Il Papa in visita alla parrocchia di San Crispino

6 marzo 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Si intravede il Tevere dai palazzi sorti nei quartieri periferici di Roma Nord. Non è molta la distanza da percorrere dal Vaticano alla zona del Labaro, dove papa Francesco ha scelto di andare per la sua prima visita in parrocchia del 2019, lo scenario però cambia quando si imbocca la Flaminia. Accanto a case ben tenute c’è il degrado, qui l’emergenza è la povertà alla quale la comunità, composta da molti immigrati del sud Italia, ha risposto con generosità e con attivismo grazie alla presenza di vari movimenti ecclesiali tra cui la Comunità di Sant’Egidio e il Cammino Neocatecumenale. Alle 16 l’auto del Papa fa il suo ingresso nella parrocchia di San Crispino da Viterbo, sorta nel 1973 e visitata dieci anni dopo da Giovanni Paolo II. 

Don Luciano, parroco da due anni, racconta: «È stata una grande emozione. L’incontro con gli ammalati e i senza fissa dimora ha lasciato una traccia in ciascuno di noi e se queste erano le nostre priorità dopo l’abbraccio con il Papa ne abbiamo ancora più la certezza». Nell’incontro con il Papa i piccoli della Prima Comunione, i ragazzi della Cresima e i catechisti gli rivolgono alcune domande, poi è Francesco a prendere in mano la situazione e chiede: «Chi è il capo della malvagità?». Tutti rispondono che è il diavolo e lui ricorda che «è il nostro nemico più grande, che cerca di farci scivolare nella vita, che mette nel nostro cuore i desideri brutti». Offre caramelle all’anima poi fa venire il mal di pancia ma dal quale ci si può difendere pregando Gesù che «sempre ci dice la verità». 

Confessa il Papa: «Tutti possiamo sbagliare, anche io perché sono umano», poi esprime la gioia di stare tra i bambini perché dice che hanno la voglia di aprirsi a Gesù. «Insieme è la parola che più ha rappresentato la presenza di Francesco da noi» racconta il parroco. Il Pontefice lo ha detto ad anziani e senza fissa dimora assistititi. «Quando siamo soli, siamo deboli, abbiamo le nostre debolezze, materiali, spirituali. E tante volte, da soli finiremmo sconfitti. Quando siamo insieme diventiamo forti per resistere, forti per vincere nella vita». 

Guardando un bimbo che dorme, Bergoglio fa una battuta: «Dorme come un legno! Ho cercato di svegliarlo, e niente. Perché? Perché non è solo: è nelle braccia della madre e questo dà sicurezza. Anche noi, quando siamo insieme, potremo dormire tranquilli perché ci saranno altri che ci difenderanno». Una risata il Papa la strappa anche nell’incontro con gli anziani. «Quando venivo qui, prima di entrare, ho sentito una voce interiore che mi diceva: “Adesso ti portano dal sindacato” – “Ma quale sindacato?”, “Il tuo! Quello degli anziani!”».

Anche qui il Papa rimarca la parola “insieme” per aiutarsi gli uni con gli altri. «Agli anziani io direi che la vecchiaia non è una cosa brutta, quando si vive bene, è come il buon vino, che con gli anni diventa più buono. Ma non è per tenerla per noi, è per darla, per offrirla, offrire la saggezza. Ognuno di noi, del “sindacato”, non deve essere chiuso in sé stesso: se è un buon vino, deve darlo. Anche la testimonianza della malattia, portata con pazienza, è una testimonianza che ci fa tanto bene». 

Nell’incontro con le famiglie di bimbi battezzati nell’anno, Francesco ricorda che con il sacramento «Dio entra nel cuore dei bambini, è come un sigillo che non se ne andrà mai, è il Signore, la sua presenza». Don Luciano spiega: «Ho visto il vero Pastore, sono grato perché vederlo come si accosta ai malati e alle persone in difficoltà è uno degli insegnamenti più grandi. Lui parla tanto di tenerezza ma non è solo una parola, la vive concretamente con chi ha bisogno e questa immagine insieme a quel noi che ci ha ripetuto più volte sono le cose che mi porterò dietro per sempre». Prima della messa, Francesco confessa cinque fedeli, poi alle 17.20 circa indossa i paramenti liturgici e si avvia in processione per entrare nella chiesa. Nell’omelia prende spunto dalla frase: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?» sottolineando che siamo bravi a guardare i difetti degli altri. Vivere così è da ipocriti perché «il chiacchiericcio semina discordia, semina inimicizia, semina il male. Con la lingua incominciano le guerre». Il lascito del Papa è semplice: vivere la Quaresima correggendo questi atteggiamenti, pulendo il cuore dalle chiacchiere grazie alla preghiera ma anche mordendosi la lingua. È sera quando, fuori dalla parrocchia, al microfono ringrazia per l’accoglienza e recita insieme ai fedeli un’Ave Maria. Quell’insieme che è il segreto di tutto.

di Benedetta Capelli

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