L’abbraccio dei ministranti a papa Francesco

8 agosto 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Vivacissimi, con cappelli di paglia in testa, foulard colorati al collo con il logo del pellegrinaggio ben in vista, bandiere del proprio Paese di provenienza alla mano, oltre 60mila giovani chierichetti al motto di “Cerca la pace e perseguila” hanno invaso Roma per stringersi in un grande abbraccio a papa Francesco. Il raduno internazionale dei ministranti (era la 12ma edizione) è una tradizione che va avanti dai tempi del Concilio Vaticano II, quando ad avviarla furono i vescovi tedeschi, ma quest’anno ha raggiunto il record storico allargando la partecipazione ai giovani, maschi e femmine, provenienti da 18 Paesi del mondo, non solo quelli europei come Italia, Belgio, Francia, Croazia, Austria, Portogallo ma anche lontane terre caraibiche come Antigua e Barbuda. 

Una tre giorni di festa aperta a spazi di riflessione e preghiera che ha avuto il suo culmine martedì 31 nell’incontro con il Papa in una piazza San Pietro mai così popolata di giovani servitori all’altare. Francesco si è lasciato entusiasmare dal calore dei ragazzi che hanno sfidato le alte temperature animando per il pomeriggio la piazza con l’intonazione di canti spirituali e la lettura delle proprie testimonianze. Uno scambio vivo per i giovani chierichetti che alla vigilia del grande evento hanno dichiarato di voler lanciare con il loro incontro un messaggio di pace e fratellanza attraverso la costruzione di comunità che includano, che non abbiano muri. 

Francesco anche questa volta ha privilegiato il dialogo con i più giovani lasciando spazio ai loro interrogativi. «Fare il bene non è sempre facile, non siamo ancora santi. Come possiamo tradurre il nostro servizio nella vita quotidiana in un cammino verso la santità?» gli ha chiesto Paul, dalla Serbia. La risposta non si è fatta attendere. «Ci vuole fatica per fare sempre il bene e diventare santi. Il Signore ci ha dato un programma semplice per camminare sulla via della santità: il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Per concretizzarlo, Gesù ci ha indicato le opere di misericordia. Sono una via impegnativa ma alla portata di tutti. Basta che ognuno di noi cominci a chiedersi “Che cosa posso fare io, oggi, per venire incontro ai bisogni del mio prossimo?”». 

E non importa, ha aggiunto il Santo Padre «se sia amico o sconosciuto, connazionale o straniero. Credetemi, così facendo potete diventare davvero santi. Ricordatevi: in questa strada non c’è posto per i pigri!». Le opere di misericordia corporale e spirituale sono dunque il viatico per una vita santa, insegnamenti che sembrano già assorbiti dai giovani chierichetti.  C’è chi gli chiede perché la Fede è importante. E il Papa  risponde che «è essenziale, la Fede mi fa vivere. Direi che la fede è come l’aria che respiriamo. Ci aiuta a cogliere il senso della vita». Cioè che c’è Dio ci ama infinitamente. Lui «vuole entrare in una relazione vitale con noi e noi siamo chiamati a fare altrettanto. Tutti siamo figli di Dio e in questa famiglia della Chiesa il Signore nutre i suoi figli con la sua Parola e i suoi Sacramenti». 

Tra la folla sul sagrato si fa largo Francesco, quindicenne di Genazzano, provincia di Roma, che è arrivato con gli altri compagni della parrocchia. «Sono entusiasta di questo raduno. Il programma è ricco. Oltre alle messe e al pellegrinaggio alle tombe dei Papi, ho partecipato anche a un “blind date”, uno dei trecento incontri al buio a gruppi di tre diocesi organizzati in diversi posti di Roma». Il giovane Francesco ha anche un consiglio per il Papa che porta il suo stesso nome. «Secondo me lui è un rivoluzionario però dovrebbe ascoltare di più noi giovani, che abbiamo tanto da dire, e non solo i cardinali che sono anziani». Uno stimolo di cui la Chiesa appare comunque consapevole. «Quest’anno il raduno dei ministranti» spiega il vescovo Ladislav Nemet, presidente del Cim, l’associazione Coetus Internationalis Ministrantum, promotrice del pellegrinaggio «si colloca in scia con gli eventi in preparazione al sinodo dei giovani di ottobre. È ora di dare la parola ai ragazzi e alle ragazze».

ECCO CHI SONO I MINISTRANTI

I ministranti continuano a essere spesso chiamati “chierichetti” anche se questo termine non è più corretto. Servono all’altare nelle celebrazioni liturgiche e assistono il sacerdote. Possono essere maschi oppure femmine, ma devono aver compiuto almeno 9 anni, aver ricevuto la Comunione,  aver frequentato il gruppo della propria diocesi e avere in consenso dei genitori. 

di Nina Fabrizio

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