L’Associazione Stampa Estera in udienza dal Papa che diventa giornalista (onorario)

22 Maggio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Francesco, uno di noi. Scusateci se, una volta tanto, siamo un po’ autoreferenziali ma stavolta possiamo dirlo. Sabato scorso in occasione dell’incontro del Papa con l’Associazione della Stampa Estera in Italia (cioè i giornalisti stranieri o che lavorano per giornali stranieri nel nostro Paese), la presidente dell’associazione Patricia Thomas gli ha regalato la tessera di socio onorario, rendendolo in qualche modo, appunto, uno di noi.

Del resto, basta leggere il discorso del Pontefice (e tanti altri pronunciati in passato) per rendersi conto che sarebbe un giornalista perfetto e che le parole rivolte alla Stampa Estera sono state una lezione di giornalismo per noi che facciamo questo mestiere.

Un mestiere che dev’essere fatto con umiltà, s’è raccomandato il Papa. Umiltà che può diventarne la chiave di volta: «Bisogna essere consapevoli che attraverso un articolo, un messaggio su Twitter, una diretta televisiva o radiofonica, si può fare del bene ma anche, se non si è attenti e scrupolosi, del male al prossimo e, a volte, a intere comunità. Penso per esempio a come certi titoli “gridati” possono creare una falsa rappresentazione della realtà».

Francesco ha poi invitato i giornalisti a pubblicare le notizie solo dopo averle verificate con cura: «Una rettifica è sempre necessaria quando si sbaglia, ma non basta a restituire la dignità, specie in un tempo in cui, attraverso Internet, un’informazione falsa può diffondersi al punto da apparire autentica. Per questo voi giornalisti dovreste sempre considerare la potenza dello strumento che avete a disposizione e resistere alla tentazione di pubblicare una notizia non sufficientemente verificata. In un tempo in cui molti diffondono fake news (notizie fasulle, ndr), l’umiltà ti impedisce di smerciare il cibo avariato della disinformazione e ti invita ad offrire il pane buono della verità».

Per il Papa, inoltre, umiltà nel giornalismo fa rima con libertà e verità: «Abbiamo bisogno di un giornalismo libero, al servizio del vero, del bene, del giusto; un giornalismo che aiuti a costruire la cultura dell’incontro. Abbiamo bisogno di giornalisti che stiano dalla parte delle vittime, dalla parte di chi è perseguitato, escluso, scartato, discriminato», ha detto a proposito della prima.

E sulla verità ha sottolineato: «Solo la verità ci rende liberi. Vi esorto a operare secondo verità e giustizia, affinché la comunicazione sia davvero strumento per costruire, non per distruggere; per camminare in pace, non per seminare odio; per dare voce a chi non ha voce, non per fare da megafono a chi urla più forte».

di Tiziana Lupi

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