Il pontefice vara un “motu proprio” contro gli abusi

15 Maggio 2019 News

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Credit Osservatore Romano

Continua il cammino di papa Francesco sul terreno della lotta agli abusi nella Chiesa. Una lotta senza esitazioni e senza sconti perché è solo così che si può sperare di porre fine a una piaga orribile. Dopo l’incontro mondiale La protezione dei minori nella Chiesa dello scorso febbraio in Vaticano e i provvedimenti varati a marzo nello Stato della Città del Vaticano (l’obbligo di denuncia penale per tutti i pubblici ufficiali, l’obbligo dell’azione penale, il decadimento della prescrizione e il licenziamento dei colpevoli), Bergoglio ha ora varato un motu proprio (cioè una legge della Chiesa che entra subito in vigore). È intitolato Vos estis lux mundi (in latino: “Voi siete la luce del mondo”; è una citazione dal Vangelo di Matteo). È un ulteriore passo avanti nella lotta.

Scrive Francesco, tra l’altro: “I crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli”. È poi consapevole che per sradicare questa piaga non bastino le leggi: «Serve una conversione continua e profonda dei cuori».

Poiché, però, le leggi sono necessarie, proviamo a riassumere i punti salienti del motu proprio sottolineando innanzitutto che le nuove norme procedurali introdotte dal Pontefice servono sia a combattere gli abusi sessuali, sia ad assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato: “Anche se tanto è stato già fatto, dobbiamo continuare a imparare dalle amare lezioni del passato per guardare con speranza verso il futuro”, scrive Francesco.

Lo sportello denunce

Tutte le Diocesi dovranno dotarsi entro giugno del 2020 di “uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni”: una sorta di sportello, insomma, che garantisca a chi ha subìto abusi l’attenzione necessaria e, insieme, la riservatezza.

L’obbligo di segnalazione

Segnalare un abuso di cui si è venuti a conoscenza, non è più lasciato alla coscienza di chierici, religiosi e religiose, ma diventa per loro un obbligo di legge. Anche la “copertura” è un reato. La segnalazione deve riguardare non solo i casi di abuso, ma anche quelli di copertura dell’abuso stesso. Dunque se un sacerdote o un religioso viene a sapere che qualche responsabile ha coperto un abuso, tutelando così  il colpevole e non la vittima, è obbligato a segnalarlo.

Tutele per chi segnala

Francesco ha pensato anche alla protezione delle persone che segnalano gli abusi: chi effettua una segnalazione non può subire pregiudizi, ritorsioni e discriminazioni. La tutela, a maggior ragione, vale anche per le vittime che spesso in passato sono state ridotte al silenzio proprio dal rischio di possibili ritorsioni. Alle vittime e ai loro familiari deve anche essere garantita, oltre alla riservatezza, anche un’adeguata assistenza spirituale, medica e psicologica.

Non solo minori

Gli abusi che devono essere denunciati non sono esclusivamente quelli perpetrati sui minori e sulle persone vulnerabili o i casi di pedopornografia ma anche quelli sui maggiorenni derivanti dall’abuso di autorità: le violenze sulle religiose da parte dei sacerdoti e le molestie sui seminaristi e i novizi.

Indagini sui vescovi

Nel caso in cui la persona denunciata sia un vescovo, la procedure d’indagine è di competenza dell’arcivescovo metropolita (vale a dire l’arcivescovo che presiede la provincia ecclesiastica che raggruppa più diocesi). Questi, tra l’altro, può avvalersi anche dell’aiuto di persone qualificate, in caso di necessità anche di laici.

Presunzione di innocenza

È bene precisare che alla persona indagata è sempre riconosciuta la presunzione di innocenza. Nel caso il Dicastero competente lo ritenga opportuna, questa può essere informata delle indagini a suo carico e, se lo desidera, presentare una memoria difensiva.

di Tiziana Lupi

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