L’arte che Francesco ha voluto a Santa Marta

23 Gennaio 2020 News

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Credit Osservatore Romano

Come sappiamo, tra le opere d’arte preferite da papa Francesco ci sono due quadri: la Vocazione di San Matteo del Caravaggio e la Crocifissione bianca di Marc Chagall. Del primo, che racchiude il significato del motto che ha scelto per il suo pontificato, “Miserando atque eligendo”,  (cioè, dal latino “lo guardò con misericordia e lo scelse”), Bergoglio così si è espresso in un’intervista rilasciata al mensile dei gesuiti La Civiltà Cattolica: «Quel dito di Gesù così… verso Matteo. Così sono io. Così mi sento. Come Matteo. È il gesto di Matteo che mi colpisce: afferra i suoi soldi, come dire: “No, non me! No, questi soldi sono miei!”. Ecco, questo sono io: “Un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi”. E questo è quel che ho detto quando mi hanno chiesto se accettavo la mia elezione a Pontefice».

La Crocifissione bianca, invece, gli piace perché la considera un’opera piena di speranza: «Mostra un dolore pieno di serenità». Da qualche tempo i due quadri sono appesi sulle pareti del suo appartamento a Santa Marta, la Vocazione di San Matteo in salotto e la Crocifissione bianca in camera da letto.

Naturalmente non si tratta degli originali (il Caravaggio è nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma e lo Chagall è al museo Art Institute a Chicago negli Stati Uniti). Sono due copie.

O, meglio, sono due riproduzioni perfette ma di dimensioni più piccole dei quadri veri. Li ha realizzarti Stefano Lazzari, maestro artigiano d’arte e titolare della Bottega Tifernate di Città di Castello (PG) che già da anni collabora con i Musei Vaticani (Tifernati sono detti proprio gli abitanti di Città di Castello, l’antica Tifernum, ndr.). Per i due quadri Lazzari ha utilizzato una tecnica speciale  che lui stesso ha brevettato . Si chiama “pictografia”. Attraverso l’uso di pigmenti naturali e adeguati supporti, consente la perfetta riproduzione delle opere d’arte. Nel caso di lavori di dimensioni ridotte rispetto all’originale, come quelli donati a Francesco, i particolari vengono dipinti utilizzando una lente di ingrandimento. In questo modo è stato possibile ottenere una Crocifissione bianca delle dimensioni di 60 x 53,5 centimetri, cioè due volte e mezza più piccola del quadro di Chagall. 

I due quadri non sono arrivati nello stesso momento a Casa Santa Marta. La consegna della Vocazione di San Matteo risale al 2018, “complice” la realizzazione del documentario di Sky dal titolo Caravaggio – L’anima e il sangue. Per quell’occasione la Bottega Tifernate ha realizzato le copie dei dipinti dell’artista lombardo per le scene del film. E Lazzari ha riprodotto una Vocazione di San Matteo per Francesco: «Ho in mente quel primo incontro con il Pontefice come fosse oggi» ricorda Lazzari, ancora fresco di emozione del secondo incontro, quello in cui ha portato a Bergoglio la Crocifissione bianca.

Entrambi gli incontri sono avvenuti nel salone di Casa Santa Marta: «La prima volta c’erano anche i rappresentanti di Sky. Si è trattato, diciamo così, di un incontro più ufficiale; lo scorso mercoledì 18 ottobre, invece, si è trattato di un incontro quasi casalingo, come se fossi andato a trovare il parroco. Eravamo solo lui, il Papa, monsignor Dario Viganò, ed io. È stata un’emozione indescrivibile, il momento più importante della mia vita umana e professionale. Abbiamo chiacchierato un quarto d’ora e Francesco ha voluto sapere tutto sulla tecnica con cui è stato realizzato. Gli ho anche fatto vedere le foto della lavorazione che è durata sei mesi».

La copia della Crocifissione bianca ha quasi commosso Francesco: «Ha guardato il quadro in silenzio, si capiva che stava riflettendo. Poi ha detto che nel dipinto ci sono il bianco e il nero ma anche i colori della speranza e ci sono i simboli di quello che accade oggi, come la barca con le persone che annegano, gli sfollati…».

È doveroso, a questo punto, fare qualche accenno al senso del dipinto di Chagall che risale al 1938, quando stava iniziando la persecuzione nazista contro gli ebrei. L’artista (russo di origine ebraica) ha voluto riprodurre sulla tela la sofferenza attraverso del suo popolo simboli e immagini. Al centro del quadro c’è il Cristo crocifisso, simbolo dell’ebraismo: ha il capo reclinato e, intorno alla testa, un’aureola bianca che rappresenta la santità. Tutt’intorno, scene di morte e distruzione, con case in fiamme e gente che piange, e i simboli dell’ebraismo: la stella di Davide, la Torah (la Legge ebraica), la Menorah (il candelabro a sette braccia). Da notare che, per evidenziare i punti di incontro tra la cultura ebraica e quella cristiana, Chagall ha voluto scegliere come simbolo dell’innocente condannato in modo ingiusto la figura di Gesù Cristo crocifisso.

La Vocazione di San Matteo del Caravaggio, invece, è il momento in cui Gesù chiama Matteo, indicandolo con un dito, a far parte degli Apostoli: l’uomo è seduto a un tavolo con gruppo di persone vestite come i contemporanei dell’artista, come in una scena da osteria. Colpisce e affascina la luce, simbolo della Grazia divina che, proprio per questo, non proviene dalla finestra (che, anzi, rimane priva di luminosità) ma alle spalle di Cristo.

di Tiziana Lupi

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