Il Papa visita l’ambulatorio in piazza San Pietro e inaugura un dormitorio

21 Novembre 2019 News

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Credit Osservatore Romano

In un venerdì carico di pioggia e vento, venerdì scorso, già alle 3 del pomeriggio è quasi buio. Ma in Piazza San Pietro, nella settimana dedicata ai poveri, tutto procede tranquillo soprattutto intorno al Presidio Sanitario allestito per l’occasione.

Si notano invece delle transenne e alcune auto della polizia, ferme all’inizio del colonnato verso l’Aula Paolo VI. Eppure, a cogliere bene i dettagli, qualcosa si poteva intuire: il venerdì è il giorno della Misericordia, è metà mese e già lo scorso anno il Papa aveva fatto visita al Presidio Sanitario, praticamente un miniospedale dedicato ai poveri, i suoi preferiti.

Ma questo venerdì della Misericordia è speciale, c’è una novità in più: un palazzetto completamente ristrutturato che, su volontà di Francesco, è diventato Centro di accoglienza notturna e diurna per senzatetto.

Intorno alle 16.30, il bianco del suo vestito si riconosce tra la folla che, sorpresa, lo vede scendere da una automobile. Insieme a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova evangelizzazione, il Papa si dirige al Presidio Sanitario dove lo accolgono i medici, gli infermieri, i volontari e i poveri che gratuitamente hanno avuto accesso alle cure: lo scorso anno le prestazioni fornite sono state oltre tremila. La permanenza del Papa è nel segno della gioia e del sorriso, stringe mani, saluta con una carezza sul viso, ascolta le parole che gli vengono sussurrate all’orecchio e benedice una foto che ritrae una coppia il giorno del matrimonio. Francesco visita ogni settore dell’ambulatorio, guidato dal responsabile del presidio con il quale scambia una battuta appena lo incontra. «Questo è il responsabile? Perché tutti gli altri sono irresponsabili», ride di gusto indicando gli altri medici che, in questa settimana, hanno offerto aiuto ma anche sostegno psicologico ai poveri. Poi si informa sulle malattie frequenti per chi vive in strada, soffermandosi in particolare con lo specialista che si è preso cura dei piedi malandati di tanti senzatetto. Infine il responsabile di infettivologia gli annuncia l’avvio a Roma di un presidio itinerante che effettuerà gratuitamente test per brutte malattie come Hiv, tbc ed epatite.

Dopo aver accettato di fare qualche selfie, Francesco saluta ma non rientra a Santa Marta. Si dirige a Largo degli Alicorni 28, pochi gradini ed entra a Palazzo Migliori: la targa sul muro spiega che questa è una zona extraterritoriale, appartiene alla Santa Sede. Il centro è gestito dall’Elemosineria Apostolica insieme alla Comunità di Sant’Egidio. C’è infatti il cardinale Krajewski a fare gli onori di casa con  il suo sorriso immancabile e l’entusiasmo che lo contraddistingue.

Il Centro è curato in ogni particolare, gli arredi, spiega “don Corrado” al Papa, vengono dalla Floreria Vaticana, molti sono doni fatti a Francesco nel corso di udienze e incontri. Alzando gli occhi si notano soffitti intagliati in legno, lampadari a goccia che raccontano i fasti della famiglia Migliori, proprietaria fin dal 1800 della palazzina di 4 piani, quasi 2mila metri quadri, regalata nel 1930 al Vaticano. Fino a qualche mese fa qui abitavano le suore di una Congregazione Religiosa. Con l’ascensore, Francesco sale ai piani alti dove almeno 50 persone potranno dormire. 

Una delle prime ospiti è Elena, romena di 75 anni: è venuta in Italia per curarsi, Sant’Egidio le ha messo a disposizione una roulotte che però è bruciata. Il dormitorio per lei è una benedizione perché non sapeva più dove alloggiare. Ad Elena, come agli altri ospiti, viene data la colazione e la cena preparata nel refettorio che si trova al secondo piano. Prima di fare una breve merenda con i poveri, il Papa entra nella cappellina dove campeggia un grande affresco con San Giorgio.

Qui, mentre scambia qualche battuta con monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) che ha aiutato l’Elemosineria, Francesco ricorda che «la bellezza guarisce» ed è proprio questo che si avverte camminando per i piani, incrociando gli sguardi felici dei poveri, increduli per il regalo tanto inatteso. Nel refettorio, il Papa visita le cucine ormai attive da tempo. Qui infatti un gruppo di volontari e di Diaconi permanenti della Diocesi di Roma preparano più di 250 pasti caldi che già da diversi anni, alla sera, vengono distribuiti ai poveri nelle maggiori stazioni ferroviarie della città: Termini, Tiburtina e Ostiense. Spiegano che questo è il servizio a cui la Chiesa li ha chiamati, mettendosi a tavola con chi ha bisogno e incassando non poche soddisfazioni quando finisce la «zuppa pontificia».

La chiamano così la minestra che servono, composta di tante verdure freschissime e di legumi che iniziano a preparare dalle 3 del pomeriggio per servirla alle 7 della sera.

Il Papa si siede poi a tavola con alcuni senzatetto, molti di loro hanno collaborato alla ristrutturazione del palazzo. Come Alessandro, un papà di famiglia con due figli che vivono dai nonni. Francesco si intrattiene con loro, racconta aneddoti, beve un succo di frutta e parla della necessità di «educare i giovani alla compassione». Si interessa alle loro vite, suscita qualche risata e poi saluta prima di andare via, lasciando dietro di sé la gioia dell’incontro e l’abbraccio di un Padre che non dimentica mai i suoi figli.

LA STORIA DI PALAZZO MIGLIORI, SEDE DEL DORMITORIO INAUGURATO DA FRANCESCO

Palazzo antico e di pregio con volte affrescate e stucchi, a fianco della Chiesa degli Olandesi non lontano da Borgo Santo Spirito. È Palazzo Migliori, dal nome della famiglia che nel 1800 lo fece costruire e poi lo donò alla Santa Sede nel 1930. Doveva diventare un hotel di lusso e invece il Papa lo ha voluto donare ai poveri. Il palazzo di 4 piani è dotato di ascensore, ha una cappella interna e un’ampia cucina con alcuni terrazzi che danno direttamente su piazza San Pietro. Il primo e il secondo piano sono riservati ai servizi diurni con sale per l’ascolto, la lettura e l’uso di Internet. Il terzo e il quarto piano sono adibiti a zona notte.

di Benedetta Capelli

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