La liturgia penitenziale particolare di papa Francesco

22 marzo 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Passano gli anni, ormai già quattro e non sono pochi, ma l’emozione che certe immagini di papa Francesco riescono a suscitarci non accenna a diminuire. Una per tutte, quella che lo scorso venerdì 17 marzo, in occasione della celebrazione della liturgia penitenziale nella basilica di San Pietro, ce lo ha mostrato togliersi i paramenti, recarsi con passo deciso verso il confessionale, inginocchiarsi e iniziare la sua confessione. Davanti a lui c’era padre Rocco Rizzo, il rettore dei penitenzieri vaticani che già altre volte ha avuto modo di raccogliere la confessione del Pontefice.

Per onor di cronaca, vi è da dire che l’incontro è stato piuttosto breve, quattro minuti circa, dopodiché Francesco si è sistemato a sua volta all’interno di un confessionale per ricevere lui, per circa quaranta minuti, alcuni penitenti. Sette, per la precisione, tutti laici: tre uomini e quattro donne.

A fare da sottofondo alle loro confessioni, ma anche a quelle di tutti gli altri fedeli, c’erano i canti dei pueri cantores (cioè i bambini cantori) della Cappella Sistina. Rispetto alle altre celebrazioni, inclusa quella della liturgia penitenziale, questa volta Francesco ha fatto un’eccezione e non ha voluto pronunciare né l’omelia né alcun commento alla lettura del Vangelo.

Una scelta inusuale. Probabilmente deve avere deciso di dare assoluta priorità al silenzio e alla meditazione (lunghi, almeno dieci minuti) in vista delle confessioni individuali che sarebbero seguite di lì a poco. In un periodo nel quale, immersi nell’incessante rumore della vita quotidiana, il silenzio sembra essere diventato un lusso che fatichiamo a permetterci. Non a caso, proprio per aiutare i fedeli a prepararsi nel modo migliore ad accostarsi al sacramento della Riconciliazione, quest’anno il libretto della liturgia conteneva anche alcuni spunti per un buon esame di coscienza. Con domande su temi importanti come, ad esempio, l’aborto, ma anche sui normali accadimenti della giornata legati al lavoro o alla guida dell’automobile.

Sì, perché forse non ci pensiamo, ma anche guidare in modo pericoloso, mettendo a rischio la vita nostra o degli altri è un peccato… Prima della celebrazione della liturgia penitenziale, che precede l’iniziativa “24 ore per il Signore” (la giornata di adorazione e confessione che si svolge in numerose diocesi del mondo nella Quarta Domenica di Quaresima e che quest’anno cade tra il 24 e il 25 marzo), venerdì mattina papa Francesco aveva già incontrato i partecipanti al corso annuale sul foro interno della Penitenzieria apostolica e con loro era stato molto serio nei concetti anche se aveva utilizzato un esempio piuttosto leggero : «È il tipo di tribunale che mi piace davvero! Perché è “un tribunale della misericordia” al quale ci si rivolge per ottenere quell’indispensabile medicina per la nostra anima che è la Misericordia divina!» ha detto il Santo Padre, aprendo il suo intervento.

Poi dopo avere indicato ai presenti la strada per diventare buoni confessori, il Santo Padre ha raccontato una leggenda sulla Madonna dei mandarini: «Esiste nel Sud d’Italia, dicono che sia la patrona dei ladri» ha detto, sorridendo. Sorriso che ha inevitabilmente contagiato anche i presenti, ma le citazioni che hanno riguardato la Beata Vergine non erano ancora finite. 

In un secondo tempo, papa Francesco ha raccontato un’altra storia, quella della Madonna che perdona i ladri, facendoli entrare in Paradiso dalla finestra di nascosto quando san Pietro, che ne ha le chiavi, chiude le porte per la notte, ha esclamato suscitando l’ilarità generale: «Ma non dire che i ladri vanno in Cielo!».

COME SI AFFRONTA LA CONFESSIONE SECONDO PAPA FRANCESCO

Prepariamoci alla confessione con un buon esame di coscienza, possibilmente fatto leggendo la Parola di Dio. Testi utili in questo senso sono il Decalogo (cioè i Dieci Comandamenti) e il Discorso della Montagna (cioè le beatitudini).

Accostiamoci al confessionale con atteggiamento di contrizione. La confessione non è una pratica da sbrigare ma un sacramento al quale bisogna avvicinarsi con il dolore dell’animo e la riprovazione per il peccato commesso, insieme al proposito di non peccare più.

Ricordiamo che ciascuno di noi è tenuto a confessare i peccati gravi almeno una volta all’anno. Se siamo consapevoli di avere commesso un peccato mortale, non ci accostiamo alla Comunione prima di esserci confessati.

Confessiamo regolarmente i peccati veniali, cioè le piccole colpe quotidiane di ciascuno di noi. Questo ci sarà molto utile a formare la nostra coscienza e lottare contro le cattive inclinazioni. Se possibile, scegliamo un confessore che ci assista con regolarità nel nostro cammino spirituale.

Facciamo attenzione a non celare alcun peccato, neanche i più riprovevoli. Se ci accorgiamo di averne tralasciati, confessiamolo la volta dopo. Eseguiamo la penitenza assegnataci per recuperare la piena salute spirituale.

I CONSIGLI DEL PAPA PER UN BUON CONFESSORE

Coltivare la preghiera: ‹‹Un confessore che prega sa bene di essere lui stesso il primo peccatore e il primo perdonato››.

Via i cartelli con i giorni e gli orari per le confessioni. Bisogna essere disponibili a confessare ogni volta che qualcuno lo chiede: ‹‹Il confessionale aperto è il cuore di Dio aperto››.

In caso si riscontrino nel penitente veri e propri disturbi spirituali, non si deve esitare a rivolgersi ad un esorcista.

Nel confessionale ‹‹c’è Cristo che accoglie, Cristo che ascolta, Cristo che perdona, Cristo che dona pace››. Perciò, ‹‹qualunque sia il peccato che viene confessato, o che la persona non osa dire, ma lo fa capire, il confessore deve porsi come canale della misericordia di Dio››.

Mai giudicare con un senso di superiorità ma ‹‹coprire il peccatore con la coperta della misericordia››, soprattutto quando un peccatore per vergogna non riesce a confessare il suo peccato.

IO CONFESSATA DA FRANCESCO: IL PAPA E’ COME UN NONNO

Essere confessati dal Papa in persona non è cosa di tutti i giorni. Ne abbiamo parlato con Paola G., una lettrice che preferisce non svelare interamente la sua identità. «Il Papa ha sempre dato grande importanza al Sacramento della riconciliazione che lo rende solidale con i peccatori sul cammino della conversione» ci anticipa. «La confessione è per lui un momento incentrato sulla misericordia. Lui sa che questo ci aiuta nella crescita della vita spirituale».

Ma com’è essere confessati dal Papa? «Lui principalmente ascolta. E vuole che si dica tutta la verità: nulla può rimanere celato. Questo fa sì che, dopo, si dorma tranquilli, perché affidati alla misericordia divina».

È importante confessarsi spesso? «Per lui è importante avere regolarità. Sarà perché è un gesuita…» aggiunge. «L’atteggiamento del Papa, a mio parere, è quello di un pastore che vuole responsabilizzare i fedeli sulle loro scelte. Del resto, lui stesso si confessa con frequenza».

Ma lui come si comporta? «Innanzitutto è molto attento e sempre pronto al perdono. Sappiamo che si ispira a quel prete di Buenos Aires che la sera davanti al crocefisso si chiedeva se avesse confessato troppo, rimanendo convinto che il primo a essere misericordioso è nostro Signore. Per caprici meglio, mi viene da dire che è come un nonno, un nonno molto comprensivo ma attento: non gli sfugge nulla».

E chissà che emozione davanti a lui… «Beh l’emozione è enorme. Ma il Papa sa mantenere un’atmosfera di calma: non ho mai provato un attimo di tensione. È comprensivo e sa distendere il clima, anche con un sorriso. Però evitate di chiedergli di confessare parenti o amici. Lui confessa solo chi vuole farlo veramente, non chi vogliamo noi. Poi c’è la sorpresa: a fine confessione regala quasi sempre un rosario o una immagine di Maria».     (Adriano Alimonti)

di Tiziana Lupi

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