In esclusiva: parla il nuovo medico del Papa

tweet
il prof Fabrizio Soccorsi, nuovo medico di papa Francesco, con una copia di Il mio Papa - foto Daria Addabbo

Il prof Fabrizio Soccorsi, nuovo medico di papa Francesco, con una copia di Il mio Papa – foto Daria Addabbo

Prima di iniziare a leggere questo articolo, ci sono due cose che dovete sapere. La prima è che è stato molto difficile realizzare questa intervista, perché il professor Fabrizio Soccorsi è un professionista talmente riservato da avere declinato le decine di richieste che gli sono letteralmente piovute addosso dai giornali da quando, lo scorso 4 agosto, è stato scelto ufficialmente da papa Francesco come suo medico personale.

La seconda è che, dopo avere accettato di parlare in esclusiva con Il mio Papa («Lo leggo dal primo numero», dice, «e trovo molto interessanti le vite dei Santi»), ha detto chiaramente che non avrebbe comunque risposto a domande sul Pontefice: alla privacy di papa Francesco tiene ancor più che alla sua.

Con queste premesse, l’incontro si è trasformato in una lunga chiacchierata punteggiata da simpatiche mini-lezioni di medicina grazie alle sue numerose specializzazioni, che vanno dall’epatologia alle malattie tropicali, dalla gastroenterologia all’ematologia… «L’ultima che ho preso è in medicina interna, perché sono convinto che non si debba curare un solo organo ma tutto il corpo in una visione olistica. Gli organi comunicano tra di loro e il paziente deve essere considerato nella sua totalità e nella sua complessità», spiega Soccorsi che è emerito primario epatologo dell’ospedale San Camillo di Roma, nonché consulente in alcune strutture sanitarie private.

Professor Soccorsi, non parliamo del Papa, ma dobbiamo citarlo… Che cosa si prova a essere il medico personale di Francesco?
«È un privilegio che vivo momento per momento e che continua a darmi la stessa emozione che ho provato la prima volta che mi sono trovato davanti a quella straordinaria figura carismatica che è il Santo Padre. Ho sempre considerato il mio lavoro di medico come una missione, ho curato nello stesso modo le persone più semplici e quelle potenti, ma davanti al Pontefice provo un’emozione “violenta”, che rasenta la commozione».

Che cosa ha pensato quando le hanno comunicato che il Papa l’aveva scelta come medico?
«Mi sono chiesto: “Perché proprio io?”».

E che cosa si è risposto?
«Non sta a me giudicare. Posso solo dire che tutte le persone che mi hanno avvicinato in tanti anni di professione sono rimaste colpite oltre che dal medico anche dall’uomo e dall’atteggiamento equilibrato soprattutto nei casi complessi. Sono entrato al San Camillo quando ero ancora studente in Medicina e a guidarmi è sempre stata la conoscenza dell’essere umano. Per me, la corsia è stata una grande maestra di vita».

Lei cosa ha imparato?
«A vedere il volto di Cristo in ogni volto sofferente. Ho una fede molto profonda e sognavo di fare il medico già da bambino. In ospedale ho sempre cercato di aiutare le persone, soprattutto quelle che avevano perso la speranza nella guarigione. Con lo stesso obiettivo di aiutare chi ha bisogno, mi sono anche dedicato ad attività di volontariato nonostante l’impegno ospedaliero: è stato il Signore a chiedermelo».

Questo forse papa Francesco non lo sapeva, però. Perciò deve essere stato qualcos’altro a guidarlo verso di lei.
«Diciamo che la sua fiducia nei miei confronti è cresciuta progressivamente a partire dal nostro primo incontro».

C’è stato un momento in cui ha capito di avere conquistato la sua fiducia?
«Se si riferisce alla nomina, sinceramente non me la sarei mai aspettata. Mi sono tornate in mente le parole di mio padre: “Tu preparati sempre ai massimi livelli, perché la vita ti può presentare cose impensate”. Più impensata di questa…».

Quando si cura il Papa la responsabilità aumenta?
«Ho dedicato la vita ai pazienti. Ne sento tutta la responsabilità, a maggior ragione oggi con il Santo Padre. Però è una situazione che vivo senza ansia, anche se sono ancora un po’ frastornato».

Vuol dire che non sobbalza quando il suo cellulare suona e sul display appare “numero privato”, come succede quando è papa Francesco a telefonare?
«No, sono abituato a quella scritta. Sono consulente medico della Santa Sede da 22 anni e tutte le chiamate arrivano da un numero privato».

Dunque la sua vita non è cambiata nemmeno un po’? «Assolutamente no. Continuo ad alzarmi ogni mattina alle 5 per studiare e tenermi aggiornato. Due pomeriggi alla settimana sono impegnato con le consulenze e, quando serve, vado in Vaticano per le visite o per la consulta medica della Congregazione dei Santi. È cambiata solo una cosa…».

Quale?
«Ho un paziente speciale».

di Tiziana Lupi

TAG

, , ,

VEDI ANCHE