Iraq: l’appello del Santo Padre

tweet
Lo spettacolo di fuochi d’artificio chiamato “La Girandola di Castel Sant’Angelo” venne introdotto nel 1481 per celebrare il pontificato di Sisto IV (credits: Getty Images)

Lo spettacolo di fuochi d’artificio chiamato “La Girandola di Castel Sant’Angelo” venne introdotto nel 1481 per celebrare il pontificato di Sisto IV (credits: Getty Images)

Piazza San Pietro è colorata da migliaia di ombrelli. A prima vista potrebbe sembrare una domenica di pioggia e invece i tanti stranieri giunti qui li usano per ripararsi dal sole. È molto caldo, tutti hanno una bottiglietta d’acqua in mano, per la felicità dei bar aperti su via della Conciliazione, indossano occhiali scuri e abiti leggeri. Insomma, l’abbigliamento del tipico turista che alle 12 ha un appuntamento particolare con papa Francesco.

Gesù Cristo ci trasforma
In piazza arrivano anche tanti fedeli che hanno partecipato alla messa per la solennità dei Santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana, senz’altro più fresca rispetto all’esterno. Sul volto di Francesco la temperatura non incide, l’Angelus è sempre un’occasione per regalare sorrisi a chi lo ascolta e lo guarda da lontano, per essere in contatto diretto con i pellegrini che lo attendono per ore.

A colpire stavolta, dopo la preghiera mariana, è l’accorato appello per l’Iraq, sconvolto dalle tensioni e dalle violenze che, da settimane, stanno insanguinando il Paese. Il Papa ricorda le dolorose notizie che giungono da lì e pertanto, unendosi ai vescovi iracheni, invita i governanti al dialogo perché «si possa preservare l’unità nazionale ed evitare la guerra». «Sono vicino» aggiunge «alle migliaia di famiglie, specialmente cristiane, case e che sono in grave pericolo. La violenza genera altra violenza; il dialogo è l’unica via per la pace ».

Il tono è serio e preoccupato, Francesco ci ha sempre suggerito che è la preghiera l’unica via per cambiare i cuori. Lo ha fatto per la Siria, ha tentato con la Terra Santa e ora per il Paese del Golfo chiede di pregare Maria «perché custodisca il popolo dell’Iraq». La piazza lo segue nella recita dell’Ave Maria che lui sembra dire a occhi chiusi. Nell’Angelus, ritorna sulla solennità dei Santi Pietro e Paolo che la Chiesa di Roma ha voluto celebrare in un’unica festa perché, dice il Papa, la fede li ha resi fratelli e il martirio li ha fatti diventare una cosa sola.

Due vite diverse unite dalla chiamata del Signore; Pietro arriva a rinnegare Gesù e Paolo era noto per aver perseguitato i cristiani. Eppure in loro l’amore di Dio ha fatto grandi cose, entrambi «si sono lasciati trasformare dalla sua misericordia; così sono diventati amici e apostoli di Cristo». Sono loro, ancora oggi, a indicarci la strada della salvezza. «Anche noi, se per caso cadessimo nei peccati più gravi e nella notte più oscura, Dio» sottolinea il Papa «è sempre capace di trasformarci», perdonarci, cambiare «il buio del peccato in un’alba di luce».

La spinta a superare l’egoismo
Francesco ricorda che «Pietro ci insegna a guardare i poveri con sguardo di fede e a donare loro ciò che abbiamo di più prezioso: la potenza del nome di Gesù»mentre la folgorazione di Paolo a Damasco è la dimostrazione che l’incontro con Gesù trasforma la vita. «Non è possibile ascoltare questa Parola e restare fermi al proprio posto, restare bloccati sulle proprie abitudini. Essa ci spinge a vincere l’egoismo che abbiamo nel cuore per seguire decisamente quel Maestro che ha dato la vita per i suoi amici».

L’infiorata e la girandola
La festa dei due Santi suscita dunque «una grande gioia» perché, secondo il Papa, mostra l’opera della misericordia di Dio nel cuore di due grandi peccatori. «E Dio» conclude «vuole colmare anche noi della sua grazia, come ha fatto con Pietro e con Paolo». Al termine dell’Angelus c’è spazio anche per salutare gli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno, le delegazioni che li hanno accompagnati per la cerimonia dell’imposizione del pallio.

I saluti del Papa sono tanti: ci sono i fedeli di Roma in festa per i loro patroni ma soprattutto gli artisti che hanno realizzato una grande infiorata da Via della Conciliazione a San Pietro. «Sono stati bravi questi artisti, complimenti!» dice contento. In effetti le opere composte con i petali di fiori sono davvero di gran pregio, tra santi e Madonne spuntano immagini di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, appena canonizzati, e pure papa Francesco nel suo tipico gesto con il pollice come per dire che “tutto è a posto”.

Sono oltre mille i maestri fiorai arrivati a Roma da tutto il mondo, oltre 500 mila i fiori utilizzati per tremila metri quadrati, 50 i quadri floreali realizzati. Una tradizione che si ripete dalla prima metà del XVII secolo e che il Pontefice ha mostrato di gradire. Un Papa sempre più “romano”, perché l’augurio finale è stato per il tradizionale spettacolo di fuochi d’artificio chiamato “La Girandola di Castel Sant’Angelo” che, ancora una volta, vuole onorare i Santi Pietro e Paolo, quest’anno promuove anche un’iniziativa benefica per la Terra Santa.

Lo spettacolo pirotecnico è stato realizzato da 18 tecnici, un progettista e un sofisticato apparato tecnologico che si è avvalso di centraline radio per l’accensione dei fuochi. Chissà se da Casa Santa Marta papa Francesco avrà intravisto le luci di uno spettacolo davvero mozzafiato.

di Benedetta Capelli

TAG

, , , , , ,