La festa di Pentecoste nelle parole di papa Francesco

12 Giugno 2019 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

Nello scorso fine settimana papa Francesco ha celebrato la festa di Pentecoste, cioè la discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli. Lo ha fatto con due Messe: quella Vespertina nella Vigilia (sabato) e quella della domenica, entrambe celebrate sul Sagrato della Basilica Vaticana.

Alla prima hanno partecipato circa cinquantamila persone, provenienti soprattutto dalle parrocchie romane (era l’Eucarestia della Veglia di Pentecoste della diocesi di Roma). Per questo, Francesco ha pronunciato un’omelia “dedicata” proprio agli abitanti della capitale. Parlando dello Spirito Santo che trasforma la Chiesa in un grembo di misericordia, Bergoglio ha detto: «Quanto vorrei che la gente che abita a Roma riconoscesse la Chiesa, “ci” riconoscesse per questo “di più” di misericordia, per questo “di più” di umanità e di tenerezza di cui c’è tanto bisogno!».Francesco conosce bene il disagio di tanti che vivono a Roma, che è il disagio proprio delle grandi città gravate da mille problemi, e sa quanto sia grande il bisogno di sentirsi accolti: «Si sentirebbe come a casa, la “casa materna” dove si è sempre benvenuti e dove si può sempre ritornare. Si sentirebbe sempre accolta, ascoltata, aiutata a fare un passo avanti nella direzione del regno di Dio. Come sa fare una madre, anche con i figli diventati ormai grandi».

Naturalmente, perché ciò accada un ruolo devono svolgerlo proprio sacerdoti, vescovi e tutti i religiosi, troppo spesso percepiti lontani dai fedeli: «Per metterci in ascolto del grido della città di Roma, anche noi abbiamo bisogno che il Signore ci prenda per mano e ci faccia scendere dalle nostre posizioni, scendere in mezzo ai fratelli che abitano nella nostra città, per ascoltare il loro bisogno di salvezza, il grido che arriva fino a Lui e che noi abitualmente non udiamo». Questo può accadere solo con l’aiuto dello Spirito Santo: «Si tratta di aprire occhi e orecchie ma, soprattutto, il cuore, ascoltare con il cuore».

Anche l’omelia della Messa della Domenica di Pentecoste si è aperta con l’importanza del ruolo dello Spirito Santo, la Persona della Santissima Trinità che spesso dimentichiamo o rischiamo di sottovalutare. Un’importanza dimostrata fin dai tempi degli Apostoli, ancora confusi dopo la Risurrezione di Gesù: «Pentecoste arrivò, per i discepoli, dopo cinquanta giorni incerti. Da un lato Gesù era Risorto, pieni di gioia lo avevano visto e ascoltato, e avevano pure mangiato con Lui. Dall’altro lato, non avevano ancora superato dubbi e paure: stavano a porte chiuse, con poche prospettive, incapaci di annunciare il Vivente». È la discesa dello Spirito Santo, sottolinea Francesco, a giungere in loro aiuto: «Poi arriva lo Spirito Santo e le preoccupazioni svaniscono: ora gli Apostoli non hanno timore nemmeno davanti a chi li arresta; prima preoccupati di salvarsi la vita, ora non hanno più paura di morire».

Ecco l’importanza dello Spirito Santo: «È la Persona più concreta, più vicina, quella che ci cambia la vita» assicura Francesco, esortandoci a guardare all’armonia che lo Spirito ha donato agli Apostoli. Senza, però, confondere l’armonia e la pace con la soluzione di tutti i nostri problemi: «La pace non consiste nel sistemare i problemi di fuori, Dio non toglie ai suoi tribolazioni e persecuzioni. È una pace che rende il cuore simile al mare profondo, che è sempre tranquillo anche quando in superficie le acque si agitano».

Il nostro problema, prosegue Francesco, è che troppo spesso invece rimaniamo in superficie: «Anziché cercare lo Spirito tentiamo di rimane a galla pensando che tutto andrà meglio se passerà quel guaio, se non vedrò più quella persona, se migliorerà quella situazione. E si cerca la soluzione rapida, una pastiglia dietro l’altra per andare avanti, un’emozione dietro l’altra per sentirsi vivi». Una soluzione assolutamente inutile e ingannevole perché ciò di cui abbiamo bisogno è altro: «Abbiamo soprattutto bisogno dello Spirito: è Lui che mette ordine nella frenesia».

Ed è Lui che porta armonia: «Oggi nel mondo le disarmonie sono diventate vere e proprie divisioni: c’è chi ha troppo e chi nulla. Nell’era dei computer si sta a distanza: più “social” ma meno sociali. Viviamo in una cultura dell’aggettivo che dimentica il sostantivo delle cose e anche in una cultura dell’insulto. Chi vive secondo lo Spirito, invece, porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà».

QUANDO LO SPIRITO SANTO DISCESE SU MARIA E SUGLI APOSTOLI

La Pentecoste (a sinistra una tela del pittore El Greco, 1600, Museo del Prado di Madrid) è tra le più importanti festività del mondo cristiano. Si celebra l’effusione dello Spirito Santo, dono di Gesù, e la nascita della Chiesa. Cade nel cinquantesimo giorno dopo Pasqua (da questo numero in greco prende il nome), di domenica.

La ricorrenza della Pentecoste, detta anche Festa dello Spirito Santo, è celebrata fin dal primo secolo e conclude le festività del Tempo pasquale ricordando un episodio narrato negli Atti degli Apostoli e nei Vangeli di Luca e di Giovanni: il giorno della festa di Pentecoste, mentre i discepoli di Gesù si trovavano tutti nello stesso luogo, sentirono un forte rumore e un vento impetuoso riempì la casa dove stavano, quindi videro qualcosa di simile a lingue di fuoco che si separavano e si posavano su ciascuno di loro; tutti i presenti furono ripieni di Spirito Santo e si misero a parlare in altre lingue.

di Tiziana Lupi

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