Il sorriso di Benigni che piace tanto al Papa

21 Gennaio 2016 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Non è stata certo la prima volta che abbiamo sentito Roberto Benigni parlare di Dio o di Gesù, ma l’intervento del grande artista toscano alla presentazione mondiale di Il nome di Dio è Misericordia, il libro-intervista di papa Francesco, è qualcosa che non dimenticheremo facilmente.

Martedì 12 gennaio, all’Istituto Augustinianum, Benigni ha preso la parola dopo il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, e Zhang Agostino Jianqing, giovane cinese che ha raccontato della sua conversione avvenuta in carcere. E si è presentato con una delle sue battute fulminanti: «Solo a questo Papa poteva venire in mente una presentazione con un cardinale veneto, un detenuto cinese e un comico toscano!».

Così Benigni ha vinto l’emozione della sua «prima volta in Vaticano, lo Stato più piccolo del mondo con dentro l’uomo più grande», come ha dichiarato lui stesso. Ha aggiunto che da piccolo, «quando mi chiedevano “cosa vuoi fare da grande?”, rispondevo: “il Papa”.

E siccome alla risposta si mettevano tutti a ridere, capii che dovevo fare il comico. Se si fossero inginocchiati, avrei fatto il Papa…». Per questo Papa, invece, Benigni rinnova il suo entusiasmo: «Appena mi hanno telefonato dicendo “Sua Santità vorrebbe…”, io ho detto “Sì!”, senza farli finire: “Qualsiasi cosa! Ha bisogno di una guardia svizzera? Di un autista per la papamobile? Per questo Papa non dico mai di no!”».

Dal suscitare sorrisi al fare riflettere tutti sulla gioia, il passo è breve: «La gioia è spesso nascosta, ma è un segno della grazia. Il cristianesimo si è costituito con la gioia: dobbiamo aprirla e farla uscire. Chi ha sofferto senza aver perso la gioia è vicinissimo al Signore. Amate le persone felici che sono virtuose, generose e umili. Gesù non disdegna i sani piaceri della vita, la sobrietà della gioia della vita».  

Insieme alla gioia, per Benigni c’è la misericordia, che è alla base del pontificato di Francesco, papa che «sta camminando verso qualcosa e non si ferma mai. A volte sembra affaticato, e lo è perché sta tirando tutta la Chiesa con sé, la sta traghettando verso un luogo del quale ci eravamo quasi dimenticati. La sta tirando verso il cristianesimo, verso Gesù, verso il Vangelo». 

E la “tira” attraverso la misericordia «che lui va a cercare tra gli sconfitti, tra gli ultimi degli ultimi». A Lampedusa come a Bangui, in Centrafrica, «dove ha aperto la Porta Santa nel luogo più povero dei poveri del mondo» perché «è lì, in mezzo al dolore, che nasce la misericordia». Misericordia, aggiunge il comico con il tipico modo scanzonato, di cui Francesco «è così pieno, che la potrebbe vendere a etti». 

Infine, la conclusione: «In un mondo ormai irriconoscibile, che vuole la paura, l’odio, la condanna, Francesco risponde con la misericordia». Lui che, «in tutto il pontificato non ha fatto che questo: amare e parlare dell’amore, di cui Gesù ha fatto un capolavoro arrivando ad amare il nemico, la frase più sconvolgente e più alta della storia dell’umanità. Ogni atto di amore, di misericordia è una risurrezione e ogni atto di avidità e di egoismo è una morte».

di Tiziana Lupi

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