Il Papa va in parrocchia e tutti vogliono un selfie con lui

22 Febbraio 2017 Mondo di Francesco, News

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Credit Osservatore Romano

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Ponte di Nona è più che una periferia a est del centro di Roma: è una vera frontiera, segnata dalla povertà, dal degrado e da drammatiche vicende di cronaca. Per un pomeriggio, però, nella parrocchia di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù tutto è sembrato diverso e felice. È stato il pomeriggio di domenica 19 febbraio, quando è arrivato Papa Francesco.

Non è stata la prima visita di un pontefice alla parrocchia: 15 anni fa qui è venuto san Giovanni Paolo II, ma l’arrivo di Papa Bergoglio ha toccato il cuore di tutti, ha detto don Francesco Rondinelli (parroco qui da appena cinque mesi), dando la forza di “ripartire”, di tornare a bussare alla porta delle istituzioni per fare sentire la voce degli ultimi…

La Ford Focus blu di Francesco è spuntata alle 15.30 e la folla che da ore attendeva fuori dalla chiesa ha esultato come avrebbe fatto una curva di tifosi allo stadio per un gol decisivo. 

Francesco si è subito sentito a casa. Non ha mai smesso di sorridere, non si è negato a tantissime richieste di foto, si è fermato per benedire tutti quelli che ha incontrato.

Come sempre succede nelle visite alle parrocchie, il pomeriggio del Papa è stato frenetico di appuntamenti. Il primo, spassosissimo, è stato con 200 bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni che nel salone del teatro parrocchiale lo hanno sommerso di domande e risate: continuate a leggere e troverete l’indimenticabile “botta-e-risposta” tra Francesco e i ragazzini. 

Il Pontefice, poi, ha visitato malati e disabili, e ha trascorso del tempo con gli anziani a cui ha consegnato un compito importante: «Dovete sorvegliare e pregare per questo difficile quartiere». Ancora, ha abbracciato gli sposi e ha regalato baci e carezze ai loro figli battezzati di recente. Toccante anche l’incontro con alcune famiglie assistite dalla Caritas parrocchiale, che offre cibo, vestiti e aiuta circa 600 persone a pagare le bollette o parte dell’affitto. 

In sagrestia, quindi, il Papa ha confessato quattro persone e ha incontrato i genitori di uno di due giovani che qui, nel 2015, vennero uccisi in strada a colpi di pistola, forse per un regolamento di conti tra bande. 

E proprio a loro sembrava parlare Francesco nell’omelia, quando ha detto che per diventare santi come Gesù bisogna imparare a perdonare e ad amare i propri nemici, perché vivere meditando la vendetta, covando il desiderio di “fargliela pagare” non solo non è cristiano, ma produce altro odio. La preghiera, invece, è l’antidoto più forte contro il rancore e le guerre che cominciano proprio nelle nostre case, nei quartieri per poi allargarsi al mondo intero.

Francesco si è raccontato senza filtri ai bambini di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù. Ha risposto con semplicità e ironia, e alla fine ha anche improvvisato una lezione di catechismo su uno dei temi più alti e complessi che si pongono all’attenzione di qualunque fedele: il mistero della Trinità, ovvero delle tre “persone” che sono l’unico Dio. E poi ovviamente ci sono state parole tenerissime per Maria, la Madre di Dio, la donna che ha portato Gesù al mondo, il riferimento cruciale nella Fede quotidiana del Papa.

La domanda di Alessandro: perché sei diventato Papa?

«Uno dei “colpevoli” è questo qui (Francesco indica il cardinale vicario Agostino Vallini, seduto accanto a lui; i bambini scoppiano a ridere, ndr). Io vi chiedo: si paga per diventare Papa? (i bambini in coro: “No!”). Ma se uno paga tanto, tanto, tanto, alla fine lo fanno Papa? (i bambini in coro: “No!”). No, eh? Un’altra cosa: il Papa si sceglie a sorteggio? No, non si fa a sorteggio. E allora come si fa? Chi sono quelli che eleggono il Papa? Pensate bene: chi sono? (i bambini in coro: “I cardinali!”). I cardinali, certo! E don Agostino è un cardinale ed era tra quei 115 che erano riuniti per eleggere il Papa. Capito? Loro si riuniscono, parlano, pensano, ma soprattutto – questa è la cosa più importante – pregano. E il Signore invia lo Spirito Santo, e lo Spirito Santo aiuta l’elezione. Non si paga, non ci sono amici potenti che spingono… Poi quello che viene eletto forse non è il più intelligente, forse non è il più furbo, forse non è il più capace a fare le cose, ma è quello che Dio vuole per quel momento della Chiesa. Capito? Vi faccio una domanda io: chi era il più intelligente di questi 115 quando io sono stato eletto Papa? (i bambini in coro: “Tu!”). No! (i bambini in coro: “Tutti!”). No! (i bambini in coro: “Dio!”). No, Dio è il 116° presente…

Ma quello che viene eletto non necessariamente è il più intelligente. Ci sono più intelligenti di lui, ma Dio ha scelto quello. E poi, come in tutte le cose della vita, il tempo passa, il Papa deve morire come tutti o deve andare in pensione (come ha fatto il grande Papa Benedetto, perché non aveva buona salute), e arriverà un altro, che sarà differente, forse sarà più intelligente o forse meno intelligente, non si sa… Ma arriverà un altro nello stesso modo: eletto dal gruppo dei cardinali sotto la luce dello Spirito Santo».

La domanda di Flavio: Quando eri piccolo, cosa volevi fare da grande?

«Io te lo dico, ma non ridere, eh? Io volevo fare il macellaio, perché quando andavo al mercato con la nonna vedevo come il macellaio faceva i pezzi di carne e pensavo: “Ma che bravo, quest’uomo! Quando sarò grande, sarò macellaio”. E tu, dimmi, che cosa vuoi fare quando sei grande? (Flavio risponde: “Il calciatore”). Il calciatore! Voi lo avete visto giocare? Lo fa bene o no? (i bambini in coro: “È bravo!”). E in che ruolo giochi? (Flavio risponde: “Centrocampista»). Bene! Mi piace il centrocampista».

La domanda di Agostino: Per essere Papa, dovevi andare bene a scuola?

«Prima di tutto bisogna essere un buon cristiano. Normalmente prima si fa il prete, poi il vescovo… Ma nei primi tempi della Chiesa, non necessariamente tutti i papi erano preti, alcuni erano diaconi, e la comunità faceva la segnalazione: c’era tanta gente cristiana che conosceva quello o quell’altro e lo segnalava… Poi, con il tempo, si è sistemato bene il sistema d’elezione e adesso solo i cardinali possono eleggere il Papa. I cardinali sotto gli 80 anni».

La domanda di Carlo: Qual è stato il punto più difficile della tua vita?

«Ci sono stati momenti difficili. Con la salute ho avuto tempi difficili. Quando avevo 20 anni, sono quasi morto per un’infezione: mi hanno tolto parte di un polmone, ma il Signore mi ha portato avanti. E poi ci sono stati altri momenti difficili che tutti abbiamo: la vita è un dono di Dio, ma nella vita ci sono momenti brutti, ci sono momenti difficili che bisogna superare e andare avanti». 

La domanda di Giulia: Come ci si sente a essere il rappresentante della Chiesa cattolica?

«Ci si sente con tanta responsabilità! Tu hai usato la parola “rappresentante” e uno che “rappresenta” la Chiesa non può fare brutta figura: il Papa deve stare attento. Ma poi c’è un’altra cosa. Il Papa è il vescovo di Roma, ma ha la cura pastorale di tutta la Chiesa del mondo con gli altri vescovi. È Papa è anche vescovo e padre, e quello che deve sentire il Papa è che è padre; se il Papa, o il vescovo, non sente che è padre, gli manca qualcosa».

Papa Francesco: «Io faccio le domande e voi rispondete tutti… Quanti “Dio” ci sono?»

I ragazzi: «Uno!».

«Ma io ne conosco tre: Padre, Figlio e Spirito Santo… Uno, due e tre… Cosa rispondete a questo? Sono tre Dei o uno solo in tre pezzi?»

I ragazzi rispondono in vari modi: «Sono tre… È uno solo diviso in tre parti… È un solo Dio che però rappresenta più cose»…

«Vi faccio questa domanda: il Padre è Dio?».

I ragazzi: «Sì!».

«Il Figlio è Dio?».

I ragazzi: «Sì!… No!…».

«Lo Spirito Santo è Dio?».

I ragazzi: «Sì!».

«Sono tre “persone”, ma – e questa è una cosa non facile da capire – fanno un solo Dio. D’accordo? Sono tre persone  e un solo Dio.  E la Madonna, è Dio? Cosa è la Madonna? È la Madre di Dio, perché è quella che ha portato Gesù al mondo. E Giuseppe ha aiutato la Madonna, davvero. Il Padre è Dio? Sì. Il Figlio è Dio? Sì. Lo Spirito Santo è Dio? Sì. Tre Persone, d’accordo? La Madonna è…? È la Madre di Dio. Questo non dimenticatelo mai!».

di Cecilia Seppia

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