Il significato della visita di papa Francesco a Bari

27 Febbraio 2020 Parole e pensieri

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Credit Osservatore Romano

Domenica 23 febbraio papa Francesco ha trascorso la mattinata a Bari. Nel capoluogo pugliese è arrivato in elicottero dal Vaticano per presiedere la messa di chiusura dell’incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo frontiera di pace, svoltosi dal 19 al 23 dello stesso mese.

Francesco ha trovato ben 40mila fedeli ad accoglierlo in corso Vittorio Emanuele, a dispetto delle previsioni di chi si aspettava una presenza inferiore a causa del Coronavirus Covid-19. La paura della malattia, insomma, non ha fermato chi voleva partecipare alla messa del Papa. Solo qualcuno, a titolo precauzionale, indossava la mascherina.

Alla celebrazione ha assistito anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre era assente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a causa degli impegni legati all’emergenza sanitaria.

Nell’omelia il Papa ha parlato prima di tutto della necessità per i cristiani di perdonare, imitando così ciò che ha fatto Gesù: «Lui non ha puntato il dito contro quelli che l’hanno condannato ingiustamente e ucciso crudelmente, ma ha aperto loro le braccia sulla croce. E ha perdonato chi gli ha messo i chiodi nei polsi». Se vogliamo davvero dirci cristiani non possiamo fare diversamente: «Questa è la via, non ce n’è un’altra. Amati da Dio, siamo chiamati ad amare; perdonati, a perdonare; toccati dall’amore, a dare amore senza aspettare che comincino gli altri; salvati gratuitamente, a non ricercare alcun utile nel bene che facciamo». Dunque, non dobbiamo solo perdonare chi ci ha fatto del male, ma anche amarlo: «Gesù non usa giri di parole, è diretto e chiaro: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici”. Sono parole volute, parole precise». È questa quella che il Pontefice definisce la novità cristiana: «Pregare e amare: ecco quello che dobbiamo fare; e non solo verso chi ci vuol bene, non solo verso gli amici, non solo verso il nostro popolo. Perché l’amore di Gesù non conosce confini e barriere, la misura di Gesù è l’amore senza misura. Il Signore non è stato prudente, non è sceso a compromessi, ci ha chiesto l’estremismo della carità. È l’unico estremismo cristiano lecito l’estremismo dell’amore».

Consapevole che questo possa essere considerato da qualcuno un messaggio perdente in un mondo in cui vige invece la legge del più forte, Francesco ha sottolineato: «Dio sa come si vince. Sa che il male si vince solo col bene. Ci ha salvati così: non con la spada, ma con la croce. Amare e perdonare è vivere da vincitori. Non lasciamoci condizionare dal pensiero comune, non accontentiamoci di mezze misure. Scegliamo l’amore, anche se costa, anche se va controcorrente. Accogliamo la sfida di Gesù, la sfida della carità. Saremo veri cristiani e il mondo sarà più umano».

Dopo la messa, il Papa ha recitato l’Angelus ma, prima, ha rivolto alcune parole ai presenti per accendere una luce che sembra essersi spenta sul terribile conflitto che si sta combattendo in Siria: «Cari fratelli e sorelle, mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull’altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia. Dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze».

Prima della messa, appena arrivato a Bari, Francesco aveva incontrato i vescovi del Mediterraneo nella basilica di San Nicola dove ha anche venerato le spoglie del patrono di Bari.

Nel messaggio ai vescovi Bergoglio ha duramente criticato la guerra, con particolare riferimento ai conflitti che insidiano l’area del Mediterraneo: «La guerra è una follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti. Mai. Non c’è alcuna alternativa sensata alla pace».

Per Francesco, «la guerra appare come il fallimento di ogni progetto umano e divino: basta visitare un paesaggio o una città, teatri di un conflitto, per accorgersi come, a causa dell’odio, il giardino si trasformi in una terra desolata e inospitale e il paradiso terrestre in un inferno. E a questo io vorrei aggiungere il grave peccato di ipocrisia, quando nei convegni internazionali, nelle riunioni, tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai Paesi che sono in guerra. Questo si chiama la grande ipocrisia».

In questo contesto non possiamo dimenticare chi fugge da queste guerre e dalle loro conseguenze: «Siamo consapevoli che in diversi contesti sociali è diffuso un senso di indifferenza e perfino di rifiuto. Si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione. La retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio».

Anche qui, per il Papa, c’è un’unica soluzione: «Non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie. Certo, l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. A me fa paura quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo, e mi fa sentire discorsi che seminavano paura e poi odio negli anni Trenta del secolo scorso. Le purezze delle razze non hanno futuro».

di Tiziana Lupi

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