Io, musulmano, e chierichetto del Papa

18 novembre 2016 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Un musulmano al fianco del Santo Padre in una funzione all’interno della basilica di San Pietro, per lanciare ai credenti di due religioni un messaggio di pace, di dialogo e di tolleranza reciproca. È un gesto importante, quello compiuto da Francesco e da Issam, trentaquattrenne marocchino detenuto nel carcere di Busto Arsizio (in provincia di Varese), che per la prima volta per una persona di fede islamica è comparso nella veste di ministrante alla messa in Vaticano, celebrata dal Papa in occasione del Giubileo dei carcerati domenica 6 novembre.

L’uomo ha alle spalle una storia fatta di criminalità e droga, cominciata con un viaggio dalla Libia su un barcone, proprio come tanti altri immigrati: eppure, da tempo, dopo una condanna a 14 anni, ha instaurato un personale percorso di redenzione. Issam è arrivato dalla casa circondariale varesina con altri carcerati, alcuni dei quali collaborano con lui al giornale Voce libera, la pubblicazione curata dai detenuti di Busto Arsizio.

E oggi, a pochi giorni di distanza da questa piccola ma grande storia è lo stesso Issam a raccontarci come è andata: «Ho accettato perché voglio dare un messaggio di pace ed essere di esempio a tutti i musulmani  perché non siamo diversi da nessun altro. Anche il Papa è entrato in una moschea (in Turchia nel 2014 e in Azerbaijan poche settimane fa; ndr.), accettando il dialogo, quindi lo posso fare anch’io». La domanda più ovvia è se abbia paura che il suo gesto di pace possa anzi essere frainteso dal mondo dell’Islam: «Io rimango musulmano e la mia fede resta quella – ha continuato – di certo non ho paura di niente. L’ho fatto per me e per gli altri. Anzi, tanti altri fedeli musulmani mi hanno fatto i complimenti. Papa Francesco? Gli ho chiesto di pregare per me, per la mia famiglia, per noi carcerati. Il Papa mi ha detto di fare altrettanto. È una bella persona, mi ha stretto la mano e mi sono molto emozionato». Per Issam, che ha scelto una sua strada di fede, ma anche un sentiero di pace parallelo, non resta che pensare al suo futuro, a trovare un lavoro quando avrà finito il suo periodo di detenzione.

Accanto alla storia di Issam, ce ne è però anche un’altra. Quella di Claudio Bottan, anche lui detenuto a Busto Arsizio e direttore di Voce libera: il giornale per cui scrive anche Issam.

Ci racconta Claudio: «La visita a Roma è stata organizzata dal nostro cappellano, don Silvano Brambilla. Siamo arrivati nella capitale il sabato e solo allora ci ha detto che avremmo preso parte alla funzione col Papa. Credo che lo abbia fatto per non metterci ansia! Del nostro gruppo, in otto hanno fatto i chierichetti, a due sono state affidate le letture e uno ha fatto l’addetto al microfono. A Issam è stato chiesto di lavare le mani a papa Francesco: ha avuto un po’ di titubanza quando ha saputo che avrebbe dovuto indossare l’abito da ministrante, e non sapeva se era compatibile con la sua religione ma poi si è convinto. Con il Santo Padre, tutto è andato bene: è una persona umilissima e carismatica: gli abbiamo regalato una copia del nostro giornale e una chiave di San Pietro in cioccolata fatta proprio qui da noi in carcere, nel nostro laboratorio di pasticceria». 

di Stefano Vietta

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