La trasfigurazione di Gesù, un evento da festeggiare

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la basilica della Trasfigurazione sul monte Tabor, Israele (credits: Getty Images)

la basilica della Trasfigurazione sul monte Tabor, Israele (credits: Getty Images)

Questa festa «è un antidoto alla bruttezza e all’elogio della bruttezza che oggi è quasi dominante: è l’ingresso nello splendore della Verità», dice don Massimo Serretti. Mercoledì 6 agosto la Chiesa festeggia la Trasfigurazione di Gesù. È una ricorrenza liturgica molto importante, ma il suo significato può sembrare difficile. Ne abbiamo parlato, allora, con don Massimo Serretti, che insegna Teologia Dogmatica (in pratica, lo studio ordinato delle questioni più importanti della Fede) alla Pontificia Università Lateranense di Roma. A lui abbiamo chiesto di spiegarci ciò che un fedele deve sapere per celebrare nel modo più giusto questa ricorrenza agostana.

Che cos’è la trasfigurazione?
Per cominciare: che cos’è la Trasfigurazione? È un evento della vita di Gesù raccontato nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca. Poco prima del suo arresto, della Passione e della morte a Gerusalemme, Gesù sceglie tre Apostoli tra i dodici (Pietro, Giacomo e Giovanni) e li conduce «su un alto monte», il Tabor in Galilea. Vuole che siano «testimoni oculari di un fatto», spiega don Massimo: «E, come scrive l’evangelista Luca, “mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante”. È il cambiamento della forma e dell’aspetto di Gesù: quel giorno egli mostra ai suoi tre amici un piccolo raggio della sua infinita divina gloria». Gesù, quindi, fa un dono di sé, fa una rivelazione, che «non è un semplice far vedere qualche cosa», commenta don Massimo, ma è «rendere partecipi di sé coloro ai quali ci si rivela». A questo punto dell’episodio, appaiono Mosè ed Elia, i due grandi profeti che «hanno preparato la via all’avvento di Gesù».

Conversano con Gesù “del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme (“esodo” nel senso di partenza volontaria): questo vuol dire – spiega don Massimo – che Gesù sta portando a compimento la sua vicenda terrena. I Vangeli descrivono i discepoli come assonnati e poi colpiti dalla bellezza che si sta manifestando davanti a loro; Pietro si spinge a chiedere a Gesù di fare tre capanne, una per Gesù stesso, una per Mosè e una per Elia… Improvvisamente arriva una nuvola e la sua ombra avvolge tutti; i discepoli, impauriti, sentono una voce: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”… «Qui la rivelazione arriva al culmine», spiega don Massimo, «perché Dio stesso, Dio Padre, svela sia l’identità di Gesù sia la relazione d’amore che c’è tra il Padre e il Figlio. Dopo queste parole, nessuno può più far finta di niente e continuare a vivere come se Dio non avesse parlato».

Ogni fedele “vive” la trasfigurazione
I Vangeli raccontano che Gesù restò in silenzio e che nei giorni seguenti tutti tacquero su quanto accaduto. Narrato l’episodio, dobbiamo chiederci come un fedele possa avvicinarsi a questo momento della vita della Chiesa, cruciale e di profonda ricchezza. «Occorre appartarsi con Gesù e salire sul monte», dice don Massimo Serretti, e sentire la “bellezza” del posto in cui ci si trova, come aveva fatto l’apostolo Pietro. L’evangelista Luca gli fa dire: “È bello per noi stare qui”. Ma “qui” dove? «Nella sua compagnia, che è la Chiesa: dice l’apostolo Paolo che nel volto di ogni cristiano brilla il riflesso della gloria che rifulge nel volto di Cristo», spiega don Massimo.

«Tutta la vita del cristiano può essere guardata e interpretata alla luce della Trasfigurazione. Anche per il cristiano, come per Cristo, non si tratta di diventare quel che non si è, ma di entrare nella verità del Creatore. Noi tutti siamo a immagine e secondo la somiglianza di Dio, ma questo non si vede più: non si vede più lo splendore della bellezza che il Creatore ci ha assegnato. In Cristo, allora, ogni uomo è chiamato a riacquisire la sua bellezza originaria e a riceverne una ancora più splendente. Senza questo», conclude don Massimo, «non si vedrebbe il motivo di questa festa».

Ma il 6 agosto è anche una festa popolare
Una festa, questa della Trasfigurazione, istituita nel 1457 da papa Callisto III per gratitudine dopo la vittoria cristiana sui Turchi a Belgrado, nel 1456. È molto sentita in Sicilia: a Cefalù (Pa), per esempio, ci sono quattro giorni di festa e il 6 agosto si svolge la ’Ntinna a mari, una disfida tra pescatori. La festa, però, è sentita anche a Montella (Av), dove sorge il santuario del Santissimo Salvatore, gemellato con la basilica della Trasfigurazione sul monte Tabor, in Israele; il 6 agosto i pellegrini, risalgono la montagna del santuario a piedi, in segno di devozione, partendo di notte per poter partecipare alla funzione religiosa della mattina.

di Benedetta Capelli

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