La diocesi di Roma ha incontrato il suo Vescovo

22 Maggio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

La franchezza che il Papa chiede ai preti della sua diocesi ha il volto di don Mario, che per primo prende la parola nell’incontro con il Vescovo di Roma, Francesco appunto, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Un incontro fissato per “fare il punto” sul cammino che la Chiesa di Roma ha intrapreso da un paio d’anni sui temi del “fare memoria” e della “riconciliazione”.

Francesco, dunque, ascolta il parroco di San Battista de’ Rossi e comprende l’abbattimento per l’allontanamento di molti, condivide l’idea di una Roma da evangelizzare usando la «forza travolgente» del Vangelo…

D’altronde nelle parole di don Mario c’è consapevolezza, ma non rassegnazione; c’è il desiderio di ricevere un incoraggiamento da un «profeta di speranza» come Francesco.

E allora il Papa nel suo stile sincero incoraggia a essere sempre più «Chiesa in uscita», a non sistemare troppo la diocesi per non correre il rischio di creare un «museo ecclesiastico», a lasciarsi travolgere dal vento dello Spirito Santo.  La prima cosa da fare è: «Ascoltare il grido della gente, quel che essa chiede al Signore… Spesso anche noi non ascoltiamo o facilmente dimentichiamo…».

Per saper ascoltare che cosa serve? «L’umiltà, il guardarsi bene dal disprezzare i “piccoli”, chiunque essi siano: giovani nel tunnel della droga, famiglie provate dalla quotidianità o sfasciate, peccatori, poveri, stranieri, persone che hanno perso o non hanno mai avuto la fede, anziani, disabili… Solo in un caso ci è lecito guardare una persona dall’alto in basso: per aiutarla ad alzarsi».

Secondo “tratto” necessario è il disinteresse per se stessi: «Che il Signore ci riempia il cuore dell’audacia e della libertà di chi non è legato da interessi e vuole mettersi con empatia e simpatia in mezzo alle vite degli altri».

Terza e ultima indicazione per poter ascoltare il grido ed evangelizzare è avere sperimentato le Beatitudini: «Significa avere imparato dal Signore e dalla vita dov’è la gioia vera, che il Signore ci dona, e saper discernere dove trovarla e farla trovare agli altri, senza sbagliare strada… Dobbiamo offrire la vita delle Beatitudini, cioè la gioia dell’incontro con la misericordia di Dio, la bellezza di una vita di famiglia dove si è accolti per quello che si è, di relazioni davvero umane piene di mitezza.

Francesco porta l’esempio di suor Geneviève, che vive con i circensi: «Prega, sorride, accarezza: fa del bene con le Beatitudini». Poi ricorda una foto messa dal cardinale Krajewski («un po’ diavoletto») nell’Elemosineria. Una donna ben vestita si volta dall’altra parte di fronte a chi chiede la carità: «Quella fotografia si chiama “indifferenza”. Se offriamo questo spettacolo ci meritiamo le parole di Gesù: “Non ho bisogno di voi… Anzi, poiché rischiate di fare molti danni, sarebbe meglio che spariste, nel fondo del mare”. Roma è un po’ lontana dal mare, ma si può dire: “Vatte a butta’ ner Tevere”».

di Benedetta Capelli

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