L’Archivio Vaticano non è più… segreto

8 Novembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Per secoli è stato ammantato di mistero. Ha addirittura ispirato teorie complottiste e perfino libri e film gialli: per tutti il vendutissimo Angeli e Demoni di Dan Brown.

Da oggi, però, c’è un motivo in meno per continuare a considerare l’Archivio Segreto Vaticano come la cassaforte di chissà quali misteri. E c’è un motivo in più per ridare a questo immenso patrimonio culturale della Chiesa il suo vero significato.

Papa Francesco ha deciso di cambiarne il nome sostituendo l’aggettivo “segreto” con “apostolico”: d’ora in poi, quindi, si dovrà parlare di Archivio Apostolico Vaticano. Ma qual è il significato di questo cambiamento? Che cosa ha indotto il Papa a questa scelta? Capiamolo meglio.

Dalla sua nascita, nel 1612, l’Archivio raccoglie documenti e volumi. Sono milioni: tutti quelli della Chiesa universale. Sono talmente tante opere, che gli scaffali che le ospitano messi in fila coprirebbero la distanza di 85 chilometri. Insomma è una biblioteca ricchissima che si trova in una struttura alle spalle del Palazzo Apostolico, a cui si accede dal Cortile del Belvedere e che si estende per due piani nel sottosuolo.

L’aggettivo “segreto” è entrato nel nome dell’Archivio nel  1646. Prima si era chiamato Archivio Nuovo e Archivio Apostolico. Questa parola, però, ha causato nel tempo diversi fraintendimenti e cattive interpretazioni. Nel latino volgare (il latino non letterario, parlato dalla maggioranza della popolazione romana) il termine secretum non voleva dire “segreto” nel senso che gli attribuiamo noi oggi, ma piuttosto “privato”, cioè, in questo caso, di esclusiva “giurisdizione” del Papa. Questo equivoco lo ha fatto considerare un luogo misterioso e inaccessibile, dove venivano conservate carte e documenti scottanti che il mondo non avrebbe mai dovuto vedere.

Proprio per sgombrare il campo una volta per tutte da ogni possibile incomprensione, papa Francesco ha deciso il cambiamento di nome. Lo ha comunicato con una lettera apostolica datata 22 ottobre e in forma di motu proprio, l’espressione latina che indica come questa sia stata un’iniziativa voluta proprio da lui. Ha voluto dare un forte segnale di trasparenza e cancellare ogni possibile interpretazione ambigua o negativa della parola “segreto”: la Chiesa non vuole nascondere nulla, anzi, vuole aprirsi a tutti.

Ma questo vuol dire che i documenti contenuti nell’Archivio Apostolico Vaticano saranno consultabili da chiunque? Le cose non stanno proprio così.

I documenti continueranno a essere accessibili a studiosi qualificati che chiedano di consultarli per giustificati motivi. Nelle quattro sale di studio presenti nell’Archivio, infatti, ogni anno arrivano circa 1.500 ricercatori da più di 60 Paesi del mondo, e non possono essercene più di 60 al giorno. Di solito sono accreditati da università e istituti culturali, senza distinzione di convinzioni politiche, credo religioso o nazionalità.

Per tutti gli altri, invece, restano disponibili solo le pubblicazioni dell’Archivio e i documenti che di tanto in tanto vengono messi in mostra.

E comunque non tutto il patrimonio sarà accessibile: resteranno segreti gli atti dei Conclavi, i documenti di papi e cardinali, i processi vescovili, le posizioni sul personale della Santa Sede e le cause matrimoniali, oltre a documenti particolari indicati dalla Segreteria di Stato.

di Valentino Maimone

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