrificio, il servizio, la vita eterna». E infine ha raccomandato ai padri sinodali: «La nostra responsabilità qui al Sinodo è di non smentire i giovani, e anzi di dimostrare che hanno ragione a scommettere: davvero vale la pena, davvero non è tempo perso!». I lavori sono proseguiti anche  giovedì, quando l’Aula ha accolto con un applauso il Papa per augurargli buon onomastico (era la festa di san Francesco), e nei giorni successivi.

I giovani, invece, Francesco li ha incontrati di persona sabato pomeriggio in Aula Paolo VI. Ha dialogato con loro in un modo che ormai ben conosciamo: partendo da alcune testimonianze per offrire le sue riflessioni fresche e coinvolgenti.

Come definire se non coinvolgente questo suo “appello”: «Voi, giovani, ragazzi e ragazze, voi non avete prezzo! Non siete merce all’asta! Non lasciatevi comprare, non lasciatevi sedurre, non lasciatevi schiavizzare dalle colonizzazioni ideologiche che ci mettono idee nella testa e alla fine diventiamo dipendenti, falliti nella vita».

Seduto su una poltrona tra i padri sinodali, di fronte al palco dell’Aula, il Papa si è lasciato “trasportare” da ragazzi venuti da ogni parte del mondo per testimoniare la loro rinascita grazie a Gesù. Ha ascoltato le loro esperienze e ascoltato le canzoni di Giovanni Caccamo, terzo al Festival di Sanremo 2016, che cita nel suo discorso quando ricorda l’importanza dei nonni. «Grazie a te Giovanni per la foto con tuo nonno: è stata forse quella fotografia il più bel messaggio di questa serata». «Parlate con i vecchi: sono le radici della vostra concretezza, del vostro crescere, fiorire e portare frutto». I ragazzi, di cui uno con il gesso al braccio ha chiesto al Papa un autografo, gli hanno consegnato in una busta le loro domande in attesa di una risposta dal Sinodo. Francesco, stimolato da quanto visto, ha messo via il suo discorso offrendo a braccio indicazioni perché «le risposte se io le dessi qui annullerei il Sinodo»… «Devono venire dalla nostra riflessione, dalla discussione e, soprattutto, devono essere risposte fatte senza paura». Bergoglio ha raccomandato di non essere «giovani che si guardano allo specchio o seduti sul divano» ma di guardare avanti perché si trova se stessi «nel fare, nell’andare alla ricerca del bene, della verità, della bellezza». L’altra parola forte del suo discorso è «coerenza» soprattutto nella Chiesa. «Se sei cristiano prendi le Beatitudini e mettile in pratica» dice. Il vero potere è il servizio, «è per far crescere la gente, per farsi servitori della gente». Infine un suggerimento sull’uso di Internet che non deve alienare. “Se i media, se l’uso del web ti porta fuori dalla concretezza, ti rende liquido, taglialo». E poi, la concretezza. «Oggi sono un po’ di moda i populismi, che non hanno niente a che vedere con ciò che è popolare». Francesco ricorda che «la mentalità sempre più diffusa che vede nello straniero, nel diverso, nel migrante un pericolo, il male, il pericolo da cacciare» si vince «con l’abbraccio, con l’accoglienza, con il dialogo, con l’amore, che è la parola che apre tutte le porte: innamoratevi di questa libertà che è quella che offre Gesù».

di Benedetta Capelli e Tiziana Lupi

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