In viaggio nell’Argentina di Papa Francesco

21 Luglio 2014 Foto e video story, Gallery

tweet
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)
  • (credits: Getty Images)

A Buenos Aires papa Francesco è nato, è cresciuto, ha fatto il seminario e poi l’università. Nella capitale argentina ha insegnato letteratura e psicologia, è stato prima vescovo ausiliare e poi arcivescovo. Buona parte della sua vita prima di salire al soglio di Pietro, è legata a questa metropoli ed è qui che Il mio Papa, naturalmente, ha deciso di andare alla ricerca delle radici del Pontefice, cercando i luoghi che ha frequentato o che gli sono cari e le persone che lo hanno conosciuto bene quando ancora era vescovo o un semplice prete gesuita.

La prima tappa di questo viaggio è l’Hogar sacerdotal don Espinoza, una casa di riposo per sacerdoti anziani di Flores, il quartiere di Buenos Aires dove c’era la casa dei Bergoglio, che Francesco ha indicato in  una intervista come il luogo che aveva scelto per ritirarsi una volta compiuti 75 anni. Ma a Buenos Aires abbiamo intervistato anche il suo medico personale, il dottor Liu Ming, che ha curato con l’agopuntura e la medicina tradizionale cinese l’allora cardinale Bergoglio per otto anni; o padre Juan Isasmendi, ordinato sacerdote da Bergoglio e da questi inviato nella favela Villa 21, tra gli emarginati e i diseredati per ridare un sorriso ai bambini della baraccopoli; oppure ancora il calzolaio che realizza le ormai famose scarpe nere del Pontefice e che, in realtà, abbiamo scoperto essere un vero e proprio ortopedico.

Un lungo e completo viaggio nella vita di Bergoglio e nella capitale argentina che è tra le più grandi e affascinanti di tutto il continente con i 3 milioni di abitanti (13 se si considera anche tutta l’aerea metropolitana) e soprattutto con la sua cultura, che rappresenta un vero e proprio ponte tra quella americana e quella europea. Una Buenos Aires che rimane nel cuore del Pontefice perché non ne è mai uscita. E per capirlo bastano le parole della sorella Maria Elena pronunciate qualche giorno dopo il conclave che lo ha eletto papa Francesco: «Jorge», spiegava Maria Elena, «ama Buenos Aires e amava il suo lavoro qui. Ha lasciato perfino la casa in curia un po’ in disordine, qualche libro sul letto, lettere da aprire, la spesa fatta, come se dovesse tornare subito».

La Calle Alvarez Condarco non è un posto famoso a Buenos Aires. Qui i turisti non vengono e gli hotel circostanti non sono dei più raccomandabili. Forse è per questo che colpisce particolarmente il muro di cinta decorato e pitturato con mano d’artista che cinge l’austero edificio al numero 581. Si tratta di un luogo speciale, l’Hogar sacerdotal don Espinoza, una casa di riposo per sacerdoti anziani.

Un edificio costruito nel 1920
Qui, nel cuore del barrio di Flores, il quartiere natio di Jorge Bergoglio, l’allora cardinale, che aveva già superato i 75 anni, aveva deciso di ritirarsi. Non aveva però fatto i conti con un piccolo… contrattempo: dal conclave del 13 marzo 2013 sarebbe uscito eletto come 266º Papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, nonché 8º sovrano dello Stato della Città del Vaticano. Insomma, altro che pensione! Hernan, baffuto custode della casa da 34 anni, non si impietosisce vedendoci fuori dal cancello al freddo dell’inverno porteno. Dobbiamo aspettare che il direttore della casa, in quel momento occupato, si renda disponibile e decida se riceverci o meno.

Per fortuna il diacono permanente Xavier Borrelli si materializza e al solo sentire il nome di Jorge Bergoglio s’illumina: «Padre Jorge? Mi ha ordinato diacono lui nell’aprile del 2011. Venite, accomodatevi». Xavier ci fa entrare e comincia a descrivere, senza nascondere il suo orgoglio, le caratteristiche della struttura: «L’edificio è del 1920 e l’idea è quella di assicurare una casa ai sacerdoti che, compiuto il 75° anno di età, si sono ritirati. Che io sappia è l’unica struttura di questo tipo a Buenos Aires. Sapete, molti sacerdoti a quell’età non hanno più familiari viventi e magari non possiedono una casa propria. Qui da noi trovano una comunità.

Questo vale anche per i sacerdoti più giovani che hanno bisogno di un periodo di convalescenza. Pensi a un sacerdote che ha avuto un cancro ed è stato operato. Non può certo rientrare in parrocchia perché non avrebbe la tranquillità necessaria. Qui riceve le cure di cui ha bisogno, ha una mensa, una sala dove effettuare gli esercizi di educazione fisica e tutto il resto. In totale posso ospitarne 35 e al momento ce ne sono 29». Gli chiediamo come si svolga una giornata tipo in questa residenza, per nulla lussuosa, che accoglie gli anziani uomini di chiesa.

«Alle 8 si celebra la messa nella cappella. Al piano superiore abitano i sacerdoti più autonomi, al piano basso quelli con maggiori problemi di deambulazione. Dopo la messa si va a fare colazione tutti insieme. A mezzogiorno si pranza, alle 16.30 si fa la merenda, alle 18 si recita il rosario, quindi si cena. In mezzo a queste attività ognuno inserisce le proprie necessità, come per esempio la fisioterapia per chi ne ha bisogno, o la semplice educazione fisica per tenersi in forma. Ognuno ha il proprio appartamento dove può ascoltare musica, leggere e meditare».

Ci mostra la sala comune, con le cyclette e il televisore e la grande sala refettorio piena di bandiere: «Sa, è in onore del Mondiale: tra ospiti e dipendenti, abbiamo tante nazionalità diverse. Abbiamo 39 dipendenti in totale. Alcuni stanno in cucina, poi abbiamo infermieri (impiegati su tre turni), personale delle pulizie, addetti al mantenimento e il nostro portiere, fondamentale. Stiamo in un quartiere difficile, molto insicuro». Qundi Xavier ci conduce nei due patio (la casa ha la forma di un “otto”) e finalmente nel luogo a tutti più caro in quella casa, l’appartamento numero 13: «Il vescovo ha la disponibilità di una camera e questa l’abitazione numero 13, era quella che occupava il cardinal Bergoglio ogni volta che veniva a trovarci e che sarebbe diventata la sua residenza definitiva se Dio non avesse deciso diversamente per lui. Oggi la utilizza il suo successore, il cardinal Poli».

L’ufficio di Francesco
L’appartamento è semplicissimo. Un letto, una grande finestra, un bagno. «Bergoglio era di casa qui, veniva sempre a Pasqua e durante le feste. Anzi a Pasqua era famoso il cordero (agnello) di padre Bergoglio. Lui veniva verso le 10 di mattina, sempre senza preavviso, scherzava con tutti, faceva visita ai più anziani, uno per uno, era davvero benvoluto. Padre Jorge ha fatto tanto per questa casa. Prima i segni del tempo si vedevano eccome. Quando lui è diventato vicario di Flores ha installato qui l’ufficio del vicariato e ha migliorato molto la casa. Oggi il suo ufficio non esiste più, è stato trasformato in alloggio».

Attraversiamo il giardino per raggiungere l’uscita. Un cane ci si avvicina ringhiando. «Buono Lorenzo, sono amici», lo tranquillizza Xavier. «Sa, si chiama come la squadra del San Lorenzo, la squadra per cui tifa il Papa. Il nome lo ha scelto proprio padre Jorge»

di Andrea Di Quarto

TAG

, , , , , ,

VEDI ANCHE