Le parole del Santo Padre ai ragazzi di “Scholas Occurentes”

27 Marzo 2019 News

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Credit Osservatore Romano

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Oramai siamo abituati a vedere papa Francesco sorridere e scherzare perfettamente a suo agio quando si trova con i giovani: vuole loro bene e con loro si diverte… Giovedì scorso, però, pur avendo incontrato tanti ragazzi (di persona e anche in modo “virtuale”, attraverso un collegamento internet), chi lo ha fatto davvero divertire è stata una suora: madre Ana, badessa del monastero delle Benedettine di Santa Maria degli Angeli a Pistoia.

Collegata via internet con la sede romana dell’associazione Scholas Occurrentes, a palazzo San Calisto nel quartiere Trastevere, la suora argentina ha parlato dell’apertura della seconda sede italiana di Scholas nel suo monastero definendola «un germoglietto scoperto nel nostro giardino»…

L’immagine del germoglietto è piaciuta molto a Francesco, che l’ha fatta subito sua nel discorso con cui ha concluso, dopo un’ora e mezza, l’incontro.

Papa Bergoglio è arrivato  a palazzo San Calisto intorno alle cinque del pomeriggio. Per lui questa è una visita ormai “abituale”: viene un paio di volte all’anno per vedere da vicino le iniziative che, di volta in volta, avviano i responsabili di Scholas Occurrentes, Josè Maria del Corral ed Enrique Palmeyro.

La visita si svolge secondo uno schema preciso. Francesco arriva e, lontano da giornalisti e telecamere, incontra alcuni giovani che hanno preso parte ai progetti e che gli illustrano il loro lavoro. Poi, grazie a collegamenti via internet, dialoga a distanza anche con giovani coinvolti da Scholas in vari Paesi del mondo. Nell’incontro dello scorso giovedì, però, c’è stato qualcosa di nuovo che ha reso questa visita di Francesco a Scholas ancora più speciale.

Il Papa ha dato ufficialmente il via al progetto internazionale intitolato Programmando per la pace, che si propone di consentire a milioni di ragazzi di imparare a programmare (cioè a inventare i “programmi” che ci permettono di fare tutte le cose che facciamo con i computer, ndr) e a utilizzare le nuove tecnologie con grande attenzione all’etica e impegnandosi per la ricerca della pace. 

Per il lancio del progetto Francesco ha scritto la parola paz (pace in spagnolo) su un iPad, il più noto tablet (un  computer a forma di tavoletta), invitato a farlo da tre giovani studentesse provenienti da Cina, Cile e Repubblica Dominicana. Timidamente, la più giovane, dodicenne, gli ha chiesto: «Può scrivere lei la parola “pace”?».  

Avviato il progetto, sono iniziati i collegamenti video con i ragazzi di Portogallo, Romania, Italia (di Pistoia, come dicevamo, e di Milano) e, soprattutto, Panama. 

Con il Paese centroamericano papa Francesco ha rinnovato il legame già costruito in gennaio  con il viaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù: ha inaugurato, parlando dal video, l’Hub Tecnologico Scholas (in inglese hub vuol dire fulcro, centro, ndr) nella nuova sede dell’associazione a Panama. 

A proposito di Giornata Mondiale della Gioventù, Francesco ha dialogato anche con i ragazzi portoghesi, che già lo aspettano nel loro Paese per la prossima Gmg del 2022. 

Alla fine dell’incontro il Papa ha elogiato l’attività di Scholas Occurrentes: «È un germoglietto, come ha detto la suora. È come se fosse stato seminato qualcosa e i giovani aspettano proprio questo: loro sono creativi, ma spesso senza una guida…». Poi ha precisato: «I giovani non sono il futuro: sono l’oggi, l’adesso di Dio… Se pensiamo che siano il futuro, nel frattempo perdono le speranze e le illusioni e vengono male addomesticati».

Riferendosi poi alla recente mobilitazione a favore della tutela dell’ambiente, il Pontefice ha detto: «A volte è giusto protestare, ma la sola protesta non serve se non c’è la creatività. Protestare? Sì! Ma la protesta non arriva a risultati concreti se non si costruisce. È vero che si può sbagliare, ma è meglio sbagliare costruendo che con le braccia conserte».

Infine, dialogando con gli anziani, ha ripreso un tema già toccato più volte in passato: «Giovani e anziani dialoghino tra di loro. Se i giovani stanno senza gli anziani, perdono le loro radici, il senso della storia, l’appartenenza. Se gli anziani stanno senza i giovani si sentono isolati e muoiono tristi. Come dice il profeta Gioele, è il momento che i giovani profetizzino e i vecchi sognino. È un dialogo fecondo che dà radici ed evita che i giovani siano sradicati».

di Tiziana Lupi

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