L’abbraccio di papa Francesco ai 5.000 scout in udienza

7 Agosto 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Telefonini, social network…  ancora una volta papa Francesco si è rivolto ai giovani usando le parole che fanno parte della loro vita di tutti i giorni. Stavolta (sabato scorso) i giovani erano i partecipanti all’Euromoot, un raduno internazionale a cui partecipano oltre 5.000 ragazzi e ragazze dai 16 ai 21 anni provenienti da 20 Nazioni, appartenenti all’Unione Internazionale delle Guide e degli Scout d’Europa; raduno che si è svolto dal 27 luglio al 3 agosto e che li ha portati lungo itinerari storici di alcune regioni d’Italia. 

Nell’Aula Paolo VI Francesco è apparso gioioso come sempre accade quando si trova a parlare con i giovani. E la loro stanchezza («Avete compiuto un lungo cammino, siete un po’ stanchi sicuramente») gli ha offerto l’occasione di parlare della libertà: «Sono sicuro che dentro vi sentite più liberi di prima. E cosa ci dice questo? Che la libertà si conquista in cammino, non si compra al supermercato. La libertà non arriva stando chiusi in stanza col telefonino e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà. No, la libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri, mai soli».

A conferma di ciò il Pontefice ha ricordato gli esempi di cinque santi che hanno “camminato” nel senso da lui indicato, Paolo, Benedetto, Cirillo e Metodio, Francesco d’Assisi, Caterina da Siena: «Non hanno atteso qualcosa dalla vita, si sono fidati di Dio e hanno rischiato, si sono messi in gioco, in cammino per realizzare dei sogni così grandi che dopo secoli hanno fatte bene anche a noi, a voi, a tutti». E ha sottolineato: «Hanno dato la vita, non l’hanno tenuta per sé».

Dai cinque santi alle cinque parole che Bergoglio ha voluto offrire non solo come spunto di riflessione ma come vera guida per il cammino, parole prese dal Vangelo: «È il vero navigatore per la strada della vita, vi invito a tenerlo sempre con voi e ad aprirlo ogni giorno». Parole che Francesco ha definito «un programma di vita, parole semplici che tracciano una rotta chiara: date e vi sarà dato». 

Spiega il Papa: «Prima di tutto “date”.Oggi si pensa subito all’avere ma non c’è sazietà nell’avere. L’avere ingrossa il cuore, lo fa pesante; il dono lo fa leggero». Ecco perché Gesù fissa come punto di partenza proprio il dare: «Dare vuole dire alzarsi dalla poltrona, dalle comodità che fanno ripiegare su se stessi, e mettersi in cammino. Dare vuol dire smettere di subire la vita e scendere in campo per regalare al mondo un po’ di bene». Ecco l’esortazione: «Non accontentatevi di veder scorrere la vita in televisione, non credete che sarà la prossima app da scaricare a farvi felici. I sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta». Francesco ha poi messo in guardia i giovani anche dal pericolo dell’alienazione: «Dio ha creato ognuno originale. Non facciamo della nostra originalità una fotocopia. Quanti giovani oggi, è triste, sono una fotocopia. Tu dici: “Va bene, do il meglio di me, ma non è che faccio la figura dell’ingenuo e con il dare divento un ingenuo del quale tutti rideranno?”. Vorrei dirti: fidati di Gesù. Egli, dopo aver detto “date” aggiunge: “E vi sarà dato”. Dio è Padre e vi darà più di quello che immaginate. Quando sembra che ti tolga qualcosa, è solo per fare spazio e darti di più e meglio, per farti avanzare nel cammino. Ti libera delle false promesse dei consumi per farti libero dentro. Gesù ti rende felice dentro, non fuori. Gesù ti dà quello che nessuna cosa ti può dare; perché l’ultimo smartphone, la macchina più veloce o il vestito alla moda, oltre a non bastare mai, non ti daranno mai la gioia di sentirti amato e la gioia di amare».

Non è tutto. Le parole “Date e vi sarà dato” valgono anche nei confronti del creato: «Il creato non ha frontiere: è di tutti e per tutti. Le piante, i boschi, gli animali crescono senza confini, senza dogane. Il creato è fatto per collegarci con Dio e tra di noi, è il social di Dio. Se continuiamo a sfruttarlo, ci darà una lezione terribile. La stiamo già vedendo. Se ce ne prendiamo cura, avremo una casa anche domani». E conclude con un pensiero all’Europa: «L’amore per l’Europa che vi accomuna, non richiede solo osservatori attenti, ma costruttori attivi: costruttori di società riconciliate e integrate, che diano vita a un’Europa rinnovata; non protettrice di spazi, ma generatrice di incontri. L’Europa ha bisogno di incontrarsi».

COSA FANNO GLI SCOUT, UNA ISTITUZIONE ORMAI GLOBALE

Fondato nel 1907 dal tenente inglese sir Robert Baden-Powell, lo scautismo (scout in inglese significa esploratore) è uno tra i movimenti più diffusi al mondo con oltre 40 milioni di ragazzi e guide in oltre 200 Paesi. Il metodo educativo è basato sul volontariato e sull’”imparare facendo”, con attività all’aria aperta e in piccoli gruppi; il fine ultimo è la formazione fisica, morale e spirituale della gioventù.

Dagli 8 agli 11/12 anni i bambini si dividono in Lupetti, Lupette e Coccinelle e giocano sperimentando creatività e fantasia. Dagli 11/12 ai 16 anni i ragazzi diventano Esploratori e Guide: qui avventura e abilità manuale sono elementi fondamentali.

L’ultima fase della proposta educativa, per i giovani tra i 16 e i 21 anni, è il roverismo: a chi fa parte della Branca Rover e Scolte si chiede l’assunzione di una responsabilità diretta di servizio agli altri.

di Tiziana Lupi

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