Il Santo Padre accoglie il treno dei bambini

12 Giugno 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Quando in Vaticano arrivano i bambini, arriva quell’insolito chiasso, quella gioia contagiosa che rompe gli schemi e le abitudini del piccolo Stato Pontificio e tanto piace a papa Francesco. Sabato scorso, Bergoglio, in una giornata densa di impegni, ha incontrato 400 ragazzini, protagonisti della settima edizione del “Treno dei Bambini”. L’incontro di quest’anno verteva sul tema “Un ponte d’oro in un mare di luce”, ed era organizzata dal Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con le Ferrovie dello Stato.

Alle 10 in punto il portone della Ferrovia Vaticana, al fischio del capostazione, si è aperto per accogliere il Frecciarossa 1000 sul quale hanno viaggiato i piccoli, “armati” di cappellini, zainetti, disegni, cesti pieni di doni gastronomici per il Papa e tanto entusiasmo, nonostante i difficili contesti da cui provengono. In particolare ci sono le scolaresche di Genova, fortemente toccate dal crollo del Ponte Morandi avvenuto il 14 agosto dell’anno scorso; quelle della Sardegna, colpite dalla violenta alluvione del 2013 e gli studenti della Scuola Vela Mascalzone Latino di Napoli voluta dall’Armatore Vincenzo Onorato per offrire un aiuto concreto ai ragazzi dei quartieri degradati.

Un giro tra i Giardini e i tesori racchiusi in questo prezioso scrigno, la tappa nella Basilica di San Pietro e poi tutti dal Pontefice nel Cortile di San Damaso, dove si affacciano le Logge di Raffaello e sono accolti i capi di Stato con rigidi cerimoniali. Stavolta a comandare sono la confusione e il sorriso dei ragazzini che dopo le presentazioni ufficiali di presidi e docenti, sommergono  di domande il Papa, dando vita a un vivacissimo botta e risposta.

Alcune sono più personali: come andavi a scuola? Qual è il viaggio che più ti è rimasto impresso? Hai deciso da solo di seguire Gesù o lo hanno deciso i tuoi genitori? Altre invece allargano l’orizzonte: perché gli uomini non rispettano la natura provocando danni e problemi così grandi? E ancora: come possiamo costruire un ponte immaginario che unisca tutto il mondo? Francesco non fa grandi discorsi e va dritto al punto: «Non mi piaceva studiare  ma ho dovuto imparare. E si impara… E poi lo studio ti apre delle porte e ti aiuta ad andare avanti, ti aiuta tanto ad andare avanti. Poi, una cosa importante, questo sì, me lo ha insegnato una maestra molto buona: mai, mai odiare un compagno o una compagna di scuola, mai sparlare!».

Per Bergoglio ci sono tanti modi per andare d’accordo e camminare insieme. Ed ecco la ricetta infallibile: «State attenti. Quando ti viene la voglia di sparlare degli altri, morditi la lingua. Forte! E così la lingua si gonfia e non potrai parlare. Capito? Mai sparlare degli altri… Le grandi guerre che ci sono adesso, che la gente si ammazza nelle guerre, incominciano così, con il piccolo odio nel piccolo».

Il Papa racconta del suo ingresso in seminario dopo aver sentito la vocazione e invita i piccoli a seguire la voce di Dio che ispira progetti di bene, imparando a distinguerla da quella del diavolo che sussurra solo cose brutte. E sui viaggi ammette: «A me non piace viaggiare. È vero! E a me è successo ciò che succede ai bambini capricciosi: non ti piace la minestra? Allora due piatti! Non ti piacciono i viaggi? Ne farai tanti… È vero che nei viaggi tu trovi sempre la gente, la gente buona e impari tanto».

Ricorda l’ultima trasferta in Romania, ma anche le visite a Cagliari e Genova. «C’è gente buona… A Genova, gli operai mi hanno regalato quel pastorale che ancora uso: a volte uso quello di acciaio che mi hanno regalato… In Sardegna c’è la Madonna che è la Patrona della mia città…». E cita la storia che c’è dietro il nome di Buenos Aires, chiamata dal primo conquistatore spagnolo “Città della Santissima Trinità”. «I marinai erano sardi e volevano chiamarla “Città della Madonna di Buon’Aria”, in spagnolo “buenos aires”, e litigavano, i soldati con i marinai». Dopo scioperi e trattative la città ha assunto il nome attuale. «La mia città viene dalla Sardegna. È un onore per voi!». Francesco parla poi dell’inquinamento, della deforestazione, dei cambiamenti climatici, della barbara pratica di gettare la plastica in mare, dell’uso dei pesticidi tossici per far aumentare i raccolti, all’origine di tante malattie rare. Punta il dito contro avidità, cupidigia, guadagni facili e quelli che uccidono, e aggiunge: «I soldi servono per vivere ma mai bisogna vivere per i soldi» perché il diavolo entra dalle tasche.

A fine incontro una classe intona una versione adattata per l’occasione di una canzone di Jovanotti: “Affacciati alla finestra, padre mio”. «Sentiamo la canzone! Poi diremo se è bella o brutta”, scherza il Papa che a fine brano  applaude e si spende in affettuosi abbracci.

di Cecilia Seppia

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