In un libro Francesco spiega i missionari

15 Novembre 2019 News

tweet

Credit Osservatore Romano

Cosa significa essere missionari oggi, annunciare il Vangelo? Soprattutto, lo si può fare da soli, studiando a tavolino come si trattasse  di una tecnica di marketing, senza lasciarsi guidare dallo Spirito Santo? La risposta a quest’ultima domanda, naturalmente, è no. Papa Francesco lo dice chiaramente nel libro Senza di Lui non possiamo far nulla, frutto di una conversazione avuta con Gianni Valente, giornalista dell’agenzia missionaria Fides. Ecco alcuni passaggi.

SENZA “EFFETTI SPECIALI” «Il denaro rimane un sostegno per gli aspetti concreti e materiali. Se non si tiene conto di questo, il denaro diventa soffocante. Per i media vale la stessa cosa. Ora ci sono questi strumenti. È giusto usarli, ma occorre guardare gli effetti prodotti sulla vita delle persone. Internet è una risorsa straordinaria per comunicare. Ma è il luogo più esposto alla distorsione delle relazioni umane».

PREDICARE: RENDERE FACILE. «Un tratto distintivo è  fare da facilitatori, e non da controllori della fede. Facilitare, rendere facile, non porre noi ostacoli al desiderio di Gesù di abbracciare tutti, di salvare tutti».

NON AGGIUNGERE PESI. «I sacramenti sono gesti del SignoreIn Argentina ci sono tanti  villaggi che è difficile raggiungere, in cui il prete arriva una o due volte all’anno. Ma la spiritualità popolare percepisce che i bambini devono essere battezzati il prima possibile. Così c’è sempre un laico o una laica conosciuti da tutti come “bautizadores”, battezzano i bambini in attesa che venga il prete. Quando viene il prete, gli portano i bambini perché li segni con l’olio santo».

LE PECORE NERE DANNO FASTIDIO «Anche adesso ci sono circoli e settori che si presentano come “ilustrados”, illuminati, e sequestrano anche l’annuncio del Vangelo nelle loro logiche distorte che dividono il mondo tra “civiltà” e “barbarie”. L’idea che il Signore abbia tra i suoi prediletti anche tante “pecorelle nere” li irrita, li mette di cattivo umore».

IL BATTESIMO PER GLI INDIOS FU DISCUSSO. «Papa Paolo III (1534-1540) rifiutò le teorie di chi sosteneva che gli indios erano per natura “incapaci” di accogliere il Vangelo e confermò la scelta di chi facilitava il loro battesimo. Sembrano cose passate, eppure anche adesso ci sono settori che si presentano come illuminati e sequestrano anche l’annuncio del Vangelo nelle loro logiche distorte che dividono il mondo tra “civiltà” e “barbarie”. L’idea che il Signore abbia tra i suoi prediletti anche tante pecorelle nere li irrita».

PAPA MISSIONARIO MANCATO? «Sono entrato nei gesuiti perché mi colpiva la loro vocazione missionaria, il loro andare sempre verso le frontiere. Allora non sono potuto andare in Giappone». Ma ho sempre avvertito che annunciare Gesù e il suo Vangelo comporta sempre un certo uscire e mettersi in cammino».

MISSIONE E CARITÀ. «Una persona che negli ultimi anni mi ha mostrato cosa è davvero la missione è suor Maria Concetta Esu, che ho incontrato a Bangui. Quando ero lì, lei è venuta con una bambina di quattro anni che la chiamava “mamà Marie”. La mamma della bimba era morta di parto e suor Maria Concetta l’ha adottata legalmente. “Ho pensato che il Signore mi stava dicendo qualcosa, e l’ho presa con me” mi ha detto».

TAG

, , , ,

VEDI ANCHE