Il Vaticano aiuta la diocesi di Napoli con “Un farmaco per tutti”

19 Ottobre 2017 News

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43 medicine sospesePapa Francesco, due anni fa a Napoli, aveva subito capito l’anima di questa città dove «la vita non è mai stata facile, ma nemmeno triste, una città che produce una cultura di vita che aiuta a rialzarsi da una caduta e che fa in modo che il male non abbia mai l’ultima parola». È qui che, grazie all’arcidiocesi, nel 2015 nasce “Un farmaco per tutti”, che riprende la pratica propriamente napoletana del caffè sospeso: la donazione di medicine di cui non si ha più bisogno e che invece potrebbero essere utili ad altre persone indigenti. 

Tra i beneficiari di questa raccolta c’è anche l’Elemosineria apostolica che provvede a distribuire i farmaci a varie realtà come la Caritas di Roma, il Centro Astalli, la struttura dei gesuiti per i rifugiati, e l’ambulatorio voluto da papa Francesco sotto il Colonnato di San Pietro. «È un dono che viene dal cuore – racconta l’Elemosiniere monsignor Konrad Krajewski – il Santo Padre è molto riconoscente per questa generosità evangelica nei confronti di chi ha bisogno». Centro e motore dell’iniziativa è l’ospedale Santissima Annunziata, nel quartiere centrale di Forcella, dove una giovane farmacista, la dottoressa Raffaella d’Aniello, è riuscita con l’aiuto di pochi volontari a sistemare dei locali dismessi nei quali collocare tutti i farmaci raccolti. Ci spiega: «Due anni fa abbiamo letto i dati Censis sulla povertà sanitaria e allora abbiamo capito che dovevamo fare qualcosa. L’idea è semplice. Il progetto consiste nell’acquisto da parte di alcune farmacie di un contenitore apposito nel quale inserire farmaci nuovi oppure quelli avanzati in casa in buone condizioni e con una scadenza che sia al massimo di 8 mesi». Al momento sono 135 le farmacie di Napoli, della provincia e della Costiera che aderiscono all’iniziativa; ogni mese un corriere messo a disposizione da alcuni distributori farmaceutici passa a raccogliere i farmaci. Il passaggio successivo è l’inventario delle medicine presso l’ospedale Annunziata. Le 15 associazioni benefiche che prendono parte al progetto vengono informate della disponibilità e quindi fanno espressa richiesta di quello che a loro serve. «Non serviamo soltanto il territorio – racconta la dottoressa – lavoriamo con un’associazione italo-venezuelani per l’invio dei farmaci in Venezuela, alle prese con una gravissima crisi umanitaria, e con l’ordine dei Camilliani che spedisce le medicine in Benin dove c’è una grande richiesta di antibiotici. Al momento, nei nostri locali ci sono 2.500 farmaci ma ne abbiamo raccolti oltre 8.600. Vuol dire che c’è un grande desiderio di aiutare  anche se non ci sono molti volontari che ci danno una mano ma, con il tempo, tutto può succedere».

UN’USANZA NATA A NAPOLI

Un piccolo gesto per far del bene al mondo. Magari è stato questo lo spirito di chi a Napoli, dopo la Seconda guerra mondiale, ha deciso di intraprendere la tradizione del “caffè sospeso”, un caffè pagato al bar per chi non se lo poteva permettere. Una buona pratica che, secondo lo scrittore partenopeo Riccardo Pazzaglia, nasceva dalla disputa di gruppi di amici su chi doveva offrire il caffè e visto che i conti non tornavano mai, si lasciava “il caffè in sospeso” per qualcun altro.  Di certo c’è che dal 2011, in piena crisi economica e con il rifiorire dell’iniziativa, la “Rete del caffè sospeso” (un gruppo di varie associazioni) ha istituito per il 10 dicembre la Giornata del caffè sospeso. La pratica oggi è diffusa in tutta Italia e anche all’estero, in Brasile, Spagna, Svezia perfino nell’Argentina di Bergoglio dove il caffè è stato sostituito dalle tradizionali “empanadas”. Dal caffè alla pizza il passo è stato breve, oggi c’è una rete di pizzerie che offre “tranci sospesi” e ristoranti che hanno a disposizioni pasti per chi è in difficoltà.

di Benedetta Capelli

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