Il saluto di Francesco al decano della Guardie Svizzere

5 Febbraio 2020 News

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Credit Osservatore Romano

Qualche giorno fa il capitano della Guardia Svizzera Pontificia Adrian Ambord, durante una cerimonia militare, ha preso congedo dopo ventidue anni di servizio. Classe 1975, sposato e padre di due figlie, Ambord è tornato in Svizzera con la famiglia dopo avere ricoperto, nel corso degli anni, diversi ruoli ed essendosi occupato, tra l’altro, della manutenzione del materiale del Corpo come le armi e le uniformi. 

Come mai vi stiamo parlando del congedo del Capitano Ambord? Perché anche in questa occasione papa Francesco ha dimostrato tutta la sua vicinanza alle Guardie Svizzere e, in particolare, ad Ambord e alla sua famiglia. Basta guardare le foto di questo servizio e vedere con quanta tenerezza il Santo Padre ha salutato le figlie del neo-congedato.

Del resto, il legame tra i pontefici e la Guardia Svizzera è sempre stato molto stretto visto che il compito di quest’ultima è la protezione del Papa e della sua residenza. Per eseguirlo, naturalmente, le guardie svolgono diversi servizi come, ad esempio, accompagnare il Pontefice durante i viaggi apostolici, controllare gli ingressi ufficiali della Città del Vaticano (se avete avuto occasione di entrarvi o, semplicemente, di passarci davanti le avrete sicuramente viste all’ingresso di Porta Sant’Anna o a quello del Santo Uffizio), eseguire servizi d’ordine e di onore.

Si tratta, come immaginerete, di un lavoro niente affatto semplice e di enorme responsabilità: «Il vostro servizio è una vera e propria testimonianza, perché esprime concretamente il desiderio di dedicarsi a un compito importante e impegnativo» ha detto papa Francesco in un discorso alla Guardia Svizzera, ben sapendo lo spirito di sacrificio che questo richiede.

Non a caso, i requisiti per candidarsi a far parte del Corpo sono ben precisi: bisogna essere cittadino svizzero, di sesso maschile e cattolico praticante (con lettera del parroco che attesti la reputazione impeccabile); avere tra i 19 e i 30 anni, un’altezza minima di 1,74 cm e una buona salute; essere celibi (ci si può sposare, avendo almeno 25 anni, dopo cinque anni di servizio e con l’impegno di servire per almeno altri tre); avere un diploma di maturità o un attestato federale di capacità e avere assolto la scuola reclute nell’esercito svizzero; essere disposti a prestare servizio nella Guardia Svizzera Pontificia per almeno 26 mesi.
L’impegno, come dicevamo, è tanto (pensate solo a quando vediamo le giovani guardie in servizio durante lunghe cerimonie in piazza San Pietro, con la pesante divisa sotto il caldo estivo…) ma è ripagato dalla gioia di poter servire il Papa. Senza dimenticare, perché si tratta pur sempre di giovani uomini, le possibilità di svago che si hanno nel tempo libero: lo sport (ad esempio, nella squadra di calcio della Guardia Svizzera o nel locale fitness allestito in Caserma), la musica (la Guardia ha anche una sua Banda) o anche solo una passeggiata per Roma con tutte le meraviglie che questa è in grado di offrire.

di Tiziana Lupi 

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